Teresa Lionello, l’amore di una madre contro l’omofobia

Ci sono argomenti di cui si sente parlare spesso. La parola “omosessualità”, negli ultimi tempi, viene utilizzata nei contesti più disparati, nei telegiornali o sulle riviste, sui blog o sui social. Come però capita di frequente, non tutti conoscono realmente l’argomento di cui discutono, e la strumentalizzazione del tema è all’ordine del giorno. L’altra parola è “omofobia”, che pare assurdo debba ancora esistere nel nostro vocabolario, in quanto è la dimostrazione di come ancora l’altro non venga accettato per quello che è, di come esistano persone che hanno paura o, purtroppo, odio nei confronti di ciò che non si conosce davvero. Grazie alla segnalazione di Marco Messina, abbiamo avuto modo di fare una splendida chiacchierata con Teresa Lionello, sua mamma, la quale ci ha concesso la possibilità di raccontare una storia: la storia di un figlio omosessuale, un figlio che semplicemente ama, come tutti.

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Teresa, prima di entrare nel merito dell’intervista, ci racconti chi sei e cosa fai?

“Con piacere. Mi chiamo Teresa Lionello, mamma di due splendidi ragazzi, Luca e Marco, e felicemente sposata da 43 anni con Calogero Messina. Vengo da una famiglia composta da tre fratelli, mamma e papà. Al momento sono in pensione ma, fino a qualche anno fa, ho lavorato in un’azienda metalmeccanica in ambito amministrativo”.

 

E noi ti ringraziamo di averci concesso la possibilità di realizzare questa intervista e di raccontarci una storia, in particolare la storia di tuo figlio Marco.

Partiamo proprio dagli inizi: come sei venuta a conoscenza dell’omosessualità di Marco? C’è stato un momento particolare in cui tuo figlio ha deciso di raccontarsi?

“In realtà accadde che venni a scoprirlo io, e non ti nascondo che sul momento rimasi abbastanza turbata, ma più che altro perché realmente non lo immaginavo; come quando ti arriva una notizia di colpo, di qualsiasi natura essa sia.

Ricordo ancora che si trattava del 18 Agosto del 2003, due giorni prima che Marco venisse preso alla Scala di Milano; mio figlio è dell’81 quindi aveva già una ventina d’anni. Sfogliando un suo libro, trovai una cartolina con delle frasi d’amore indirizzate proprio a Marco, ma la firma era di un uomo. Mi cadde un po’ il mondo addosso. Io sono anche molto religiosa e devo ammettere che l’argomento “omosessualità”, prima di allora, in famiglia era quasi un tabù, non se ne era mai parlato. Con ciò non ti dico che avessimo pregiudizi ma che, di fatto, si trattava di un mondo quasi sconosciuto, di una tematica mai presa in reale considerazione. Figurati che io legavo la parola “gay” a un certo tipo di immagine dell’omosessualità, quella che si può avere di un travestito per intenderci (ndr, sorride)”.

 

E poi cosa accadde?

“Io non dormii tutta la notte e credo che Marco si fosse accorto di come fossi turbata. Decisi quindi di scrivergli una lettera: per comprendere, per avere spiegazioni e parlarne. A questa mia lettera Marco, a sua volta, ha risposto e mi ha raccontato chi fosse, che cosa gli piacesse, quali fossero i suoi pensieri e le sue paure, tra cui quella di non essere accettato. Sono stata molto contenta di questa lettera, ogni tanto la rileggo. Ti devo dire che mi è servita molto, mi ha dato la possibilità di capire mio figlio e di confrontarmi con lui. Mi resi conto che per me non era cambiato nulla, e dico sul serio. Anzi, fu un’occasione per rafforzare il nostro rapporto, per parlare di tutto. Io non ho mai voluto che Marco si limitasse nel raccontarsi, mi ha sempre fatto piacere conoscere le sue storie, le sue difficoltà così come le sue gioie”.

