Fabrizio Biasibetti, una pagina Facebook per un sogno memorabile

“Quella di Commenti Memorabili è una di quelle storie belle da raccontare, ma che di solito nessuno sta a sentire poiché troppo impegnato a non vomitare l’anima dopo un aperitivo molesto a base di birra scadente da discount e salatini scaduti nel 2006”.
Con queste righe si apre proprio il libro di Commenti Memorabili, una delle realtà social più grandi e influenti in Italia, che oggi può vantare quasi un milione e mezzo di seguaci. Effettivamente sì, questa è una bella storia da raccontare, soprattutto per il fatto che oltre la pagina Facebook di enorme successo si nasconde la storia di un ragazzo che ha trovato proprio nel mondo dei social l’occasione per dare la sterzata a una vita che non sentiva più sua. Stiamo parlando di Fabrizio Biasibetti, ventottenne di Carmagnola (città in provincia di Torino, ndr), che grazie a una dedizione formidabile, che potrebbe essere riassunta nel suo motto che più volte mi ha ripetuto “Get rich or crepa sulla tastiera”, sta realizzando il sogno di aver creato qualcosa di suo all’interno del mondo che da sempre l’ha affascinato e incuriosito: internet.
Grazie alla segnalazione di Emiliano Negri, ho avuto la possibilità di conoscerlo. Ci ha raggiunti un sabato mattina a Milano e, una volta seduti al tavolo di un bar, ha avuto modo di raccontarmi la sua storia personale, i suoi sogni e le curiosità della sua divertentissima pagina.

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La prima volta che ci siamo sentiti al telefono mi hai detto che credi di avere una storia personale interessante. Ti va di raccontarci il tuo percorso?

“Io mi sono diplomato nel 2007 in una scuola alberghiera, quindi non avevo mai studiato nulla di informatica o comunicazione, anche se ho sempre avuto delle capacità artistico-informatiche. Sono però da sempre un appassionato del fenomeno internet come movimento sociale. Una volta uscito dall’alberghiero non sono neanche andato a fare il cuoco o il cameriere, ma ho sempre fatto lavori di cui non me ne fregava nulla giusto per portare a casa la pagnotta. Poi però mi sono trovato a ventisette anni col posto fisso, con una ragazza, insomma quello che normalmente un ventisettenne dovrebbe voler raggiungere. Io però dentro di me sentivo che quella non era la mia strada. Tutto è cambiato quando ho avuto una sorta di crisi esistenziale nel settembre 2014. Mi ero reso conto che quella vita non mi apparteneva, un po’ come San Francesco quando si è levato i propri abiti…una cosa simile, ovviamente molto più ignorante. Mi sono trovato dall’oggi al domani a lasciare il lavoro, abbandonando di fatto la strada che avevo intrapreso fino a quel momento”.

 

Com’è arrivata l’idea di aprire Commenti Memorabili?

“Nel corso di questa crisi, che è durata più o meno da settembre alla fine di quell’anno, ho deciso, mentre ero a casa completamente in bambola, di aprire Commenti Memorabili, semplicemente seguendo la mia passione per internet. L’idea mi venne perché notavo sempre più spesso che mi facevano più ridere i commenti degli utenti rispetto ai post delle varie pagine che seguivo. Mi sono detto: “E’ un peccato che ogni volta alcuni commenti vadano persi”. Pensandoci mi è venuto in mente che se avessi preso quel commento che mi faceva ridere e l’avessi schiaffato sopra il post a cui faceva riferimento sarebbe stata una cosa immediata che poteva sia dare risalto al commento che generare ilarità. Quindi con capacità scandalose di uso di programmi grafici, però con la voglia di farlo, ho deciso di provarci. Ho aperto la pagina il 25 ottobre del 2014, iniziando a fare queste cose”.

 

Quando hai cominciato a capire che questa poteva essere un’opportunità concreta?

