J-Ax, periferie, musica e riscatto: la rivincita dei brutti [EXTRA]

Ormai non è più un segreto. Qualche settimana fa, come avete avuto modo di leggere sul nostro sito e sulle nostre pagine social, grazie alla segnalazione di Fabio Rovazzi, abbiamo avuto la possibilità di incontrare J-Ax nel suo studio di Newtopia, a Milano. Dall’intervista, che, per chi non lo sapesse, è durata quasi un’ora e mezza, abbiamo cercato di estrapolare i tratti principali della nostra chiacchierata.

 

Tuttavia, come spesso accade quando ti trovi a dover raccogliere la testimonianza di un fiume in piena, il rischio che molte cose vadano perse è molto alto.

 

Ecco perché abbiamo deciso, in via del tutto eccezionale, di proporre ai nostri lettori un contenuto extra, che possa integrare l’intervista precedente con qualche curiosità in più su un personaggio come J-Ax, molto chiacchierato nell’ultimo periodo.

 

Il mercato musicale, come tanti altri, è molto discontinuo e a volte può toglierti più di quello che ti da. Quali erano le tue motivazioni più forti all’inizio?

“Avevo tante ragioni per crederci e tante motivazioni: svoltare economicamente, farla pagare a tutti quelli che non credevano in me, a tutte le ragazze che mi avevano detto di no. E’ stata la mia rivincita. Un po’ come la Rivincita dei Nerd”.

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Hai affermato che negli Anni ’90 avete mandato in pensione una generazione. Però erano gli anni dei grandi cantautori italiani…

“Il periodo d’oro era finito. Negli Anni ’90 ci fu una deriva: Guccini, De Andrè e tanti altri passavano poco. Non voglio fare nomi, ma il trend si era spostato un po’ più sul sentimentale. A noi giovani quella roba faceva cagare, la odiavamo, volevamo vederla bruciare. È stato un caso unico: in Italia non si era mai vista una generazione di musicisti che diceva “la musica italiana è merda”. Io nelle interviste lo dicevo sempre. Oggi, col senno di poi, devo ammettere che mi prenderei a schiaffi (ride, ndr). Credo che però, nonostante le estremizzazioni, fosse la cosa giusta da fare in quel momento. Dire agli altri di darsi una svegliata o mandarli in pensione. Dovevamo ribaltare alcuni valori. La continuità non ci spaventava. Quella di un certo tipo è solita dei regimi dittatoriali, di società patriarcali. Noi volevamo mettere in discussione tutto. Ancora oggi, ogni tanto (e i miei fan lo sanno), mi metto in discussione”.

 

Non hai rischiato di perdere credibilità?

“Sì, però se sei sincero la credibilità non è un problema. Un giorno puoi sempre dire “ho cambiato idea”. Ai tempi, per sottolineare questa cosa, cantavo “se andrò sul metal, sull’r&b o su qualsiasi cosa sarà stilosa e l’importante è che la strofa a te ti manda a casa”. Già ai tempi avevo capito che non era importante su che base o genere stessi cantando, ma che l’importante fosse quello che stavo cantando. Io sono l’unico che fa le hit che parlano di canne e vendono tanto. Gli altri fanno canzoni d’amore per vendere. Quindi me la possono sucare (ride, ndr)”.

 

Nel corso della tua carriera molti dei tuoi brani sono diventati delle hit. Sei riuscito a capire perché una canzone lo diventa e un’altra no?

“Nel caso del mio genere, che credo si possa definire musica crossover, capita che una canzone, più di un’altra, incontri il gusto della massa. Mi è capitato con Così com’è, il terzo album con gli articolo 31, Domani smetto, Italiano medio e Il bello d’esser brutti. Credo capiti quando argomenti di cui il mainstream non parla si appoggiano su forme musicali inusuali. Il risultato, come mi è successo, può essere quello di dar vita a uno dei dischi più venduti dell’anno. Aiuta anche l’ispirazione: se c’è il pubblico se ne accorge. A me i Coldplay, per esempio, non piacciono (cito loro per non scomodare artisti italiani), però si percepisce che il frontman sia realmente preso quando scrive i testi. Questa è una cosa che il pubblico sente e apprezza. L’emozione vince sempre e pezzi che hanno alle spalle un vissuto significativo possono andare di più”.

 

Ti sei impegnato in prima persona in campagne sociali come Tocca a noi di MTV. Credi sia un dovere per un’artista metterci la faccia?

“Oggi sì. Hai citato Tocca a noi, che però non ha avuto il seguito sperato. Quando c’è una deriva populista che tende a dire alla gente che è colpa degli immigrati, che spinge al razzismo, all’omofobia, se hai una voce in capitolo (come può essere nel caso di un artista) devi metterci la faccia”.

 

Al di là dell’artista, che conoscono tutti, dicci qualcosa di più su di te, Alessandro. Quali sono i tuoi hobby?

“Io, come avrete ormai capito, sono un nerd a tutti gli effetti. Sono appassionato di tecnologia e gaming, oltre ad essere un fanboy di tante cose tra cui Apple. Ho un sacco di console, anche se, vista l’età, sto cercando di limitarmi un po’. A casa ho un pc da gamer e nel 2006 avevo un account Warcraft. Questi sono i miei grandi hobby! Alcuni hanno la passione per gli orologi, la barca o la macchina, io ho quella per tutte le cose nerd che desideravo da piccolo. Dietro di voi, per esempio, c’è un’arcade, una macchina da gamer che ho progettato e costruito io. Si apre tutta. È la mia passione”.

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È una passione che ti coltivi anche a casa? Com’è casa tua?

“A casa mia è difficile, vivo con mia moglie!! Però ho un’area con una vetrina, dove dentro ci metto tutte le cose da nerd. Poi ho anche la mania di nascondere tutte le apparecchiature. Ho tutto nascosto dietro a un mobile. Per farvi un esempio, mia mamma mi ha regalato l’AppleTv, così, adesso che ne ho due, a una sostituisco l’alimentatore e quella vecchia la installo in macchina”.

 

È tutta una parte di programmazione e setup difficile da fare. Fai tutto da solo?

“Se riesco sì. A volte, però, faccio delle grandi cagate e spacco tutto. Non sono bravissimo, ma è il mio hobby: chissene frega. A volte mi manca il tempo e finisco con il lasciare alcuni progetti a metà”.

 

Che libro stai leggendo?

Ready player one di Ernest Cline. Lo consiglio a tutti, perché spiega come sarà il nostro futuro. E’ ambientato nel futuro e racconta di un mondo virtuale creato da un programmatore a causa del sovraffollamento e dell’inquinamento che colpiscono il Pianeta Terra”.

 

Che musica ascolti in macchina?

“In macchina di solito non ascolto cd, ma metto la playlist di Spotify. Ci ho messo dentro di tutto: dal rap al country passando per il punk-rock”.