Jvonne Giò, una vita nel mondo dello spettacolo

“Da grande voglio fare l’attore”. A quanti sarà capitato di pensarlo? In quanti, da piccoli, lo avranno detto ai propri genitori? E a quanti sarà capitato, anche solo per scherzo, di improvvisare una scena del proprio film preferito davanti a uno specchio, fantasticando magari di essere il reale protagonista di quella scenetta? Ma come dice il proverbio, banale ma sempre attuale, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Sì, perché per intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo è necessario essere pronti ad affrontarne le difficoltà e conoscerne tutti gli aspetti, positivi e negativi. La vita di colui che insegue i propri sogni è spesso dominata dall’instabilità, dai dubbi, dai successi ma anche dalle delusioni. Ecco perché quando si dice “voglio fare l’attore” si dovrebbe sottintendere anche “essere disposto a accettare una vita fatta di incertezze, di stress mentale e fisico, di poche sicurezze, di sacrifici etc…” e non pensare soltanto all’immagine di un red carpet da calpestare con un sorriso rilassato sul volto.

 

Grazie alla segnalazione di Marco Messina, abbiamo avuto il piacere di intervistare Jvonne Giò che da anni svolge la professione di conduttrice e attrice. Con lei abbiamo discusso di cosa significhi scegliere questo percorso e di come sia la vita, anche nella quotidianità, di chi svolge questa professione.

gio01

foto Caruso

Jvonne, posso chiederti, in poche parole, di raccontarmi quello che fai e come sei arrivata a farlo?

“Sai, rispondere a questa domanda mi mette sempre un po’ d’ansia. Questo perché, soprattutto da parte di chi è esterno a una realtà come quella del mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, esistono pregiudizi e difficoltà nel capire quello che fai. Il mio è uno di quei lavori legati a una forte passione, uno di quei lavori che però non svolgi in ufficio, dal lunedì al venerdì, o che ti danno una stabilità economica e professionale. Al contrario c’è sempre molta incertezza e insicurezza. Diciamo che, soprattutto negli ultimi anni, la principale attività che ho svolto è stata quella di presentatrice, in tv o per eventi, e attrice. Già quando avevo 12 o 13 anni ero attratta da questo mondo. Non so esattamente perché, dal momento che non vivevo a contatto con persone che ne facessero parte o mi trasmettessero questa passione. Inizialmente, sai, volevo fare la modella, per arrivare poi a seguire eventualmente altri percorsi; ero magrissima ma anche un po’ bruttina (ride, ndr) e quindi, a parte poche volte, è rimasta più che altro una passione, che ho abbandonato per dedicarmi alla conduzione vera e propria. Al momento non amo nemmeno tanto la moda, non la seguo. Ricordo che a 16 anni avevo iniziato con Radio Popolare. All’inizio ero solo un’ascoltatrice che interveniva in trasmissione, poi diventai quasi un punto di riferimento per altri ascoltatori ed ebbi modo di fare le mie prime esperienze di conduzione radiofonica. Mi ha sempre affascinato chi, con il solo uso della voce, riesce a trasmettere qualcosa, a raccontare delle storie ed intrattenere un pubblico”.

 

E da allora hai intrapreso questo percorso?

“Sì, inizialmente, anche per necessità economiche, ho fatto la hostess, la ragazza immagine e lavori simili. Poi sono arrivate occasioni come conduttrice di concorsi di bellezza o speaker per eventi e fiere di vario genere; qualcuna legata a Nickelodeon o alla Disney. In tv ho presentato un programma su Sky per bambini e, negli ultimi anni, ho condotto un programma dalla Spagna destinato all’Italia. Sono ormai dieci anni che vivo di questa professione”.

 

C’è stato un momento esatto in cui hai deciso di fare questo mestiere?

