Luciano Pagano, i libri migliorano le nostre vite

Quanti libri leggiamo in un mese? Quanti in un anno? Alcuni direbbero di divorarsene uno dopo l’altro, altri, con un po’ di timidezza, ammetterebbero di non essere dei grandi lettori, altri ancora dovrebbero scavare nei ricordi per citare l’ultimo libro sfogliato, risalente a tempi remoti. Indipendentemente dal fatto che si legga tanto o poco, il mondo dell’editoria rappresenta una realtà culturale articolata e complessa che, ormai da qualche anno, sta mutando e seguendo i cambiamenti imposti, o suggeriti, dalla tecnologia.

Abbiamo già avuto modo di affrontare alcune tematiche riguardanti tale mondo con lo scrittore Simone Cutri; con lui avevamo parlato della scrittura tra web e carta stampata. Grazie proprio alla sua segnalazione, abbiamo avuto modo di fare una interessante chiacchierata con Luciano Pagano, il quale ci ha parlato della sua attività di editore e di scrittore e, in particolare, di Musicaos, una bella realtà nel mondo dell’editoria che, grazie anche al web, è riuscita a oltrepassare i confini della propria regione e creare una comunità di autori, lettori e appassionati, senza più limitazioni geografiche.

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Per iniziare, ci racconti la realtà attuale di Musicaos e i principali sviluppi che ha avuto dalla sua nascita?

“La prima tappa assoluta la farei risalire al 2004. Al tempo mi piaceva scrivere poesie e racconti ma non avevo ancora pubblicato quasi nulla; già mi relazionavo però a chi faceva cose simili alle mie, al mondo dell’editoria in generale, ad autori, a editori, a librai, insomma a un mondo che mi affascinava. Mi venne in mente, insieme ad alcuni amici, di fare una rivista online che, prevalentemente, raccogliesse materiale già edito. Grazie anche alla mia altra passione, ovvero l’informatica, e qualche conoscenza del linguaggio html, ebbi modo di intraprendere questo progetto, sul web.

Pian piano iniziammo anche a pubblicare qualche racconto inedito finchè nel 2006, altro passaggio fondamentale nella crescita di Musicaos, accadde che uno di questi inediti, la cui autrice era Flavia Piccinni, fu inserito in un volume intitolato “Voi Siete Qui”, curato da Mario Desiati con la Minimum Fax (casa editrice indipendente, ndr). Da lì, parallelamente alla nascita del fenomeno dei “blog”, cambiammo ulteriormente forma. L’idea di una rivista letteraria si stava smaterializzando e anche il nostro sito si trasformò in un blog, cosa che ci permise di gestire meglio tutti i contenuti, di continuare a pubblicare anche inediti e tentare di creare una sorta di rete o di comunità online tra autori, editori e appassionati. Nel 2007 arrivai a pubblicare il mio primo romanzo e negli anni a seguire ho portato avanti diversi lavori all’interno del mondo dell’editoria anche se, direi dal 2009, il ruolo preponderante è quello di editor. Nel 2012 decidemmo poi di uscire con i primi Ebook su Amazon, editi da noi, e a lavorare anche a livello nazionale, alla promozione, alla distribuzione e alla comunicazione sui social. L’ultima tappa importante è stata infine la decisione di pubblicare, dal 2014, anche libri in formato cartaceo. Al momento abbiamo un’offerta di circa 40 titoli tra libri ed Ebook, in continuo aggiornamento e speriamo, sempre più vasta”.

 

Qual è invece la linea editoriale, gli obiettivi e il target di una realtà come quella di Musicaos?

“In generale direi che quello che ci piace è raccontare la realtà di oggi, indipendentemente dal supporto, digitale o cartaceo, dal genere letterario o dallo stile. Cerchiamo di offrire libri di qualità, di curarli al meglio in tutti gli aspetti, dai contenuti fino alla copertina. Abbiamo pubblicato romanzi noir, d’amore o anche raccolte di poesie, non abbiamo preclusioni particolari sul genere, lo stile o l’età degli autori. Per esempio, proprio in questo periodo, stiamo promuovendo e presentendo un libro di un autore che ha quasi 80 anni, Vincenzo Camerino, docente di storia e critica del cinema. Il suo è un saggio, diviso in 2 parti, che racconta la filmografia dei registi Ozpetek e Winspeare. A Giugno invece uscirà un libro di Daniele Sidonio, autore giovanissimo, che affronta il rapporto tra poesia e cantautorato, da Guccini a Caparezza.

Abbiamo quindi un’offerta varia, che ha come obiettivo quello di essere qualitativamente interessante e piacevole e che si riassume nel nostro motto: “Leggere migliora”. E’ una frase con un significato ambivalente, da un lato significa che, attraverso la lettura, si migliora e si acquisiscono nuove conoscenze, dall’altro che, ci auguriamo, con noi la stessa esperienza di lettura possa essere un qualcosa di migliore e coinvolgente”.

 

Il nome Musicaos mi fa venire in mente un qualcosa che abbia anche a che fare con il mondo musicale, è cosi? Come è nato?

“In parte. La storia risale al 2003. Avevo 28 anni e scrivevo poesie, pensavo alle muse, al caos ( da qui il nome) e forse ho trovato un po’ l’ispirazione in una frase di Nietsche che dice “ Solo chi ha il caos dentro può partorire una stella danzante”. Registrai il dominio web così e, quando ci sedemmo a un tavolo per capire che nome dare alla casa editrice vera e propria, è rimasto invariato. Non ha quindi prettamente attinenza al mondo musicale ma capita che, qualche autore con quel tipo di attitudine, guardando il nome, ci contatti. Per esempio, tempo fa, ci arrivò questo manoscritto intitolato “ I bassisti muoiono giovani”, che racconta la storia di un gruppo che si chiama “Plettrofolle”, come un pezzo di Bugo. Quando è uscito il libro, il suo ufficio stampa, saputa la cosa, ci ha contattato e si è interessato, tanto che qualche settimana fa, quando è uscito invece l’album, lo stesso Bugo si è scattato un selfie col nostro romanzo”.

