Marta Bechis, la pallavolo tra passione e sacrifici

Ventisei anni, torinese, sempre sorridente e una passione innata per lo sport e la pallavolo. Stiamo parlando di Marta Bechis, palleggiatrice di Serie A1, che ha da poco concluso la sua stagione con l’Azzurra Volley San Casciano e che ha già alle spalle, nonostante la giovane età, moltissime esperienze. Da Novara a Urbino, da Torino a Conegliano, passando per Varsavia, sono molte le sfide sportive e di vita che Marta Bechis ha avuto modo di affrontare e di vincere nella sua carriera.

Grazie alla segnalazione di Dario Dissette abbiamo avuto la possibilità di incontrare Marta mentre era di passaggio a Milano. Seduti al tavolo di un bar abbiamo avuto modo di conoscere meglio la sua storia, oltre alla passione e ai sacrifici che si nascondono dietro alla carriera di una pallavolista professionista.

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Marta, come nasce la tua carriera da pallavolista?

“Diciamo che in realtà nasco come sportiva in generale. La mia famiglia, o meglio mio padre, è supersportivo e mi ha trasmesso questa sua passione! Quando ero più piccola adoravo la ginnastica artistica e l’ho praticata a livello agonistico. L’unico problema era che i miei genitori erano spaventatissimi da questa cosa: immaginatevi una ragazzina piccolina che volteggia su travi e parallele, con tutti i rischi annessi. Insomma, alla fine mi hanno convinta a smettere e hanno cercato di indirizzarmi verso altre discipline. Mia sorella giocava a pallavolo, io già la seguivo e andavo a vederla e tutte le volte. A fine partita prendevo un pallone, mi mettevo in mezzo al campo e chiedevo di giocare…la classica bambina rompiballe (ride, ndr)!

Tra una cosa e l’altra ho cominciato a giocare a pallavolo a dodici anni, abbastanza tardi rispetto alla media. Ho cominciato sotto casa, nel 2D Lingotto Volley, e piano piano ho cominciato a crescere, fino alla prima squadra, che militava nel campionato di serie C. Mi allenavo e giocavo insieme a ragazze che erano molto più grandi di me, c’erano anche già delle mamme ed io ero un po’ la piccolina del gruppo. Quando avevo sedici anni, un’estate, un osservatore mi ha vista giocare e mi ha proposto di andare all’Asystel Volley, che purtroppo oggi non esiste più. Ho fatto i bagagli e mi sono trasferita a Novara e per una ragazzina di sedici anni è stato un cambio drastico: vivere da sola, cambiare scuola (e di conseguenza cambiare anche gli amici) ed entrare in un mondo dove cominci ad avere delle responsabilità e dei ritmi differenti”.

 

Poi come è continuata la tua avventura nel mondo della pallavolo?

“All’Asystel Novara ho fatto l’Under 18 (raggiungendo le finali nazionali), poi sono passata per la serie C e la B fino a quando, l’anno successivo, un po’ per fortuna e un po’ per mia bravura, sono stata inserita definitivamente in Serie A. E’ stata una grande esperienza, anche se non ho avuto la possibilità di giocare tantissimo. In tutto questo, ho finito le superiori, facendomi un mazzo tanto fra studio e allenamenti, con tantissime assenze dovute alle tante partite e trasferte con la prima squadra e con tutte le problematiche che ci possono essere nella normale vita scolastica (ride, ndr)”.

 

Quando hai capito che la pallavolo poteva diventare la tua strada?

“Il primo anno, a sedici anni, ero molto spaventata da questa opportunità, ma allo stesso tempo molto attratta e ho deciso di provarci. Confesso che non mi aspettavo che sarebbe stata così dura, ho fatto molta fatica, anche perché non mi sarei aspettata di dover fare così tante cose, avere così tante responsabilità e, soprattutto, dover essere lontana da tutto e tutti. Ho faticato molto quell’anno, tanto che a gennaio sono arrivata alla fine di uno dei tanti allenamenti totalmente demoralizzata. In quella circostanza, Sefano Colombo, il mio allora allenatore, mi ha salvata, parlandomi a lungo e trovando il modo giusto per “convincermi”. Mi ha un po’ sfidata, riuscendo a toccare le corde giuste e da quella crisi ne sono uscita molto più determinata di prima. Ho fatto questa scelta non tanto perché mi aspettassi di diventare una pallavolista professionista (non ho mai sognato di esserlo), ma perché volevo dimostrare a me stessa di potercela fare e di poterci comunque provare, indipendentemente dal risultato finale”.

