Luca Caputa, noi Sentinelli in cerca di diritti e laicità

“Deve cadere questo velo di ipocrisia e devono essere fatte leggi dove la libertà individuale e la libertà di scelta vengano messe al centro. Perché questo non toglie nulla a nessuno, qui nessuno vuole imporre qualcosa a qualcun altro, deve semplicemente vigere la libertà individuale della persona. Se io fossi libero di decidere come morire, come amare e come nascere, non toglierei nulla a te che hai idee diverse dalle mie, tu continueresti a essere libero di pensare e vivere come meglio credi”. In queste righe che avete appena letto si potrebbe condensare tutta la chiacchierata che ho fatto insieme a Luca Caputa, ragazzo trentacinquenne di Milano, tra i fondatori di uno dei movimenti più attivi sul fronte della rivendicazione di diritti per le coppie omosessuali e non solo: i Sentinelli di Milano.

Grazie alla segnalazione di Davide Parisi abbiamo avuto la possibilità di incontrare Luca in un bar di Milano. Durante il nostro incontro ho avuto modo di farmi spiegare la realtà dei Sentinelli e le continue lotte e rivendicazioni che le coppie omosessuali cercano di portare avanti ogni giorno tra mille difficoltà, soprattutto in periodo come questo, dove, tra stepchild adoption, Family Day, fecondazione eterologa, famiglie naturali e presunte rivoluzioni antropologiche, si è sentito dire tutto e il contrario di tutto.

 

 

Ho letto che la realtà dei Sentinelli nasce quasi per gioco. Ti va di raccontarmi meglio come nasce il vostro movimento?

“Sì, possiamo dire che è nato tutto per gioco un anno e mezzo fa circa. Era ottobre 2014 e all’epoca le Sentinelle in piedi, un’organizzazione di catto-fascisti che sono contro ogni tipo di diritto concesso alle coppie omosessuali, erano molto in voga e “vegliavano”(le loro manifestazioni vengono chiamate “veglie”) a cadenza mensile in tutta Italia. Eravamo venuti a conoscenza di una veglia che si sarebbe tenuta a Milano il 5 ottobre del 2014 in Piazza XXV Aprile, e così per gioco, via Facebook, con quattro/cinque amici, ci siamo detti: “Perché non andiamo lì a prenderli in giro e a vedere cosa fanno?”. A noi sembra proprio una roba fuori dal mondo che ancora oggi ci sia gente che manifesta contro dei diritti, con la sola idea di togliere a qualcuno, lasciando dei privilegi ad altri. Quindi via Facebook, in due o tre giorni, abbiamo creato un gruppo privato in cui abbiamo invitato un po’ di amici. Bene, quella domenica ci siamo ritrovati in più di cento persone. Lì ci siamo inventati una modalità ironica per manifestare, abbiamo preparato dei cartelli in cui ci dicevamo contro qualcosa, ma ovviamente prendendoli in giro: “Siamo contro la difesa a 3 di Mazzarri”, “Sono contro la coda in gelateria da Grom”, “Sono contro la cellulite”…tutta una serie di puttanate per deriderli insomma (ride, ndr). La loro veglia dura un’ora, durante la quale leggono, o fanno finta di leggere, visto che si portano i libri più impensabili, alcuni portano addirittura le istruzioni del forno. Trovandoci lì in cento, abbiamo creato una sorta di girotondo e li abbiamo circondati, Ci siamo resi subito conto che anche i passanti erano propensi verso la nostra manifestazione, visto che molti di loro si sono aggregati a noi”.

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Come vi siete mossi e come si è evoluto il vostro movimento dopo quella prima manifestazione?

“Da quel giorno è nato tutto. Vedendo la partecipazione e l’appoggio dei passanti abbiamo capito come ci fosse bisogno di fare qualcosa. Così nei giorni successivi a quella manifestazione abbiamo creato una pagina Facebook, e da lì siamo stati invasi da mi piace e da gente che ci scriveva. Al momento la pagina ha superato i 57.000 like. Tu non puoi immaginare quanti messaggi privati di sostegno arrivano nella posta dei Sentinelli. Successivamente siamo stati bravi a uscire dal solo ambito della “lotta” alle Sentinelle in piedi, e abbiamo ampliato il raggio d’azione verso la laicità e l’antifascismo. Questo è un paese che nella carta costituzionale riconosce la laicità dello Stato, anche se nella pratica non vediamo proprio questo, basta pensare ai diritti civili per gli omosessuali, o al diritto all’aborto per le donne, al diritto di scegliere come morire per i malati terminali. Insomma abbiamo preso questi due argomenti e li abbiamo fatti nostri, sempre attraverso la nostra modalità irriverente, ironica e allegra”.

 

Che tipo di movimento è il vostro?

“Uno dei punti di forza sei Sentinelli è che è un gruppo trasversale: non è un movimento LGBT, è un movimento che tiene dentro tutto, dagli eterosessuali ai gay, dalle trans alle lesbiche, giovani e anziani. Le nostre donne amano definirsi “carampane” perché abbiamo diverse donne eterosessuali milanesi, sulla cinquantina con figli, che sposano totalmente la causa, e sono tra l’altro tra le più attive del gruppo. Questo si lega al clima che si respira nel paese, ormai non è più una battaglia a stretto raggio della comunità LGBT, abbiamo sfondato quel recinto che prima c’era, perché prima ci si ritrovava ai pride ed eravamo soltanto noi omosessuali a chiedere i diritti, ora il clima è cambiato, abbiamo visto come tanti etero e tante famiglie scendono in piazza per contestare questa ingiustizia, visto che loro hanno dei privilegi mentre c’è chi non ha dei diritti. Un’altra cosa bella dei Sentinelli è che in questi mesi molti ci hanno contattato, molti ci hanno preso come esempio e sono nate tantissime realtà dei Sentinelli: ci sono i Sentinelli di Sesto San Giovanni, a Piacenza, Pavia, Monza, Firenze, Geneva, Torino, Ascoli Piceno. Adesso stiamo lavorando per far nascere anche a Roma la realtà dei Sentinelli. Questo bisogno di laicità e antifascismo, legato a un particolare modo di manifestare, è una macchia che si sta allargando sempre di più”.