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In un mondo sempre più digitalizzato, come mai la scelta di rimanere legati anche al formato cartaceo? Una questione nostalgica?

“Sai, così come il tappo che si svita non ha sostituito il classico tappo in sughero, o il distributore automatico di cibo agli angoli delle strade non ha rimpiazzato il pub, così anche gli ebook non rubano la scena al libro su carta stampata. Esistono persone che leggono libri, altri che leggono solo ebook, e altri ancora che fanno fruizione di entrambi. Io non penso che “il medium sia il messaggio” e credo che quindi, al di là del supporto, siano importanti i contenuti, le storie, e la comunità di lettori che si appassiona a un racconto. A me piace l’idea, e cerco di promuoverla, che si creino situazioni anche di lettura e di discussione su un determinato libro, luoghi in cui l’autore possa confrontarsi con i lettori, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga sul web o a qualche evento in giro per il territorio. L’ebook ha ragione di esistere e senza dubbio ha una sua comodità, una modalità di utilizzo che è però diversa dal classico libro su carta”.

 

Mi pare di capire che una realtà come Musicaos tenga davvero molto alla comunità che si crea attorno agli autori e al confronto con i lettori stessi. Ti chiedo quello che è invece il rapporto tuo, come editor, con gli autori. Come scegli e selezioni i libri da pubblicare? E come contribuite alla realizzazione del prodotto finale?

“Allora, normalmente capita che l’autore ci conosca, direttamente o indirettamente, e decida di inviare un suo manoscritto, come fanno tutti. Tale manoscritto viene letto da 2 o 3 persone e si valuta se può interessare o no. Cerchiamo di leggere tutto quello che ci viene mandato, anche se le tempistiche possono essere più lunghe rispetto a quanto uno si aspetti. Gli autori di oggi sono spesso molto frettolosi, credono che in un mese tu possa avere già una risposta da dare. Non si tratta del fatto che ci voglia tanto tempo a dare una lettura al romanzo, io ne leggo mediamente 3 a settimana, ma bisogna considerare che la lettura di tutti questi manoscritti da parte di una realtà come la nostra deve convivere con quelle che sono tutte le altre attività che svolgiamo: la lavorazione di romanzi, la promozione, il confronto con autori o lettori.

Un’altra cosa che capita è che l’autore si aspetti che il romanzo sia pubblicato esattamente così come ci è stato sottoposto. La verità è che invece c’è molto lavoro da fare, in alcuni casi meno ma inevitabilmente ci saranno modifiche. Addirittura qualche autore manda già una potenziale idea di copertina o di grafiche e impaginazione. L’editore, un po’ come il produttore musicale, dovrebbe fare in modo che l’autore esprima al meglio se stesso, in tutti quegli aspetti di cui è conscio ma anche inconscio talvolta. Il prodotto editoriale non è una semplice somma di elementi. L’autore dovrebbe essere disponibile al confronto e allo scambio di idee, senza limitarsi. Altrimenti sarebbe come intraprendere un viaggio e, ancor prima di sapere dove andare e cosa fare, voler scegliere un unico mezzo di trasporto. E se poi mi ritrovassi a dovere attraversare il mare e avere scelto il mezzo sbagliato in partenza per poterlo fare?”.

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Ti è mai capitato di leggere un manoscritto e trovarci un’idea talmente forte da decidere di lavorarci, nonostante eventuali imperfezioni o carenze dal punto di vista della forma, della struttura o dello stile scelto?

“Capita che, in certi casi, si debba lavorare al manoscritto originale con più intensità e fare molte più correzioni rispetto ad altre situazioni. Io credo però che, al di là del lavoro insieme, si capisca quando di base c’è della sostanza o quando manca, anche dalle prime pagine. In alcuni autori questa qualità può essere più evidente o più facile da intuire.

Mi viene in mente un romanzo noir edito da noi,“ Il profumo delle rose inglesi” di Anna Scarsella. Ecco, in quel caso, mi ricordo di avere letto il manoscritto in un pomeriggio e di averci trovato il romanzo perfetto, nel senso che doveva essere soltanto rifinito e limato in qualche punto.

In un’altra situazione invece, arrivò questo manoscritto dal titolo “La tela”. Da un lato la storia era molto forte, un bel romanzo d’amore, dall’altro si presentava la necessità di un lavoro più attento in termini di correzioni o revisioni. L’ambientazione della storia, ad esempio, da Pescara passò ad essere nel Nord Italia, perché serviva ai fini della narrazione. Il titolo diventò “Amata tela”, più caratteristico e identificabile. Insomma, si cerca di fare esprimere al meglio all’autore quello che, a nostro avviso, ha di base già un potenziale e della qualità e, allo stesso tempo, di arrivare a presentarlo al lettore di modo che risulti piacevole e interessante da leggere”.

 

Grazie mille Luciano, passiamo ora ai tuoi Twig. Quali storie vuoi segnalarci?

“Come prima storia vi segnalerei quella della Ammirato Culture House di Lecce, un’associazione culturale nata nel 2012 che racchiude al suo interno singoli individui, cooperative e associazioni del territorio salentino. La seconda è invece quella di FondoVerri, associazione culturale nata nel 1993, diretta da Mauro Marino e Piero Rapanà. Infine la storia di Emanuela Bartolotti, in arte Ortica, illustratrice freelance della redazione di Or Not Magazine”.