“Ho cominciato a crederci quando sono arrivato a 100.000 like. Mi ricordo che per me all’epoca era un traguardo incredibile. Ero contentissimo e Daniele (admin di Calciatori Brutti), che mi aveva un po’ preso sotto la sua ala, mi ha scritto questa frase: “Adesso devi decidere se lasciare che questa cosa rimanga un gioco, oppure farla diventare un’opportunità”. Poi a giugno ho avuto la fortuna di incontrare quello che poi sarebbe da lì a poco diventato il mio socio per quanto riguarda la parte commerciale. Adesso siamo una bella squadra. Io senza di lui a quest’ora sarei ancora un admin che gestisce una pagina senza prospettive o quasi, con lui abbiamo fatto il passo ulteriore per poter trasformare tutto questo in un lavoro vero e proprio”.

 

Visto che ormai è la tua vita, che cos’è internet e cosa significa per te?

“Internet secondo me è lo strumento più potente che sia mai stato dato in uso alla popolazione. Chiaramente, secondo me, in Italia come al solito siamo indietro anni luce e forse arriveremo a capirlo fra dieci o vent’anni. Le aziende ancora non capiscono quanto sia potente internet, perché sono ferme alla mentalità di dieci anni fa dove la televisione dominava incontrastata, invece non è più così. Per rispondere più direttamente alla tua domanda, per me internet è ed è stato uno strumento fondamentale per la mia crescita personale, perché mi ha dato la possibilità di imparare tantissime cose. Poi nel mio caso ha anche rappresentato una salvezza, l’apertura di ciò che poi è diventata, ed è quantomeno per il momento, la mia strada…poi magari tra due mesi mi trovate sotto un ponte a litigare coi barboni per una bottiglia di Tavernello (ride, ndr)”.

 

Dietro la tua pagina che lavoro si nasconde? Com’è la vita di un admin?

“E’ una vita di merda (ride, ndr). Chi vede la pagina da fuori potrebbe pensare “Be’ che ci vuole?”. In realtà non è così semplice. E’ da un anno e due mesi che praticamente sono rinchiuso in casa a lavorare. Quest’estate l’ho passata con quaranta gradi nella mia camera a lavorare dalle nove di mattina alle dieci di sera. Non è da tutti, anche perché questo è un lavoro, e dico con orgoglio la parola “lavoro”, che ti occupa tutti i giorni della tua vita. Ci sono molte cose che bisogna controllare e curare. Innanzitutto c’è un’operazione di fidelizzazione che passa proprio dal creare un rapporto con l’utente, rispondendo ai messaggi, creando interazione in pagina, dando anche delle linee guida con le parole utilizzate nelle descrizioni. Poi c’è un lavoro enorme per la ricerca che porta via moltissimo tempo. Oltre a questi aspetti c’è anche un lavoro, che io chiamo artistico, per cercare di capire quali argomenti trattare e in quale momento. In realtà funziona tutto a flusso d’utenza, la cosa più difficile del mio lavoro è capire cosa l’utenza vuole e quando la vuole. Non ti nascondo che un buon 70% di quello che metto su CM non lo metto tanto perché io lo trovi davvero divertente, ma perché so che in quel momento quella cosa può funzionare”.

 

Spesso da fuori forse non si percepisce il lavoro che c’è dietro…

“Questa è una cosa a cui tengo molto. In Italia abbiamo un’utenza che non riesce a concepire quanto lavoro ci sia dietro la gestione di una pagina. Le persone sono convinte che CM sia gestito da dieci, dodici persone, quando in realtà a gestirla sono solo. Oltre a questo, e secondo me è la cosa più grave, non è in grado di capire che quello che facciamo di fatto è un lavoro. Quando uno ti offre dei contenuti, ti dà intrattenimento, così come può fare la televisione, e occupa un sacco di tempo per fare questo, secondo me va considerato un lavoro a tutti gli effetti. Mi piacerebbe, così come tutti quei ragazzi che come me stanno dedicando la vita a questo, essere un po’ un precursore di quello che magari tra dieci o vent’anni sarà una figura lavorativa riconosciuta a tutti gli effetti”.

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C’è un commento memorabile che ricordi più degli altri?

