Marco Becucci, storia di una conversione tra musica e cammino

Tutti vorrebbero raggiungere la felicità. Ma come trovarla in un mondo così complesso come quello odierno? Non tutti i percorsi di vita sono lineari e non è sempre sufficiente un solo evento per poter giungere alla meta. E quando ci perdiamo, quali sono gli elementi a cui possiamo aggrapparci per ristabilire la rotta?

Grazie alla segnalazione di Frate Alessandro, abbiamo avuto l’occasione di approfondire questi temi con Marco Becucci, un ragazzo da sempre curioso e appassionato, ma che ha avuto, nel corso della sua vita, tanti momenti di dispersione e si è dovuto costantemente reinventare.

Quali le sue personali costanti? Dio, la musica e il cammino.

Esploriamo assieme a lui la realtà della socialità cattolica e il modo in cui, al suo interno, ci si proietta verso un futuro di gioia e completezza.

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Il primo periodo della tua vita è stato un po’ turbolento, come mai?

“Sai, sono nato in un paesino di 230 abitanti in provincia di Pisa, in cima a una collina, dove non c’è niente. In un paesino così, le sere d’estate a 14 anni le passi sulle panchine a parlare anche con gente di trent’anni e ho visto cose che non si dovrebbero normalmente vedere. La piccola cittadina può essere pericolosa, dipende dal giro. Ho bruciato anche molte tappe, come nella sessualità…già a 14 anni ero il toy boy delle più grandi. E poi in gruppi di “amici” cominciava a girare eroina, mentre io avevo cominciato a consumare e spacciare erba…In quel momento cominciai ad allontanarmi perché uno lo acchiapparono e lo misero agli arresti domiciliari. Mi ricordo di un altro paesano che si suicidò, aveva 22 anni: quando usi tanta roba sintetica vedi tutto un po’ grigio e basta il primo problema che vai un po’ in paranoia”.

 

La musica è sempre stata presente nella tua vita?

“A 17 anni avevo un gruppo metal, cantavo…ricordo che guardai al tempo “The Doors”, quello con Val Kilmer, diretto da Oliver Stone. E mi affascinò tantissimo la figura di Jim Morrison, che divenne un po’ il mio modello. Facevo quello che faceva lui: vestivo pantaloni di pelle, borchie e urlavo nei microfoni contro tutto e contro tutti. C’era tanta rabbia. Poi eravamo tutti capelloni, col pizzetto. Hai presente il famoso sincretismo: devi sentirti forte in mezzo agli altri per alimentare l’autostima? Quindi curavo l’estetica con la palestra. Cominciai ad ascoltare anche musica satanica e a frequentare anche gente che faceva altre cose eccessive da quel punto di vista…”.

 

Il punto di svolta quand’è stato?

“Una ex catechista ci venne a cercare: “A La Verna c’è il Capitolo dei Giovani, venite!” “Si va a far casino per tre giorni!” pensai. Costava poco, andai. Mi presentai lì e vidi che era un mondo lontano da me: tutti che suonavano la chitarra in allegria, quando per me la musica significava virtuosismo. Poi c’era questo vescovo che ci raccontava della sua vocazione e io dopo due minuti premetti per andare via, pensavo che quelli fossero tutti fuori di testa. Portai via una bella fetta di chiesa per andare a fumare le canne e venni individuato da un frate: “Fottuto puttanaccio, c’hai anche gli occhi azzurri! Ma quante te ne tromberai, eh? Sappi che io fra le cosce ci sono stato tanto, ma fra le cosce la felicità non si trova.” Ci rimasi. Disse una cosa vera, ma senza usare paroloni religiosi, usò il mio linguaggio: mi disse che la mia vita non era felice nonostante avessi tutto quello che un ragazzo avrebbe voluto a quell’età”.

 

Con un linguaggio slang non si rischia dunque di risultare un po’ ridicoli ai più giovani?

“Guarda il papa cos’ha detto qualche giorno fa: “Quando sei triste nella vita è come quando non c’hai campo nel cellulare”. Ora si usa tanto, si è visto che i linguaggi alti funzionano ma solo in parte. A un adolescente o gli parli di sessualità nei suoi termini o non la capisce. Per lui è “pornolandia” che ha importanza. Impurità? No, meglio dire “depressione post-sega”, il video su youtube in cui si parla di questa cosa in questi termini ha infatti più di 100000 visualizzazioni”.

 

Torniamo alla tua “conversione”…che è successo dopo La Verna?

