Nicolò De Devitiis, da bike blogger a iena

Nicolò De Devitiis, classe 1990, bello come i mondiali, solare come un’aspirante Miss Italia, primo (e forse unico) bike blogger della storia e da un paio d’anni inviato a Le Iene. Ha fatto incazzare Simona Ventura e travestire Giuseppe Cruciani, ha regalato un gobbo a Lapo Elkann e bocciato diversi calciatori all’esame di quinta elementare, ha convinto Ringhio Gattuso a sorridere ancora ed è rimasto come molti di noi senza biglietto per i Coldplay.

 

Per arrivarci di strada ne ha fatta, non solo in bici: è stato un liceale indebitato, un commesso di Hollister, un animatore in Sardegna, un batterista funky e un brillante laureato in Marketing. Del suo sellino hanno parlato le principali testate nazionali ed emittenti radiofoniche, fino a che “sta faccetta da paraculo” (cit.) convince prima Italia1 e successivamente anche Sky.


Ha convinto anche Twig? La nomination di Lorenzo De Silvestri prometteva bene. Sarà l’accento di Roma, sarà che si è raccontato per due ore, sarà che ha la battuta fin troppo pronta, sarà che è un ventiseienne con degli obiettivi come tutti ma che si è intestardito per raggiungerli come pochi. Sarà che odia chi se la tira e che dietro a quel sorriso da emiparesi perenne c’è la sensibilità di chi approda in un mondo tanto bello quanto spietato. Sarà il cognome nobile quasi quanto l’animo, sarà stata la potenza scenica di Milano sotto la pioggia di ottobre ma sì. Tra reciproche prese in giro, moscow mule rubati e leoni da tastiera che gli danno del raccomandato, il cucciolo di Iena ci ha convinto. Soprattutto del fatto che tutto ciò, per lui, sia solo l’inizio.

 

Senti, io di cognomi doppi me ne intendo. Il tuo è un errore dell’anagrafe?

“Questa battuta da quanto tempo te la prepari?”

 

Circa tre giorni. Ma veniamo a noi: da piccolo, prima di diventare quello che sei diventato…

“Che sono diventato?”

 

Che ne so. Ne parliamo dopo. Da piccolo dico, che tipo eri, e cosa sognavi di fare?

“Ero stupido tale e quale oggi. E sognavo di fare esattamente questo”

 

Il giornalista?

“No. Io non sono giornalista. Non sono iscritto all’ordine, non ho studiato giornalismo, non faccio cose da giornalista e non voglio diventarlo”

 

E cosa fai?

“Io lavoro per Le Iene. Che è già qualcosa”

 

Decisamente. Ma non credo che a 12 anni volessi fare la iena. Sarebbe preoccupante.

“In effetti no. Ma studiavo recitazione, ho fatto l’animatore, ho sempre voluto fare spettacolo. È un po’ da sfigato dire che volevo fare spettacolo?”

 

No dai, perché. Roma, Cinecittà…

“Ho i brividi. Non è che dici “Roma-Teatro Sistina”. No, “Roma-Cinecittà”. Vabbè. In realtà non so come sia nata, non è una tradizione di famiglia: mio padre è avvocato e mia madre lavorava in banca. Io a studiare giurisprudenza ci ho anche provato, ma ecco…”

 

Andiamo con ordine. Prima frequenti il liceo classico. Che studente eri?

“‘Na sega”

 

Totale?

“Primo anno tre debiti, latino, greco e italiano”

 

Facendo il classico, torna.

“Secondo anno meglio, solo latino e greco. Al terzo solo chimica. Gli ultimi due in scioltezza, zero. Avevo capito come funzionava: un’interrogazione da 8 e dormivi per il resto dell’anno. Poi ero anche rappresentante d’istituto”

 

Tu?

“Che, non ti sembro credibile? Ho anche inventato un’iniziativa in vigore ancora oggi, lo so per certo perché mia sorella, che ha 10 anni meno di me, frequenta lo stesso liceo”

 

Ho paura.

“Quando frequentavo l’ultimo anno era periodo di occupazioni, ed io cercavo sempre di calmare un po’ gli animi. Anche perché non volevo essere steccato. Mi sono messo d’accordo con la preside: o ci fate occupare, o ci date cinque giorni. I “Mameli Days”, dal nome della mia scuola. Erano giorni di cazzeggio perché non si studiava, ma si ottimizzavano spazi e strumenti: dal cineforum alle partite di calcetto”.