“Sai, è facile dire “voglio fare l’artista”, ma bisogna fare i conti con le difficoltà che un percorso del genere implica, da più punti di vista: quello morale, quello professionale, quello mentale. Non è un lavoro semplice. Ti può dare molte soddisfazioni ma ti toglie anche tante energie, a volte è davvero stressante. Bisogna essere molto forti e preparati al fatto che un giorno le cose possano andare alla grande e il giorno dopo si possano ricevere delusioni. Perché di fatto è così, c’è poca stabilità. Io ricordo di avere preso la decisione di intraprendere questa professione quando è morta mia nonna. Lei mi diceva sempre di inseguire i sogni e di buttarmi in quello che desideravo, con coraggio.

Così ho fatto. Mi sono presentata in ufficio due giorni dopo la sua morte e mi sono licenziata, ho lasciato tutto. Ero stanca di sentirmi insoddisfatta e di fare cose che, in sostanza, non mi davano emozioni. Ero diventata la classica persona che quasi si piange addosso e che aspetta il venerdì con ansia per staccare dal lavoro. Sono arrivati nuovi lavori e nuove occasioni fino a quando mi sono trasferita a Madrid per condurre, appunto, il programma di cui ti ho già accennato. Ora che quell’esperienza è finita per lo più sto facendo spot pubblicitari o cortometraggi. Mi sposto tra Madrid e Milano, sono sempre in movimento”.

 

Mi hai parlato del momento in cui hai deciso di intraprendere questo percorso. Un momento in cui invece hai capito di poter realizzare il tuo sogno?

“Giustamente è importante essere realisti e capire quale sia il proprio percorso. Devo dire che un po’ è stato grazie al riscontro che avevo dalle persone, che di certo aiuta a orientarsi, ma anche il fatto di essermi sempre sentita a mio agio e serena in quello che faccio, pur con tutti gli ostacoli che si presentano. Per me è proprio naturale: rivolgermi ad un pubblico è come chiacchierare con un vicino di casa o un amico, con la differenza che si tratta di un lavoro ed esistono modi e regole diverse dalla realtà di tutti i giorni. Per fortuna, in negativo o in positivo, ho sempre avuto la capacità di giudicare me stessa e capire quando una cosa mi viene bene e quando no”.

gio02

Hai una “giornata tipo”?

“Fino a poco tempo fa sì, avevo degli orari fissi. Quando conducevo il programma in Spagna era quasi come un lavoro d’ufficio. Seguivo dirette che andavano dalle 15.00 alle 2.00 del mattino, per 3 giorni a settimana; 11 ore di diretta che, come puoi immaginare, erano molto impegnative e stancanti. In pratica mi svegliavo verso le 10.30, non troppo presto perché mi piace dormire se posso (ride, ndr), poi pranzavo e iniziavo la diretta fino a notte. Ora le mie giornate passano tra casting, lavori o studio di monologhi, di parti per provini, corsi di recitazione etc. Insomma, come ti dicevo, c’è tanta instabilità anche nella propria quotidianità, devi essere preparato ad accettare che sia così se ti piace questo lavoro e lo vuoi fare realmente”.

 

Da 5 anni ti sei trasferita a vivere a Madrid e hai seguito la conduzione di un programma televisivo. Che impressione hai avuto del mondo dello spettacolo lì in Spagna? Quali difficoltà e quali possibilità ti si sono presentate?

“Diciamo che le difficoltà sono analoghe a quelle che esistono qui in Italia. Il discorso delle raccomandazioni legate a conoscenze, favori, o amicizie esiste anche là. In più, a differenza nostra, il mondo televisivo non è tanto aperto agli stranieri. Qui facilmente capita di vedere la showgirl, la conduttrice o l’attrice di origini straniere, anche in grandi produzioni o in ruoli di rilievo, è una cosa normale. In Spagna sono più chiusi da questo punto di vista, devi eliminare l’accento italiano o ti danno parti da straniera a vita, a meno che tu invece non faccia un reality o qualche programma spazzatura. Io sto studiando e ci sto provando. Ho un’insegnante molto brava, una ragazza che ha lavorato anche con Almodòvar”.