Guido Bachatero, una vita a ritmo di sogni e passione

Un curriculum di tutto rispetto, che lo proietta di diritto tra i maggiori interpreti italiani della bachata, il celebre ballo di coppia di origine latino-americana che negli ultimi anni è entrato prepotentemente nelle sale da ballo delle discoteche di tutto il mondo. Stiamo parlando di Guido Bachatero, trentenne di Garbagnate Milanese, che, grazie alla sua dedizione, al suo impegno e alla sua caparbietà, non solo ha conquistato traguardi importanti nel panorama internazionale della sua disciplina, ma è anche riuscito a coronare uno dei suoi sogni più grandi: aprire una scuola tutta sua.

 

Diplomato nel giugno 2010 come Istruttore Danze Caraibiche alla L.U.I.S. (La Universidad Internacional de la Salsa), attestato riconosciuto dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), oggi Guido è fondatore e insegnante di bachata sensual presso la scuola di ballo ASD Primera Vez.

 

Grazie alla segnalazione di Giuseppe Bruno Eight ho avuto modo di fare due chiacchiere con lui in un bar di Milano. I suoi esordi, la sua grande passione per il ballo e la voglia di trasmettere la sua energia ai suoi allievi hanno scandito la nostra conversazione. Questa l’intervista.

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Guido, vorrei partire con te dalla motivazione che ci ha dato Giuseppe quando ci ha segnalato la tua storia: “un ballerino che ha fatto molti sacrifici per seguire la sua passione, riuscendo a fondare una scuola di danza”. Ti rispecchi in queste parole?

“Si, direi proprio di si. Anche se quello che sono oggi, oltre ad essere frutto di molti sacrifici, è la coronazione di veri e propri sogni. Tre per la precisione. Ho fatto diversi sport nella mia vita: basket, nuoto, karate. Tuttavia non sono mai riuscito a portarli a termine. Non mi sentivo bravo e non ho mai avuto poi grossi riscontri. Almeno fino a quando ho scoperto il ballo, che di fatto è nato come un piacere e poi, con il tempo, si è trasformato in una vera e propria passione. Ho iniziato a ballare dieci anni fa e da allora non ho più smesso”.

 

Quali erano i tuoi tre sogni?

“Il primo era quello di ballare con gli artisti internazionali che per me erano il top. Ho passato tanto tempo a vedere i loro video su Youtube e a sognare un giorno di poterli anche solo incontrare. Il secondo era quello di diventare maestro di ballo e il terzo, per niente banale, quello di aprire una scuola tutta mia. Strano ma vero, non chiedermi come, sono riuscito a realizzarli tutti e tre”.

 

Guido Bachatero è il tuo nome d’arte. Che significato ha?

“Nel mondo della bachata, per anni, quando chiedevi a qualcuno del settore di dirti il nome di un artista molto bravo nessuno sapeva dare una risposta. Forse perché reputavano la bachata uno stile molto banale. Io invece ho cercato su internet e ho scoperto dei personaggi meravigliosi, scoprendo, tra le altre cose, uno stile che qui in Italia non c’era ancora. Così mi sono creato il mio nome e il mio stile e ho cercato di differenziarmi dalla massa. Ho iniziato così il mio percorso nel tentativo di fare qualcosa di diverso. Ho lavorato come animatore nelle discoteche per farmi vedere e ho cercato di acquisire esperienze e competenze attraverso stage presso diverse scuole e diversi insegnanti. Nessuno però riusciva a darmi quello che volevo, così ho cercato, senza presunzione, di crearmi uno stile mio nel tentativo di divulgarlo. Ho trovato molti consensi e tanti, invece, che mi dicevano che la mia non era una bachata. Sono riuscito a diplomarmi e a diventare maestro, fino a quando, nel 2012, sono riuscito a fondare il mio progetto (non amo chiamarla scuola).

 

Com’è stato questo approccio imprenditoriale al mondo del ballo?