 

E tuo marito? Lo scoprì insieme a te?

“No, per due mesi mio marito non seppe nulla. Non avevo timore di come l’avrebbe presa ma volevamo capire come raccontarglielo, si trattava pur sempre di una notizia nuova e inaspettata. Dopo due mesi quindi, con il fratello Luca, che oramai sapeva, e Marco, decidemmo di parlargli. Da subito ci siamo guardati e ci siamo detti: “Questo è nostro figlio e sarà per sempre nostro figlio, non cambia nulla”. Lo abbiamo amato come abbiamo sempre cercato di fare, sono sicura che Marco questo lo sappia bene”.

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Hai detto che alla scoperta, forse, il principale motivo di turbamento è stato il fatto di non avere mai immaginato nulla.

Tu conoscevi, se posso chiedertelo, la situazione sentimentale di Marco prima di allora? Ti aveva mai presentato qualche ragazza?

“Sì certo, Marco aveva avuto tante ragazze in precedenza, sai, le storielle che possono avere tutti a quell’età. Per questo ti dico che precedentemente io non immaginavo nulla. Marco aveva diverse spasimanti, è sempre stato un bel ragazzo e anche molto carismatico, anche per il lavoro di ballerino che svolge (ndr, sorride). Poi, semplicemente, con il tempo, si è reso conto che l’amore vero, per lui, era un amore verso il suo stesso sesso, verso gli uomini”.

 

Hai parlato con Marco anche di questo? Del suo percorso di comprensione di se stesso e del momento in cui ne ha preso consapevolezza?

“Sì, certamente. Marco si è aperto come un libro e poi mi ha raccontato tutto. Ho sempre tenuto a confrontarmi con lui. Il mio più grande dispiacere sarebbe stato che Marco non si sentisse accolto, che avesse timore di esporsi. E invece mi riempie di gioia che le cose siano andate così, di avere avuto modo di conoscere realmente mio figlio. Credo che la sua principale difficoltà sia stata proprio la comprensione di se stesso. Mi ha raccontato di quando, per la prima volta, gli accadde di sentirsi attratto da un uomo. Non capiva, non sapeva se si stesse sbagliando. E’ comprensibile potesse essere quasi un trauma; ti ripeto che fino ad allora Marco aveva sempre avuto storie con delle ragazze. Con il tempo poi è diventato tutto più chiaro e mio figlio ha scoperto chi fosse, chi gli piacesse e chi potesse amare”.

 

Posso chiederti invece le persone vicine a voi come hanno preso la notizia? Hai notato qualche tipo di pregiudizio o di incomprensione?

“Guarda, sarà una fortuna, ma ho sempre trovato molto affetto e comprensione, sia da parte di amici sia da parte dei parenti. Tutti mi hanno sempre detto che non cambiava nulla. Conoscevano Marco come persona e hanno continuato a giudicarlo nello stesso modo, a relazionarsi con lui nella stessa maniera. La persona che hai davanti, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, rimane la stessa. So che purtroppo non va sempre così, che esistono storie di incomprensione e di non accettazione. In questo devo riconoscere di essere stata fortunata, la nostra è una bella storia. Non credo ci sia mai stata falsità quando mi sono confrontata con le persone a me vicine. Anche in un contesto parrocchiale come quello che frequento, ho sempre trovato sostegno. Ho parlato con sacerdoti o con altri fedeli che frequentano la parrocchia e ho sempre trovato persone intelligenti. Mi dispiace che spesso, invece, si manifesti in giro molta ignoranza, in televisione o in altri contesti. Anche la Chiesa, nonostante io sia molto credente, mostra troppo spesso una chiusura su tali temi. Davvero fatico a capire”.

 

A proposito dei pregiudizi della gente e di quello che si racconta sul tema “omosessualità”, come vedi la situazione in Italia?

