Piotta, molto più che un Supercafone

Nelle tue canzoni la componente sociale è molto rimarcata. Hai collaborato con Leo Pari per la sigla del V-Day di Beppe Grillo, la Grande Onda è stata l’inno degli studenti durante la protesta contro la Riforma Gelmini e Mai Mai Mai è stato manifesto per alcune campagne di Greenpeace. Credi sia un dovere per un rapper spendersi a livello sociale?

“Non penso sia un dovere. Ognuno deve essere libero di fare quello che si sente e quello che vuole. Se uno si sente di avere il carisma per farlo, è giusto che lo faccia. Crescendo ho aumentato la capacità di difendere la mia idea e di voler spostare l’opinione altrui”.

 

Passiamo a Sanremo. Il tuo rapporto con il Festival nasce da quando sul palco dell’Ariston facesti Chi non lavora non fa l’amore, per cui ti fece i complimenti anche Celentano. Come lo vedi il festival?

“È talmente peggiorato il rap che mi sembra elevatissimo. Prima Sanremo era odiatissimo, la cosa più brutta che c’era in giro. Ora è talmente peggiorato il rap, tra talent e compagnia bella, che a confronto il festival sembra il conservatorio. Lo vedo meglio di prima, ma in realtà è sempre uguale. È il contesto che cambia”.

 

Lavori molto come produttore discografico. È una sorta di continuità con la tua attività degli anni passati?

“Si, è una continuità fin dai tempi dei mixtape. Li ho sempre prodotti, coprodotti, stampati, distribuiti, a mano, nei negozi, in ogni modo. È la continuità di quello, nella declinazione più professionale. L’etichetta non è solo un’idea tua che hai in testa. È un logo, un marchio, un’azienda, persone che lavorano con te. Una cosa più professionale, ma lo spirito è sempre quello”.

 

Che rapporto fisico hai con la musica?

“Sono un collezionista di dischi quasi maniacale. Non di tutti i generi, ma ne copro molti in quanto a interessi e gusti”.

 

Escludendo l’hip hop, quale genere preferisci?

“Funk. Di Jazz ne ascolto parecchio. Negli anni anche la parte di rock, indie e punk è cresciuta tantissimo fino ad arrivare anche un po’ all’elettronica. In maniera trasversale nel tempo, però, anche il reggae”.

 

Qual è il tuo pensiero sui talent?

“No, li detesto. Ho chiamato un album Nemici proprio per questo. Metti che c’era il dubbio…”.

Eppure una figura come la tua, con un’esperienza e una cultura musicale così forti potrebbe essere molto interessante in quel contesto…

“Ognuno è libero di fare quello che vuole. Chi lo fa avrà le sue motivazioni economiche, artistiche o umane. Io sto benissimo come sto e non mi interessa partecipare a quel tipo di programmi. Non mi piacciono”.

 

Eppure ti è stato proposto di partecipare all’Isola dei famosi…

“Pure peggio. Io sono antico come la morte, mi piacciono pochissimi programmi televisivi e in quei pochi che mi piacciono ci sono pure andato: Piazzapulita o Servizio Pubblico per esempio”.

 

Nel tuo curriculum c’è anche il teatro. Hai portato in giro per l’Italia lo spettacolo Freedom, con il giudice Gherardo Colombo. Che esperienza è stata?

“Fichissima. Vedi? Non è un fatto di soldi. Possono essere anche pochi. È un fatto di stimoli. Questa cosa è stata un grande stimolo: portare il mio rap, soprattutto quello dei miei ultimi tre album, su un palcoscenico con un pezzo di storia del nostro paese come il giudice Gherardo Colombo per raccontare ognuno a suo modo la costituzione è stato bellissimo. Mi è ricapitato quest’anno, quando ho portato il mio rap in giro con un’opera lirica. Sono stato forse l’unico in Italia. Si tratta di Pinocchio (mal) visto dal Gatto e la Volpe, scritto da Andrea Camilleti e Ugo Gregoretti. È un fatto di moneta con cui essere pagato. Meglio la qualità della quantità”.

 

Scrittore e lettore per passione. Che libro hai sul comodino?

“Oggi ce ne ho uno di diritto commerciale, ve lo sconsiglio. Stavo guardando alcune cose dei tempi dell’università per una cosa che sto aprendo e dovevo ripassare un attimo. Fai finta che non ti abbia risposto, sarebbe troppo noioso. Leggo molto, soprattutto saggistica: l’ultimo che ho letto è un libro di mio fratello “L’altra storia della Lega”, un saggio che racconta la storia del partito dalle origini ad oggi”.

Nel tempo libero cosa ti piace fare?

“In questo momento sono davanti a una libreria e, appena finita la telefonata, entrerò qui con mio fratello, appassionato di libri anche lui, a cercare qualcosa magari fuori catalogo che ci possa interessare. Anche se dalla vetrina vedo dei vinili, quindi potrebbe mettersi male…Non amo orologi o macchinoni. Amo libri, dischi e quadri. Sono un esteta dell’arte. Sono fuori moda dagli standard attuali”.

 

Che progetti hai per il futuro?

“Tantissimi. Negli ultimi giorni si è mosso tanto. Sicuramente nei prossimi mesi saprete dell’uscita del disco nuovo e di tante altre le novità”.

Pagine: 1 2