 

Forse dietro alla fama di certi atleti professionisti si nasconde un passato e un presente fatto di sacrifici che non sempre viene percepito dal grande pubblico…

“Il nostro è un lavoro bellissimo. La pallavolo, nonostante tutto, è ancora oggi la mia più grande passione ed ogni volta che scendo in campo ho un’adrenalina pazzesca. Ho sempre voglia di allenarmi, di migliorarmi e di sudare. Tutte queste emozioni le sento molto vive in me e credo che sarebbe difficile ritrovarle e ricrearle in altri ambiti lavorativi. Alcune volte scherzo con i miei amici quando fanno la battuta facile del tipo “Tu fai la bella vita” (ride, ndr). Assolutamente sì, non posso dargli torto, però oltre ai pro, ci sono anche tanti contro, un po’ come in tutti gli altri lavori. Spesso ci si ferma a guardare il bello e si lascia da parte quello che gli si nasconde dietro: la partita è il frutto di tanto lavoro, tanto sacrificio. Per esempio, come ti ho già detto, sono andata via di casa a sedici anni e questo ha significato che io, così come tutte le altre pallavoliste, non ho potuto vivere l’adolescenza come tutti gli altri ragazzi. Ho perso un po’ l’aspetto del crescere tranquillamente, facendo le mie esperienze, godendomi i miei amici, andando a ballare, ecc. Inoltre, noi pallavoliste siamo abituate a cambiare squadra ogni due anni (oggi difficilmente si fanno dei contratti lunghi) e questo significa cambiare ogni volta città o addirittura stato, che a sua volta significa cambiare le proprie abitudini e i propri punti di riferimento. Insomma, ogni anno mi ritrovo a dover ricominciare una vita sempre nuova”.

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Personalmente cosa ti ha lasciato il fatto di dover girare e cambiare città e vita così spesso?

“Io sono una persona molto curiosa e non riesco a stare ferma, sono una ragazza un po’ iperattiva! Alla fine, mi sono ritrovata a conoscere un sacco di posti e questa è la parte sicuramente più bella. Poi, in realtà, ogni tappa è un’esperienze di vita!

La scorsa stagione ho fatto questa esperienza in Polonia e, sinceramente, non avrei pensato di doverci andare, nemmeno per una vacanza (nella mia mente non era una meta affine a quelli che potevano essere i miei interessi). Invece, grazie alla pallavolo, ho scoperto un paese molto interessante e a tratti sorprendente, in piena crescita e all’avanguardia sotto tanti punti di vista…un’esperienza di vita fantastica!”.

 

Per quale motivo hai scelto di emigrare in Polonia per un anno?

“E’ stata una scelta che ho fatto per la mia carriera e per ritrovare le mie motivazioni.

Personalmente, non sono molto legata all’aspetto economico del mio lavoro e tutte le mie scelte sono sempre state motivate da quello che mi piaceva e stimolava fare. In particolare, avevo voglia di andare via dall’Italia, di fare un’esperienza fuori. Venivo da due anni non molto soddisfacenti a livello pallavolistico e quindi ho deciso di cambiare aria e fare delle un’esperienza radicalmente diverse, anche semplicemente per il fatto di sentirmi per una volta io la straniera. Devo dire che è stata un’esperienza meravigliosa: la pallavolo in Polonia è molto seguita, gli impianti sportivi sono perfetti e funzionano davvero bene (in Italia, da questo punto di vista, siamo purtroppo un po’ indietro)!”.

 

Come vedi il movimento della pallavolo in Italia?

“Una decina di anni fa c’è stato il boom della pallavolo: la nazionale italiana all’epoca era molto forte e vinceva. C’erano tanti nomi famosi che hanno contribuito moltissimo a creare il movimento pallavolistico italiano. Era anche un periodo in cui giravano ancora un po’ di soldi e questo, senza dubbio, aiutava ad attrarre le campionesse straniere, grazie alle quali il livello e l’interesse per questo sport è cresciuto notevolmente. Poi sono arrivati degli anni dove abbiamo assistito ad un notevole calo tecnico, mentre dall’anno scorso si è rivisto un netto miglioramento che ha riportato il campionato italiano ad essere il migliore del mondo e quest’anno abbiamo avuto la fortuna di vedere davvero delle belle partite. Io sono molto fiduciosa e spero che la pallavolo continui a crescere e a richiamare sempre più attenzioni e pubblico perché è uno sport bello e pulito, una realtà che attira le famiglie e all’interno della quale le persone si divertono in maniera davvero sana”.