“La cosa che mi dispiace nel fare quello che faccio è che ormai mi sono un po’ assuefatto ai commenti. Mi ricordo che quando ho iniziato passavo le ore a ridere, adesso trovare qualcosa che mi faccia davvero crepare è raro. Uno che all’epoca mi aveva fatto proprio morire dal ridere era stato il post di un palestrato brasiliano che si era iniettato un sacco di roba nelle braccia. In pratica era uscita la notizia che gli era esploso proprio il braccio e c’era la foto di lui tutto unto e marroncino; la notizia recitava “Brasile, si inietta olio e alcol nelle braccia per somigliare all’incredibile Hulk”, e il commento diceva “E invece sembra un croissant” (ride, ndr). Un altro che invece è proprio memorabile, secondo me tra i migliori mai scritti, è quello del rebus di Lapo Elkann, che tra l’altro ha fatto record di numeri su CM, “Pippo come un re”. Quel commento ha tutto quello che un commento deve contenere: è breve ma allo stesso tempo geniale perché prende spunto dall’immagine che stai guardando e la sintetizza perfettamente”.

 

In pochissimi sanno che sei tu il creatore di questa pagina. Vuoi spiegarmi questa scelta?

“E’ vero, quasi nessuno sa che sono io a gestire Commenti Memorabili. Questo deriva un po’ dal mio carattere, sono una persona che preferisce far parlare il proprio operato, e poi ho sempre concepito CM come una comunità. Io vorrei che CM, prima di essere una realtà famosa, fosse una comunità di persone, che magari hanno avuto una giornata di merda e si trovano lì dieci minuti al giorno e ridono insieme. La cosa più bella per me non è guadagnare, quanto ricevere per messaggio privato i ringraziamenti delle persone. Mi hanno scritto dall’ospedale: “Sono appena stato operato, devo stare attento a non ridere troppo perché mi si strappano i punti”. Oppure: “C’è mio padre che sta male e grazie a voi riesco a evadere un attimo”. Queste sono le soddisfazioni più grandi in assoluto”.

 

Secondo te la tua pagina sta cambiando il modo di concepire i commenti sui social? E per quali ragioni ha avuto tutto questo successo dal tuo punto di vista?

“Ti dico orgogliosamente sì. Partiamo dal presupposto che da quando ho iniziato il livello di qualità di commenti su Facebook è amentato molto. Adesso per emergere devi veramente creare qualcosa di geniale. Questa è una cosa che mi rende orgoglioso, perché facendo così è aumentato il livello di genialità e di sforzo artistico che una persona deve fare per emergere.
CM funziona per tre motivi secondo me: il primo perché può trattare di argomenti a trecentosessanta gradi, e questa è una cosa che in Italia non può fare praticamente nessuno. La seconda ragione è che dà la possibilità alla gente di emergere e questa è una cosa che da sempre ti premia. Io vedo persone che quando finiscono su CM impazziscono, lo dicono pure alla madre. Il terzo motivo è che CM ha trovato qualcosa che non c’era e l’ha portata alla ribalta, e questa, per quanto sia una cosa semplice, è quello che ha fatto fare il salto di qualità”.

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Ci vuoi spiegare un po’ come è nata la storia di Lucia Javorcekova?

“Era un venerdì e io stavo facendo il mio classico lavoro di ricerca. Ad un tratto, nelle pagine consigliate, non chiedermi per quale motivo, forse perché stavo ancora cercando Emily Ratajkowski, mi esce questa Lucia Javorcekova. Mi sono detto: “Chi è sta gnocca senza senso!?”. Sono andato a vedere la sua pagina e ho visto che era straniera e sconosciuta, in più con un cognome difficile da dire, insomma mi sono buttato. Ho impostato il primo post con lei, spiegando semplicemente chi era, dicendo che tanto Emily non le avrebbe mai “uscite”, quindi ho invitato gli utenti ad andare da lei. Nel giro di due giorni la sua pagina è passata da diecimila a duecentomila fan. Poi per fortuna sono riuscito ad entrare in contatto con lei e ho anche avuto modo di conoscerla…anche se non come avrei voluto (ride, ndr). Ci siamo visti in occasione della sua prima serata in Italia, ad Alba che è vicino a casa mia. Adesso siamo rimasti in buoni rapporti. Cosa ho imparato da questa esperienza? Ho capito che CM ha delle abilità da influencer devastanti. Bisogna stare però attenti perché è anche una responsabilità incredibile”.