Cambio Passo, quando i cittadini accolgono i migranti

Questa storia parte da Milano, esattamente dal quartiere di Porta Venezia, anche se le radici dei suoi protagonisti hanno origini ben più lontane. Siamo nel maggio 2013. Passando per il quartiere si possono vedere migranti, eritrei e non, che a ogni ora del giorno sono fuori all’aperto, in attesa. C’è chi passeggia senza una meta, chi resta seduto, chi si sdraia sui gradoni di una chiesa, aspettando che venga distribuito un piatto caldo. Tra i tanti passanti che ogni giorno camminano per quelle strade c’è anche Magda Ghebremariam, ragazza ventenne di origini eritree, nata e cresciuta in Italia. La vista di quelle persone abbandonate a se stesse fa scattare in lei la volontà di fare qualcosa. Nascerà così, grazie alla volontà e all’aiuto di altre persone, Cambio Passo, un comitato cittadino spontaneo nato per portare assistenza e aiuto a quei migranti che, passando per Milano, si trovano in difficoltà.

Grazie alla segnalazione di Davide Parisi abbiamo avuto modo di incontrare Magda proprio in un bar in zona Porta Venezia. Lì ha avuto modo di raccontarmi questa realtà e i problemi quotidiani legati all’accoglienza dei migranti.

Magda00

Magda per cominciare ti va di spiegarci cos’è Cambio Passo?

“Cambio Passo è un comitato cittadino nato circa tre anni fa proprio in questo quartiere di Milano. Abbiamo cominciato ad assistere i migranti, prevalentemente eritrei, e provenienti dal Corno d’Africa, nel quartiere del Lazzaretto, comunemente chiamato Porta Venezia. Diciamo che è nato tutto un po’ per caso. Io un giorno passavo da queste parti e ho visto circa una sessantina di persone sdraiate e sedute dietro la chiesetta mentre aspettavano del cibo. Lì c’erano dei signori con i pentoloni, pronti a distribuire il pranzo. Io mi sono avvicinata, ho incrociato dei volti palesemente familiari, era una comunità religiosa, la chiesa evangelica etiope-eritrea. Dopo quell’incontro sono tornata a casa, ho creato un gruppo su Facebook e il giorno dopo, accordandoci con loro e un negoziante di Porta Venezia, abbiamo cominciato a fare qualcosa. C’era chi portava la colazione, chi il pranzo o la cena, chi un cambio; così abbiamo incominciato ad organizzarci per aiutare questi migranti. Siamo un gruppo molto eterogeneo e spontaneo. Da quel giorno abbiamo poi proseguito fino a oggi. Dopo un anno e mezzo abbiamo sentito l’esigenza di formalizzarci in un comitato cittadino. Due settimane fa siamo diventati un’associazione e da questa esperienza è anche nato un progetto “Welcome: comunicare l’accoglienza”.

 

In che modo le persone del quartiere sono entrate in contatto con questa iniziativa?

“Be’ diciamo che gli abitanti del Lazzaretto non fanno parte del comitato. La maggior parte delle persone del quartiere non conosce le realtà che spingono i migranti ad abbandonare la propria terra e intraprendere il famoso “viaggio della speranza”, che spesso si trasforma in quello della morte. Uno degli obiettivi del nostro progetto è anche far conoscere ai residenti questa realtà”.

 

Nel concreto cosa fa esattamente Cambio Passo?

“Cambio Passo porta, e continuerà a portare, assistenza a tutte quelle persone che ne hanno bisogno. Diciamo che è un’assistenza che delle volte sembra limitarsi al dare un vestito o del cibo, qualcosa di molto primario, ma che poi in realtà è davvero essenziale per queste persone. Noi, a differenza di tanti altri, vediamo appunto delle persone e non dei numeri quando parliamo di migrazioni. Viviamo questo fenomeno non solo in una modalità emergenziale, e sicuramente continueremo a lavorare con tutte quelle persone che credono che il fenomeno della migrazione sia appunto un fenomeno e non un’emergenza. Abbiamo fatto molte iniziative con i richiedenti asilo e abbiamo molti progetti in cantiere. Abbiamo fatto anche tantissima pressione politica, sembrerà una stupidata ma basta pensare che fino a due anni fa nei centri di accoglienza a Milano non c’erano mediatori culturali, o quei pochi che c’erano erano solo arabofoni”.