 

Sai giocare a calcio?

“Sì. Molto bene”

 

Roma o Lazio?

“Bè, Roma. Abbonato in curva sud da prima di venire qui. Penso si capisca, l’altro giorno De Rossi mi ha messo un like e so’ impazzito. L’idolo però è Totti. L’ho incontrato più di una volta, e ogni volta mi sento male. Al lancio della nuova maglia ho portato anche mia sorella, che non l’aveva mai visto, le ho chiesto di farci una foto e lei mi fa “Nico, stai tremando”. Tra l’altro sta giocando la Roma, famme vedè almeno a quanto sta”

[Vince 1-0. Ci tranquillizziamo]

 

Il tuo ruolo?

“Attaccante, te pare. Bomber numero 9. In ogni caso, l’anno dopo fortunatamente esco dal liceo -con 63: uno per mamma, uno per papà e uno per mia sorella- e so che anche oggi, dopo sei anni, adottano ancora i Mameli Days”

 

C’è una targa col tuo nome, una statuetta, qualcosa?

“Cazzo, no. Però quando vado a parlare con i professori per mia sorella si ricordano ancora. Lei è brava, studia sempre, tutta n’altra cosa”

 

È sempre così, uno esce bene e l’altro si iscrive a giurisprudenza. Hai dato anche degli esami?

“Uno. Diritto romano. Ventisei”

 

Non male, come mai smetti? Immagino ti fossi iscritto per seguire le orme paterne.

“In realtà no, anche perché mio padre è un avvocato normale, non uno di quei ricconi con lo studio. Sarebbe stato comunque diffic…”

 

Quindi perché?

“Me fai parlà? Oltretutto vengo da una presentazione, sono due ore che parlo, famme schiarì un attimo la gola, dammi un sorso di questo”

[tracanna metà del mio moscow mule e proseguiamo]

“Che stavo a dì? Ah, giurisprudenza. L’ho scelta perché come spesso accade, nell’indecisione, si segue quello che fa il tuo gruppo di amici. L’ho lasciata perché, come altrettanto spesso accade, ci si accorge che alcune amicizie non sono una ragione abbastanza valida per portare avanti una scelta come quella. Soprattutto perché non era ciò che volevo fare. Ormai questo è mio, no?”

[finisce il mio moscow mule]

 

Ormai. Al che?

“Al che mi prendo un anno sabbatico, durante il quale faccio un po’ di tutto. Commesso, steward, driver, animatore… Di giorno lavoravo e la sera facevo un corso di recitazione dalle otto a mezzanotte, dopodiché morivo nel letto. Ho fatto anche il barista, a 14-15 anni, dopo la scuola, per arrotondare”

 

Cosa ti hanno insegnato tutte queste esperienze lavorative?

“A capire il contatto col pubblico, ad aumentare la mia capacità di averci a che fare. Facendo il commesso, soprattutto, il tuo compito era convincere gli altri a comprare qualcosa ogni giorno”

 

Quindi non facevi quello nudo che sta sulla porta?

“No, quelli li ha Abercrombie. A Hollister c’erano ragazzi carini e nient’altro, te pare che me metto mezzo nudo fuori da ‘na porta? Mai nella vita”

 

In tutto ciò sei anche batterista.

“Sì, il mio insegnante mi aveva trovato quattro ragazzi con cui suonare la sera, prima di morire nel letto. Facevamo cover dei Red Hot Chili Peppers, del mondo funky in generale. Ma tu che ne sai”

 

Ma scherzi, “Otherside”. Comunque, arriva l’estate. Che fai?

“Parto per la Sardegna e inizio a fare l’animatore a Villa Simius, con spettacoli teatrali ogni sera. A settembre torno a Roma, mi iscrivo prima a Economia e poi alla specialistica in Marketing. Mi laureo pure con 107. Che da 63 è un bel salto”

 

Te l’ha chiesto anche Max Brigante durante la tua “bike interview” a 105 Mi Casa: c’è qualcosa del Marketing che applichi al tuo lavoro, oggi? Dopotutto, tu sei il tuo prodotto.

“Esatto. Il Marketing è come la recitazione, non sono cose che puoi imparare. O ce l’hai o non ce l’hai. Puoi fare mille corsi di recitazione ed essere tecnicamente preparatissimo, ma se poi arrivi lì di fronte al pubblico e te caghi sotto, o non hai la battuta pronta, non c’è niente da fare”

 

Tu sei sempre così estroverso?