 

Adesso, dopo i vostri interventi, le Sentinelle in piedi che fine hanno fatto?

“Sono sparite! Noi un po’ ce ne prendiamo il merito, soprattutto qui a Milano. Loro a ottobre 2014 erano molto forti, anche i media ne parlavano molto. All’epoca le varie associazioni LGBT non vedevano di buon occhio l’andare in piazza a contestare. Si diceva: “Andando lì si fa solo pubblicità a idee retrograde come le loro”. Invece noi abbiamo trovato la modalità giusta per andare in piazza e deriderli. Abbiamo fatto nostro il motto “Una risata vi seppellirà” e la cosa divertente che è successa è che in questo anno e mezzo loro sono praticamente spariti”.

 

Ti faccio una domanda provocatoria. Questa famiglia naturale, di cui si sente tanto parlare, esiste?

“La famiglia naturale non esiste. Esiste in questo modo: quando due persone stanno bene insieme, anche due persone senza figli sono una famiglia naturale, perché c’è il vincolo dell’amore. Due persone decidono di stare insieme e stanno insieme. Non c’è famiglia naturale o famiglia alternativa, siamo tutte famiglie, dove c’è amore c’è famiglia. Punto. Questo è il principio base che tutti dovrebbero semplicemente capire.

Molti si attaccano alla religione o alla biologia, non capendo che la società è cambiata, le famiglie arcobaleno già ci sono. Il voler attaccarsi a queste motivazioni ed esultare per lo stralcio delle stepchild adoption è una cosa indegna. Togliere delle tutele e dei diritti a bambini che già esistono è vergognoso. Il problema è superato. Sono bambini che esistono e devono essere tutelati e garantiti dallo Stato, non possono essere considerati bambini di serie b”.

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Cosa ne pensi del dibattito politico? Da ragazzo omosessuale cosa pensi quando senti certe affermazioni del Giovanardi di turno?

“E’ straziante, nel senso che, tornando al discorso di prima, nel 2016 sentire certe argomentazioni è davvero deplorevole. Però quello che noi possiamo fare, anche come Sentinelli, è creare un clima. A Milano per fortuna, grazie alla giunta Pisapia, alcune cose, anche simboliche, sono state fatte: il registro delle unioni civili, oppure i registri del testamento biologico, altro tema a cui noi teniamo molto. A Milano diciamo che siamo in una bolla di laicità che ci consente di vivere in una città moderna, contemporanea ed europea. Come Sentinelli quello che noi possiamo fare, davanti al dibattito davvero basso della politica, è continuare a fare iniziative, manifestazioni ad ampio raggio. Noi a ottobre abbiamo organizzato a Milano, in Piazza del Cannone, una manifestazione per la laicità. Abbiamo parlato di molti temi, non solo di diritti delle coppie omosessuali, abbiamo parlato di eutanasia, abbiamo avuto un video di Emma Bonino, è venuto in piazza con noi Beppino Englaro, abbiamo parlato di legge 40, abbiamo parlato di 194. Noi cerchiamo di tenere viva la fiammella del clima che possa portare a smuovere coscienze e portare la laicità al centro dell’agenda politica italiana”.

 

Rispetto al ddl Cirinnà si sente dire spesso “meglio che niente”. Qual è la vostra posizione a riguardo?

“Noi abbiamo fatto fatica, nel senso che consideriamo il ddl Cirinnà il minimo del minimo. Era già frutto di un compromesso, era già un testo vecchio, in Danimarca nel 1989 c’era quella legge. All’inizio eravamo critici verso questo testo, ma una volta che è passato in Senato, e nel momento in cui si è andato a votare questo ddl, lo abbiamo appoggiato. Ci siamo detti: “Meglio che niente, cominciamo da questo”. Per non parlare del livello del dibattito in Parlamento in questi mesi che è stato veramente basso; non riuscivano neanche a dire in maniera corretta “stepchild adoption”. Hanno tirato fuori la Bibbia, hanno veramente svilito un dibattito che doveva essere alto, perché qui in ballo ci sono vite, ci sono progetti, ci sono bambini, ci sono sogni. In ogni caso la Cirinnà è un primo passo per l’Italia, è un punto di partenza, non d’arrivo. Non ci possiamo fermare. Nel momento in cui questa legge già monca, già vecchia, passerà in Italia, dal giorno dopo bisognerà continuare a scendere in piazza per arrivare alla parità dei diritti, all’uguaglianza, al matrimonio egualitario, che è l’unico traguardo possibile di un cammino lungo oltre trent’anni”.

 

A volte non ti capita di sentirti invisibile davanti allo Stato?

“Sì, perché appunto noi le tasse le paghiamo, i contributi li versiamo, siamo quelli che garantiscono, grazie al lavoro che facciamo, le pensioni per gli anziani. Vedere che abbiamo solo doveri e non diritti esprime bene quel senso di invisibilità davanti allo Stato. Qualcosa sta avvenendo, qualcosa si sta muovendo, anche se è ancora poco, dobbiamo lottare. Bisogna arrivare a un riconoscimento totale delle coppie omossessuali, anzi della persona omosessuale”.