Magda01

Come si compone il vostro gruppo?

“Una parte del gruppo è formato da figli di immigrati, tipo me, e parliamo tutti tigrino. Non tutti sono mediatori culturali ma comunque ognuno cerca di dare il massimo ogni giorno in base alle sue possibilità. Al momento ad essere operativi siamo una decina. Poi con la nascita della nuova associazione sicuramente nuove persone si aggiungeranno”.

 

Possiamo dire che la vostra azione nasce da una mancanza delle istituzioni?

“Sì, soprattutto nel primo periodo. Noi ci siamo ritrovati qui a garantire un servizio che sicuramente non dovrebbero essere i cittadini a dover garantire. Possiamo dire che l’istituzione, in questo caso il Comune, avrebbe potuto usarci visto che noi prestavamo un servizio che avrebbero dovuto garantire loro. Abbiamo in ogni caso visto come una buona parte della cittadinanza milanese si sia mobilitata, soprattutto nel periodo in cui i riflettori erano accesi sulla stazione centrale. Quindi sia il progetto che il nostro percorso rispondono a molteplici criticità dettate dalla primissima e prima accoglienza dei migranti”.

 

Prima parlavi del progetto “Welcome” che state per lanciare. Di cosa si tratta?

“Dopo questo lungo percorso è nato il nostro progetto “Welcome. Comunicare l’accoglienza”. Il primo contatto che si ha con una persona è la lingua, e quelle che possono sembrare delle banalità, come possono essere le indicazioni per raggiungere un luogo scritte in italiano, in realtà spesso si trasformano in vere e proprie barriere per queste persone. L’obiettivo principale di questo progetto è innanzitutto quello di rendere il migrante autonomo nelle decisioni che prende, invitandolo a farlo con consapevolezza, e in questo la traduzione e l’uso della lingua è un fattore fondamentale”.

 

“Prima del vostro intervento com’era la situazione nel quartiere?

“Porta Venezia era davvero un centro d’accoglienza a cielo aperto. Grazie all’impegno nostro e delle persone che sono passate dal quartiere e si sono fermate per dare il loro contributo, siamo arrivati oggi a far nascere questo progetto fantastico. Faccio però un passo indietro. Da più di vent’anni questo è un quartiere storicamente legato alla comunità eritrea ed etiope. Se ti fai un giro in queste vedrai che molti esercizi commerciali sono gestiti da eritrei ed etiopi. Diciamo che questa zona è sempre stata il punto di riferimento dei migranti, in transito e non nella nostra città. Porta Venezia ha molti problemi, non solo legati all’immigrazione, ma anche problemi di droga ecc. Il fenomeno della migrazione, sommato ai problemi che il quartiere ha sempre avuto, ha portato a una situazione insostenibile per i residenti. Secondo me Cambio Passo ha dato un contributo molto importante, non solo al quartiere ma proprio alla città di Milano. Credo fermamente che qualsiasi società abbia il dovere accogliere dignitosamente le persone, senza ledere la vulnerabilità dei più fragili”.

Magda02

 Quali sono i problemi principali che i migranti devono affrontare una volta arrivati?

“Be’ fai conto che una persona, ad esempio un eritreo, quando arriva in Italia ci arriva senza alcun documento. Ovviamente l’obiettivo di tutti i migranti, soprattutto quelli provenienti dal Corno d’Africa, è raggiungere il Nord Europa. Per farlo hanno bisogno di soldi, senza documenti non possono nemmeno farsi inviare soldi dai parenti, e quindi spesso entrano in gioco persone che si approfittano delle loro vulnerabilità. Poi arrivano qui completamente spaesati, come qualsiasi altra persona in un paese straniero, e soprattutto dopo aver subito tutto quello che il percorso dall’Eritrea all’Italia presenta: abusi di ogni genere, violenze (non solo fisiche ma anche psicologiche). Per le donne soprattutto è un percorso molto difficile”.