“In linea di massima sono esattamente come mi si vede dall’esterno. Nel privato però sono timido, nel senso che non sono uno che dà confidenza subito. Però cioè, ho tanti amici, c’ho ‘na vita, ecco”.

 

Beato te, io no.

“Te credo”

 

Ecco. Veniamo alla tua passione per la bici: inizia per prendere in giro i fashion blogger, vero?

“Tu sei una fashion blogger?”

 

Assolutamente no.

“Eh infatti, se vede”

 

Alla prossima mi alzo. Quella della bici, dicevo, è una passione che nutri dall’infanzia? Perché Roma urbanisticamente non mi sembra proprio l’ideale per girare in bici.

“No, infatti non lo è. Ho una casa in campagna e da ragazzino giravo in bici tutto il giorno, ma non è per questo che ho iniziato a fare il “bike blogger”. Ho iniziato perché in università vedevo moltissime bici, su scorci particolarmente belli. Un giorno ne fotografo una, mi dico “ma sai che è figa sta foto?”, la pubblico e inizio a fare lo stesso con tutte quelle che vedo. E a chiamarmi “bike blogger”, anche per prendere in giro una mia compagna di studi, sedicente fashion blogger, che si faceva le foto coi cerchietti di Burberry, ‘na coatta mai vista, con le Hogan…”

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Abbiamo un punto d’incontro: le Hogan andrebbero abolite dalla Terra.

[mi controlla le scarpe. Non sono Hogan]
“Se avevi le Hogan me n’andavo, giuro. No, allora, io non giudico mai l’apparenza. L’abito non fa il monaco, ma l’Hogan fa il coatto. Ora mi odieranno”.

 

Tornando al tuo profilo Instagram. Vanity Fair e Marieclaire parlavano già di te e dei tuoi 30mila follower due anni fa, quando ancora non eri conosciuto. Perché hai attratto così tanto l’attenzione dei media, secondo te?

“Secondo mè [deride l’accento milanese], è perché cerco di essere normale. I vari fashion blogger appunto, o i mezzi vip che perché stanno in televisione si credono fighi, non li concepisco. Io sono una persona normalissima, che fa un lavoro normalissimo. Se fai l’impiegato il tuo fine ultimo è consegnare la pratica al tuo capo, che sarà l’unico a vederla. Allo stesso modo io consegno il servizio al mio capo, con la differenza che saranno molte persone a vederlo, e soprattutto giudicarlo”

 

Ma una cosa, perché @divanoletto? Io la interpreto malissimo.

“E te pareva. Sì, le trombo tutte sul divanoletto! [Ride. Io di più]. L’ho scelto perché si tratta di qualcosa di versatile che si adatta facilmente ad ogni situazione, esattamente come me”

 

Ce l’hai in casa, il divanoletto?

“Certo, ancora con le sagome”

 

Però il tuo profilo Instagram è passato da bici su scorci artistici e paesaggi bucolici ad addominalate a Formentera.

“Addominalate de che?”

 

Si va bè, quello che c’è lì.

“Perché tu come ce vai a Formentera, in maglietta? Ma guarda questa”

 

In realtà penso che tu faccia un uso dei social molto positivo. Qual è la chiave per mantenere il tuo seguito senza mai risultare fastidioso?

“Non eccedere. Odio quelli che ostentano, i fenomeni che si fanno il selfie con dietro la torre di Mediaset, per dire. Sono una persona come le altre. So soltanto che magari mi conoscono più persone, ma non per questo penso di essere “più” di qualcun altro. Cerco di mantenere il più possibile un low profile, rendendo al contempo le persone partecipi della mia vita. [si rende conto dell’eccesso di serietà e si prende in giro] Sono un ragazzo molto sèmplice, sogno la pace nel mondo”

 

La gente ti riconosce per strada?

“Metà. Da quest’anno, da Estate Mondiale [a Sky, ndr]. Mi fa piacere, se mi chiedono una foto non dico mai di no, pure se è l’una di notte. Non sopporto quelli che fanno i preziosi e si infastidiscono. Se non volevi essere fermato per strada facevi l’impiegato alle poste. Ora mi odieranno anche gli impiegati”

 

Veniamo alle Iene. Tale Alessandro Carluccio, youtuber, ha iniziato a diffamare te e alcuni tuoi colleghi.

