Isola Libri, la realtà di una libreria indipendente

“Tu hai davvero bisogno di un libro”. Così recita un cartello dalla scritta inequivocabile appeso sulla porta a vetri dell’ingresso. Ci troviamo a Isola Libri, piccola libreria indipendente nel cuore del quartiere Isola a Milano. Tra gli scaffali ricchi di romanzi e libri di ogni genere si nascondono la passione e il lavoro quotidiano di Elena, ragazza venticinquenne appassionata di letteratura per l’infanzia, e sua mamma Laura, grande amante della lettura e ottima dispensatrice di consigli.

Grazie alla segnalazione di Isola Pepe Verde ho avuto la possibilità di incontrare Elena proprio all’interno della libreria. Seduti al tavolone al centro della sezione bambini, di cui Elena è la responsabile, ho avuto modo di scoprire cosa significhi lavorare all’interno di una libreria di quartiere come questa che, tra le difficoltà e la sempre maggiore concorrenza portata dalle grandi catene di distribuzione del libro, cerca ogni giorno di portare avanti una propria idea di libreria e di approccio a un oggetto tanto importante, quanto bistrattato, come il libro.

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Elena, per cominciare, ti va di spiegarci dove ci troviamo?

“Ci troviamo a Isola Libri, una libreria di quartiere a Milano in zona Isola, gestita da me e mia mamma Laura. La prima apertura di questa libreria risale agli anni ’60, fu una gestione particolare (ride, ndr), molto di destra, un po’ esoterica, infatti abbiamo nel magazzino ancora dei libri che preferiamo non tirare fuori. Dopo quella parentesi la libreria è stata rilevata da un signore sudamericano, che ha importato un sacco di libri in lingua spagnola, quindi abbiamo anche un bel settore di libri in spagnolo. La libreria però non stava andando molto bene, e per questo motivo mio padre ha deciso di rilevarla quattro anni fa. Mia mamma ha iniziato a lavorare e io, dopo la laurea, ho cominciato a darle una mano”.

 

Per quale motivo hai scelto di intraprendere questo percorso lavorativo?

“Diciamo che è stata un po’ una scelta che ho fatto sul momento. Dopo essermi laureata in letteratura, con una tesi fatta proprio sulla letteratura per l’infanzia, che è un argomento che mi è sempre stato a cuore, ho cominciato a dare una mano a mia mamma e in poco tempo ho deciso che sarebbe potuto diventare davvero il mio lavoro. Non è facile, perché è qualcosa che si impara facendo, probabilmente come tutti gli altri lavori. Ho cominciato a prendere confidenza un po’ alla volta con i cataloghi. Ovviamente quello che mi crea maggiori difficoltà rientra nella parte commerciale, capire la scontistica, comprendere come funziona la catena del libro. Ci vuole un po’ di tempo per imparare ma possiamo dire che sto migliorando”.

 

So che tu ti occupi principalmente della sezione bambini. Cosa fate e come funziona lo spazio bambini?

“Quando sono entrata ad aiutare mia mamma, piano piano ho cominciato a dare più spazio alla sezione bambini, in cui mamma aveva già cominciato ad investire. Insomma ho deciso di cominciare il mio lavoro di libraia proprio dalla sezione bambini. La nostra, va ricordato, è una libreria di quartiere, non è una libreria di nicchia o specializzata, ci piacerebbe che fosse una libreria “popolare, per tutti”. Di conseguenza le iniziative che abbiamo deciso di fare sono aperte a tutti. Io leggo i libri ai bambini tutte le settimane, il mercoledì pomeriggio, e chiedo tre euro a lettura, in modo che comunque chiunque possa partecipare. Si è formato un gruppo di bambini che sono affezionatissimi (ride, ndr), gli do la merenda e poi leggiamo una favola. Sono belle soddisfazioni perché poi si ricordano le nostre letture, imparano a conoscere lo spazio e capiscono come funziona una libreria”.

 

Ho visto che organizzate anche alcuni eventi e laboratori con i bambini…

“Sì, già all’inizio avevo cominciato a fare qualche laboratorio, insieme a Lucrezia, una mamma di zona (nostra grande cliente), ma solo una volta ogni tanto. Un giorno poi ho conosciuto casualmente Ruggero, un artista e l’illustratore che lavora moltissimo con i bambini. Mentre passeggiava da queste parti è entrato casualmente in libreria e parlando mi ha proposto il suo ciclo di laboratori. Quindi abbiamo pensato a un modo per lavorare insieme e unire le nostre passioni. Da allora, parliamo di gennaio 2015, abbiamo fatto moltissimi laboratori. Recentemente abbiamo fatto uno spettacolo col teatrino delle ombre che abbiamo portato alla Biblioteca di Sesto San Giovanni e al Book Pride. Sono dei laboratori fatti con dei materiali semplici, dove partecipano bambini dai quattro ai dieci anni. E’ davvero gratificante lavorare con i più piccoli”.

 

Le attività della libreria riguardano solo i bambini o fate qualcosa anche per i più grandi?

“Mia mamma organizza degli incontri tematici con alcuni personaggi, anche del quartiere. Per alcuni mesi è venuto un professore di filosofia e storia e ha fatto un ciclo di incontri, prima sulle filosofie orientali, poi sulla storia dell’Europa. Capita anche di presentare dei libri, anche se non tantissimi, visto che non c’è ancora una grande richiesta. Quindi a meno che non sia la prima presentazione in assoluto a Milano di un libro è un peccato far venire un autore a parlare del suo libro se ci sono poche persone”.

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Com’è lavorare in una libreria di quartiere, soprattutto in un momento come questo dove molte piccole librerie chiudono o restano aperte a fatica?

“Be’ di sicuro non ho scelto il lavoro che mi farà diventare ricca. Per me adesso questo è un po’ un esperimento, visto che a questo lavoro sto affiancando altri piccoli lavoretti. Spero comunque che un po’ alla volta le cose vadano sempre meglio. Come libreria indipendente avremmo sicuramente più difficoltà perché dovremmo far fronte alla concorrenza delle grandi catene, come libreria di quartiere la situazione è un po’ diversa perché appunto ti interfacci con gli abitanti che vivono quotidianamente quella zona. Ti dirò che abbiamo un po’ di tutto a livello di utenza: abbiamo mamme e clienti giovani, ma abbiamo anche i nostri vecchi di zona, che vengono più a fare lo “sportello di chiacchiera” diciamo. Mia mamma ha il caffè giornaliero di metà mattina con Ugo, il nostro anarchico di quartiere, abbiamo tutta una serie di personaggi storici della zona che vengono anche solo per il gusto di farsi una chiacchierata. Questo credo sia bello perché la libreria così diventa anche un punto di ritrovo, dove non entri solo per comprare un libro ma dove entri perché ti fa piacere. Ci sono i bambini che entrano a rubarmi le caramelle quando passano davanti. Questo è il senso di avere un luogo che sia un punto di riferimento. Utopicamente secondo me dovrebbe essere così, un luogo di cultura che sia anche un punto di riferimento dove appoggiarsi al di là del semplice acquisto di un libro…ovviamente questo è anticommerciale a livelli paurosi (ride, ndr)”.