“Ho fatto tutto da solo, gestendo la parte amministrativa, fiscale, legale e operativa della mia scuola. E’ stato massacrante. La passione e il sostegno dei miei genitori, però, mi hanno permesso di realizzare questo sogno. L’ho chiamata ASD Primera Vez (Prima Volta, ndr), perché la prima volta è importante per tutti. Volevo che il mio progetto avesse un senso. Il nome non ha a che fare con il ballo, ma, come la prima volta di ogni cosa, resta nel cuore. Sono arrivato ad avere 80 allievi. Una soddisfazione immensa. Certo, i cavilli burocratici, legali e fiscali fanno paura e il rischio di rimetterci personalmente è molto alto, ma per ora è un progetto che porto avanti con ottimi risultati”.

 

Per te il ballo, nonostante l’aspetto imprenditoriale, non è un lavoro. È una scelta?

“Assolutamente si. Per esempio, sai qual era l’unica differenza tra me e gli altri artisti presenti al BachataDay? Che loro vivono di questo. Io no. Io lo faccio per passione, ho un altro lavoro. Sono impiegato in un’azienda di telecomunicazioni. Lascio che le due cose corrano su due binari paralleli. Non voglio che il ballo diventi un’ossessione. Se mettessi la bachata in tutte le mie giornate, inevitabilmente con il tempo verrebbe meno l’entusiasmo e io non voglio che accada. Bisogna darsi delle regole, altrimenti non duri 10 anni. I miei competitor, facendolo per lavoro, hanno iniziato a vedere le persone come banconote. E’ triste. Giustamente se lo fai per lavoro devi viverci, ma non è quello che voglio io. Poi io sono un romanticone. Nel mio futuro vedo una famiglia e voglio un impiego stabile che possa garantirmi serenità. Il ballo in Italia non può darti sicurezza economica”.

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A che punto è la tua disciplina in Italia?

“C’è un concorso in Italia che si chiama BachataDay. È il primo congresso nato in Italia che, da quattro anni, raccoglie tutti gli artisti di fama mondiale, esperti in bachata, e li mette su un palco. E sai una cosa? Molti sono gli stessi artisti che guardavo io 10 anni fa su Youtube. Anche quest’anno ho partecipato e per me è sempre una grande emozione. Negli ultimi anni la bachata ha preso molto piede in Italia. Ogni volta che si va in discoteca con doppia sala, la serata latino non manca mai”.

 

Te lo ricordi il tuo approccio al mondo del ballo?

“Tutto è iniziato in un villaggio turistico all’età di 15/16 anni. Un giorno sentii una canzone e l’istruttore iniziò a ballare quella che secondo lui (ride, ndr) era una bachata. Io mi innamorai di quel ritmo. Ricordo che la canzone era Obsesion degli Aventura. Ho iniziato a capire che volevo imparare, così ho frequentato una scuola a Garbagnate Milanese per due anni e poi ho iniziato a studiare per diventare maestro”.

 

Il ballo, come tutte le attività fisiche, non può essere per sempre. Come si può fare i conti con una passione a tempo determinato?

“L’unico modo per mantenere la passione attiva a lungo è creare la possibilità di trasmetterla, di lasciare il tuo bagaglio culturale a un tuo allievo”.

 

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera?

“Avere tre sogni e realizzarli tutti e tre, credimi, è molto emozionante. Sicuramente diventare insegnate e sentirmi riconosciuto in quanto tale dai miei allievi, che mi chiamano master, è una cosa che riempie il cuore di emozione e di orgoglio. Il riconoscimento più grande è senza dubbio vedere che loro, a loro volta, vengono riconosciuto grazie a quello che gli ho insegnato. È una cosa bellissima. Uno dei momenti più emozionanti, però, resta la fondazione della scuola. La cosa bella è che quando realizzi un sogno, poi devi intentarne ancora qualcuno perché bisogna sempre sognare. Un altro momento molto emozionante è stato quando, in vacanza a Santo Domingo, patria della bachata, sono andato in un locale del posto dove era in corso una gara. Ho partecipato e sono arrivato secondo. E’ stata una cosa bellissima. Pensa, abbiamo partecipato senza pagare nulla e abbiamo vinto dei soldi. In Italia partecipi pagando e vinci una medaglia. E’ una questione culturale”.