“Questo frate mi invitò alla Marcia francescana. Coincidenza, avevo due settimane libere. Mi scontrai con questo mondo di ragazzi felici, ma non mi riusciva di cogliere la loro attenzione, perché i miei soliti racconti e le mie storie in quel mondo non attecchivano. Essendo un tipo molto egocentrico, anche in questo ambiente cercai di primeggiare, iniziai a puntare alla gioia come una sfida: in dieci giorni cercai di mettere in pratica tutto quello che dicevano, tipo prega per i tuoi nemici, ringrazia per quello che hai, non portare rancore per nessuno, aiuta l’altro. Poi diventai sempre più autentico. La botta finale venne là dove San Francesco aveva ricevuto le stigmate. Ricordo la salita e il fatto che piovesse. In cima, ci si mise in ginocchio. Qualcosa fece click dentro di me, cominciai a piangere per due ore e tutti mi abbracciarono e mi dissero “benvenuto”. Ma subito dopo tornai a fare le stesse cose di prima, perchè i tagli fanno male. Però cominciava a darmi fastidio la bassezza dei discorsi della mia vecchia compagnia. Un conto è se stai fuori anche te, altrimenti… Invece di là le relazioni erano più autentiche, potevo scoprire me stesso…e fare festa era una festa vera, non una cosa “sintetica” che poi il giorno dopo si è più tristi di prima. Poi arrivò l’ordine…e una relazione stabile con una ragazza di parrocchia”.

 

E la musica? Subì un cambiamento anche quel campo?

“Cominciai a fare musical con un gruppo parrocchiale e il metal lo lasciai piano piano perdere. Scoprii la musica da evangelizzazione. Il fatto che una mia capacità fosse quella di saper interagire facilmente, mi venne utile per andare di strada di notte, nei posti dove ci sono prostitute, omosessuali, droghe…tutto questo per dire “guarda, c’è la chiesa aperta, vuoi accendere una candelina?” Il christian rock si rifà a stili musicali precedenti al metal, ma comunque cambiano i concetti e cambia anche il centro di gravità: nel metal sei incazzato e puntato sull’ “io io io”, mentre nella musica cristiana esiste più il “noi”, lo stare insieme, la gratuità…e si raccontano storie belle, di conversione e di passaggi dalla tristezza alla gioia. Mi sono inserito in un gruppo che esisteva già da 20 anni, i “Blu confine”, di cui ancora faccio parte, con i quali abbiamo partecipato alla GMG a Rio de Janeiro, tournee in Brasile, abbiamo vinto il Sanremo cattolico all’Ariston, conosci la Jubil Music? Magari arriverà anche in TV un giorno, perché la qualità è alta, ma arriva solo su TV2000. Proprio allora, fra Federico Russo stava realizzando un cd e mi propose di cantare alcuni suoi pezzi, tra cui il “Canto dell’amore”, che ora conta un milione di visualizzazioni su Youtube. Soddisfazione grande, perché urlando nel microfono dei pub sono sempre rimasto nell’anonimato, invece mettendo un’ora a disposizione di questo frate ho ottenuto tutto questo!”.

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Poi sei andato a Londra, come capita a tanti italiani…com’è andata?

“Dopo l’università feci un anno vocazionale coi frati, per chiarire un pochino quello che ero chiamato a fare, ero pronto a tutto. Dovevo fare una pulizia grossa, partendo dalla relazione con i genitori fino alla mia relazione, l’amore infatti era scemato. Quando vidi che tutto il mondo che avevo costruito attorno a me cominciava a franare, scappai. Era il 2009. Sono andato a Londra e ho vissuto il paradosso di questa città: ho trovato subito lavoro, casa e…centinaia di culture: lavoravo infatti in una farmacia in centro, a gestione araba, e servivo tutte queste persone reali, benestanti, vip. Ritornarono pure gli eccessi, mi lasciai un po’ andare al nuovo ambiente: ogni giorno era una scoperta, feste, turisti…conoscevi mille persone e dormivi solo 3-4 ore”.

 

Come tornò l’equilibrio?

“Dopo un anno cominciai a uscire con una mia collega. Era cresciuta in Arabia Saudita, in ambiente reale, quindi di una certa estrazione sociale e con un carisma affabile, era pazzesca! San Francesco dice: “la cortesia è il linguaggio degli angeli”…beh, lei aveva questo modo di parlare che ammaliava tutti. La prima volta che uscimmo a pranzo mi disse subito “quand’è che porterai i tuoi genitori a parlare con i miei? Perché nella mia cultura non è che si può uscire così, e poi dopo 6 mesi ci si sposa”. “No guarda, ti voglio bene, ma conosciamoci un attimo!” Si trovò un compromesso, ma nel frattempo riuscii a dedicarmi a un altro tipo di pazzie…mi misi in convento per 2 mesi, andai a fare il Cammino di Santiago, poi a piedi verso Roma…ci sono stati insomma questi momenti nella vita in cui ho perso la bussola completamente e ho dovuto ritrovarla”.