Lorenzo De Silvestri, l’importanza di allenare corpo e mente

Nato a Roma, classe 1988, Lorenzo De Silvestri è senza alcuna ombra di dubbio uno dei terzini italiani più forti degli ultimi anni. Cresciuto nella Romulea, squadra del quartiere San Giovanni della capitale, passa giovanissimo alla Lazio, sua squadra del cuore, dove milita nel settore giovanile fino all’esordio in prima squadra, il 23 luglio 2005, in Intertoto contro il Tampere United a soli 17 anni.

 

Tre stagioni alla Lazio, tre non fortunate alla Fiorentina, quattro alla Sampdoria e da quest’anno al Torino, dove ha ritrovato il suo ex allenatore Sinisa Mihajlovic. Un totale di più di 200 presenze in Serie A che lo consacrano non solo tra i giocatori più esperti nel suo ruolo, ma anche tra i più amati dagli appassionati del nostro campionato.

 

Dotato di una grandissima fisicità e un agonismo fuori dal comune, Lorenzo negli anni ha imparato ad alternare molto bene fase difensiva e fase offensiva, rendendosi duttile su entrambe le fasce e diventando un temibile incursore nella metà campo avversaria, nonché pericoloso sui calci piazzati.

 

Grazie alla segnalazione di Roberto Civitarese, mental coach dei calciatori, abbiamo raggiunto Lorenzo a Ponte di Legno, sede del ritiro estivo della Sampdoria, qualche giorno prima del suo trasferimento definitivo al Torino.

 

Questa la nostra chiacchierata.

 

Lorenzo, dopo le esternazioni di qualche anno fa, in cui ammettesti di aver odiato il calcio, cosa rappresenta per te oggi questo sport?

“Il calcio per me oggi ha due facce. La prima fatta di passione e amore per questo sport, capace di regalarti emozioni indimenticabili sia nella vittoria che nella sconfitta. La seconda decisamente meno positiva legata a tutto quello che negli ultimi anni sta emergendo attorno al mondo del calcio. Gli scandali, le scommesse, il doping. Sono tutte cose che non ti fanno vivere bene questo mondo”.

 

Si può dire che continua a essere un rapporto di amore-odio?

“Sì, direi di sì. Dissi quelle parole quando parlai del fatto che avessi letto la biografia di Andrè Agassi, in cui diceva di essere arrivato a odiare il tennis nonostante fosse un campione. Ai tempi ero alla Fiorentina. Un periodo difficile, in cui non giocavo. Mi sono trovato più volte a piangere e a soffrire. Oggi, però, se devo fare un bilancio è sicuramente positivo. Mi sveglio la mattina e sono felice di fare un lavoro che mi piace tantissimo”.

 

Una contraddizione che hai vissuto in famiglia anche da piccolo…

“Sin da ragazzino mio padre mi ha spinto a fare tantissimi sport: ginnastica, atletica, sci di fondo. Tutto, tranne il calcio. Lo considerava uno sport privo di impegno e sacrificio. A me però piaceva da matti. A scuola, nelle pause, giocavo sempre e anche finite le lezioni mi fermavo in cortile a giocare e tornavo a casa tutto sudato con i pantaloni rotti. Non gliel’ho mai data vinta”.

 

Ginnastica, atletica e sci. Li segui ancora quegli sport?

“Assolutamente sì. Sono stato il primo tifoso dell’Italia durante queste Olimpiadi. Mi rivedo molto in quei ragazzi e so quanti sacrifici hanno fatto per arrivare lì. Mi dispiace tantissimo per Tamberi, avrebbe fatto sicuramente bene. Purtroppo però gli infortuni capitano, dobbiamo metterli in conto nelle nostre carriere. Anche io l’anno scorso mi sono fatto male al ginocchio”.

 

Quali sono i tuoi idoli dentro e fuori dal campo?

“Come calciatore ho sempre ammirato molto Gianluca Zambrotta. Sia in campo che fuori. Sul rettangolo di gioco non si risparmiava mai, era disponibile per la squadra, ha fatto qualsiasi ruolo ed era sempre concentrato. Fuori, mai una parola fuori posto, sempre un professionista esemplare. L’ho visto a Coverciano qualche settimana fa. Non ho avuto modo di dirglielo ma mi farebbe piacere farglielo sapere. Un idolo extra-calcistico è sicuramente mio padre. Mi ha avvicinato al mondo dello sport fin da piccolo e mi ha dato un’educazione molto importante, che cercherò di trasmettere ai miei figli”.

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Sui social metti spesso foto con lui…

“Abbiamo una tradizione: prima del ritiro andiamo 3-4 giorni a Rocca di Mezzo, in Abruzzo, di dove è originario lui. Siamo solo noi. Facciamo passeggiate, mangiamo bene, respiriamo aria buona, corriamo, stiamo insieme. È una consuetudine che spero di portare avanti ancora per tanto tempo”.

 

Tu come altri calciatori porti avanti in parallelo una carriera universitaria…

“Sì, ecco: se lo sport l’ho praticato grazie a mio padre, l’università (economia a indirizzo sportivo e management, ndr) la sto facendo in primis per mia madre. Anche se avendo tutti gli amici che frequentano l’università, mi è sempre mancata quella vita”.

 

Una volta, nel corso di un’intervista, hai dichiarato che è importante allenare il corpo tanto quanto lo è allenare la mente…

“Assolutamente sì. A Firenze, durante quel periodo nero di cui parlavamo prima, non ero contento. Cercavo alibi, davo la colpa a tutti meno che a me stesso. Poi, tramite una persona, ho conosciuto Roberto Civitarese. Inizialmente ero un po’ diffidente, perché l’approccio di un mental coach ti stravolge il lavoro e la vita. Ma poi, dopo poco, ho iniziato a concentrarmi di più su me stesso e ad avere miglioramenti grandissimi. Oggi lo consiglierei a chiunque. Il mondo del calcio è un mondo di pressioni. Una mente allenata ti aiuta a concentrarti meglio e a migliorare le tue prestazioni”.

 

Tant’è che i tuoi compagni dicono che da solo fai il 20-30% dello spogliatoio…

“Quello fa piacere. Soprattutto il fatto che a dirlo siano i compagni. Avere esempi positivi e professionali da seguire è importante per un giovane, soprattutto a inizio carriera. Arrivare prima al campo, curare i dettagli, avere una parola per tutti. Sono cose che faccio con piacere”.

 

Che clima cerchi di portare nello spogliatoio?

“Cerco di tenere unito il gruppo. È così che si ottengono i risultati. Ovviamente, come nelle grandi aziende, non si può andare d’accordo con tutti, ma se c’è rispetto reciproco si può fare molto bene”.

 

È vero che sei un grande lettore?

“E’ vero, mi piace leggere. Ora sul comodino ho un libro di Jack London che mi ha consigliato Alessandro Cattelan, mio grande amico. Capita che ci scambiamo consigli. Ultimamente sto leggendo anche un libro sull’arte contemporanea, altra mia grande passione. Cerco di tenermi sempre aggiornato. Amo anche le biografie, sia di sportivi che non. Mi piace cercare di capire come ce l’hanno fatta i più grandi”.

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