“Brava, è la prima intervista seria a riguardo. Le persone non conoscono la verità ed è giusto che se ne parli. Le ricerche di Google su di me in ordine sono “Nicolò De Devitiis età – Nicolò De Devitiis fidanzata – Nicolò De Devitiis padre”

Già, dato che Carluccio ha insinuato che tu sia arrivato alle Iene perché tuo padre è il medico personale di Davide Parenti. Chiariamo: tuo padre non è mai stato medico.

“Mai”.

 

Neanche abusivamente.

“Mai”

 

È avvocato, neanche ricco peraltro.

“Esatto, è avvocato. Ha lavorato in Banca d’Italia, e ora è in pensione”

 

Ma perché prendere di mira te? Un conto fossi una Iena storica, che ha dato fastidio a qualcuno. Tu eri appena arrivato…

“Esatto. In realtà non è stato nemmeno lui il primo a mettere in giro la voce. Il fatto è che se qualcuno vuole fare quello che fai tu e non ci riesce, o non come vorrebbe, ti prende in odio. E l’idea della raccomandazione dà fastidio, lo darebbe anche a me. Soprattutto è una macchia, che ti rimane addosso”

 

Però in questo caso è falsa, e si chiama diffamazione. Pochi giorni fa infatti il PM di Brindisi ha sequestrato il suo sito e chiuso il canale YouTube.

“Sì, io e Nina (Palmieri, ndr), dato che ha diffamato anche lei, l’abbiamo denunciato. All’inizio non volevo neppure, pensa che coglione. La cosa che mi ha dato più fastidio è stato dover coinvolgere i miei genitori, per portare agli avvocati tutti i cartellini di mio padre, di quando lavorava. Ma ho dovuto farlo, anche perché la cosa ha rischiato di danneggiarmi anche a Sky. Io non ho mai risposto, ma leggevo i commenti delle persone. E ci rimanevo di merda”

 

Non ti veniva voglia di dire a tutti che non era così?

“Non ne valeva la pena. Un mio post in cui nego la cosa non avrebbe avuto lo stesso appeal di un video di un pazzo che intitola “Iene meschine”. Alla fine, anche questo fa parte del gioco. E Carluccio è Napalm51 di Crozza, non so se hai presente”

 

Perfettamente. Ma quindi, come diavolo ci sei arrivato alle Iene?

“Ma come? Con mio padre!”

 

Racconta: avrai rotto le palle a qualcuno.

“Non a qualcuno, a tutti. Stavo finendo l’università, avevo dato l’ultimo esame, un 18 che mi abbassava da morire la media. Per lo stress mi ero ammalato, 38 di febbre. Ero a casa, e ho iniziato a pensare che il mio “bike blog” fosse una bella idea, unica nel suo genere. Così inizio a proporla alle testate giornalistiche. Inizio con Repubblica, che per me era il massimo. Scrivo alla redazione e nel giro di mezz’ora mi rispondono”

 

E tu non ci credi.

“Assolutamente no, ho pensato stessi delirando per la febbre. Invece mi dicono che hanno letto la mia mail, che sono interessati, che vogliono fare un pezzo su di me e che mi avrebbero richiamato nel pomeriggio. Ci dovevamo sentire alle 18, io dalle 17.30 mi sono messo lì a fissare il telefono, dimenticandomi pure delle aspirine. Il giorno dopo ero in prima pagina su Repubblica”

 

Il delirio.

“Moltissime condivisioni, il pezzo era piaciuto, io super fomentato. Al che mi dico: se mi ha risposto Repubblica, perché non provare con gli altri? Da quel giorno, per un mese intero, tornato a casa dopo il lavoro e l’università, mi mettevo a cercare indirizzi e scrivere mail. La cosa pazzesca è che mi rispondevano. Ho una cartella stampa della madonna: GQ, il Sole24Ore, The Huffington Post, Panorama, il Fatto Quotidiano, the Post Internazionale. Mi mancava solo il Corriere, che ho fatto settimana scorsa”

 

E poi?

“Poi ho detto “Ok, ‘amo fatto i giornali. Mo’ famo le radio”. Sento Radio Deejay, RTL, tutti. E inizio a partecipare a diverse trasmissioni. Intanto il mio seguito aumentava”