“Sai, sono molto felice che sia stata fatta finalmente questa legge sulle unioni civili, era ora. Non te lo dico solo da mamma di un ragazzo omosessuale. Nonostante la storia di Marco, credo che l’avrei approvata anche prima. E’ una questione di intelligenza e di comprensione dei diritti delle persone.

Io capisco che la Chiesa percepisca il matrimonio, in senso tradizionale, come l’unione tra un uomo e una donna, ma per quale motivo non dovrebbero essere garantiti gli stessi diritti a persone dello stesso sesso che si amano davvero? Che magari convivono e che hanno gli stessi sogni, le stesse speranze e le stesse ambizioni di tutti? Sai, con il tempo ho avuto modo di conoscere anche i compagni di Marco. Oggi mio figlio convive felicemente con Salvo, con cui sta da 12 anni. E’ una persona stupenda, davvero valida. Credo che la possibilità per loro di avere gli stessi diritti e di realizzare i propri desideri sia la cosa più importante e che più gli auguro. Purtroppo c’è ancora tanto da fare. Una delle cose che mi fa più male è quando mi capita di sentire storie di genitori che non hanno accolto i propri figli, che non li hanno compresi o addirittura li hanno cacciati di casa. Si sente tanta gente che strumentalizza l’omosessualità, che esprime commenti che non stanno né in cielo né in terra, facendo leva sull’ignoranza di alcune persone. Questo davvero fa male”.

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E per quanto riguarda le adozioni da parte di una coppia omosessuale, tu che idea ti sei fatta?

“Allora, io premetto che sono contraria all’utero in affitto. Ma questo varrebbe anche per una coppia eterosessuale. Per quanto riguarda le adozioni, sono favorevole. Esistono tanti bambini che potrebbero essere amati, accolti da una famiglia, indipendentemente che sia composta da due persone etero o due genitori dello stesso sesso. Sai, anche qui c’è chi gioca sull’ignoranza, chi sostiene che un bambino, con due genitori gay, diventerà a sua volta omosessuale. Come dire che l’orientamento sessuale dipenda dall’educazione, dal contesto sociale o famigliare. Esistono genitori etero che educano e amano il proprio figlio nel migliore dei modi, così come altri che non ne sono capaci. Altre volte si teme che il bambino adottato da una coppia gay venga deriso dai compagni di scuola o che passi un’infanzia difficile e traumatica. Basterebbe parlare e spiegare, anche un bambino sarebbe capace di comprendere, se tutto ciò non venisse affrontato come un problema”.

 

Ti faccio un’ultima domanda, o meglio: avresti voglia di lanciare un piccolo messaggio a chi non conosce l’argomento o, magari, ha pregiudizi o difficoltà a comprenderlo?

“Sai, io davvero vorrei dire di non vergognarsi. Lo dico a tutti, ai figli ma anche ai genitori. Non c’è nessun motivo per cui considerare l’omosessualità come un problema. Ci tengo particolarmente a sottolineare come Marco sia rimasto, per me e per tutti, lo stesso Marco di sempre. Tramite lui e la nostra storia ho avuto modo di conoscere altre persone splendide, omosessuali, qualcuno con delle maggiori difficoltà di accettazione purtroppo. E’ importante non rimanere nell’ignoranza, capire che realmente non si tratta di un problema ma semplicemente di un orientamento sessuale, che le persone sono persone e tali rimangono. Ai genitori dico, e ci tengo molto a farlo, di non abbandonare i propri figli, di non commettere questo errore. Cercate di capirli, di confrontarvi e accettarli”.

 

Grazie davvero Teresa, passiamo ora ai tuoi Twig. Quali storie hai deciso di segnalarci?

“La prima storia che vi segnalo è quella di Zaira Orsetti, che ha combattuto la sua battaglia contro il tumore e l’ha vinta. La seconda è quella di Marco Maccarelli del Sermig – Arsenale Della Pace, di Torino”.