Antonio Del Maestro, il web tra viral e innovazione

Ha solo 19 anni, ma di lui con ogni probabilità sentiremo parlare molto in futuro. Si tratta di Antonio Del Maestro, che per i più suona come l’ennesimo millenials bravo a smanettare sul web, ma che invece da anni si è affermato come autentico genio del viral e sviluppatore e programmatore di enorme talento.

 

Di lui avete sicuramente sentito parlare in occasione dell’uscita del videogioco online Marò Slug, realizzato con il collega e amico Emiliano Negri. Le critiche sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani (ma anche indiani), però, non hanno minato l’entusiasmo e la voglia di Antonio, che continua a perseguire i suoi progetti presenti e futuri.

 

Cos’è oggi il web per chi ci è nato dentro? Come può essere messo al servizio di tutti? A spiegarcelo è stato proprio lui, che, grazie alla segnalazione di Samuele Maffizzoli, ci ha dato la possibilità di fare una bella chiacchierata. Questa la nostra intervista.

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Antonio, sei giovanissimo e molti non hanno ancora sentito parlare di te. Raccontaci un po’ chi sei.

“Oggi sono studente all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove frequento un bachelor in Science in Business and Economics. Lavoro tra Roma e Milano, facendo un po’ avanti e indietro. Faccio consulenza per agenzie, startup e adesso anche per il Ministero del Lavoro. Nel tempo libero mi diverto a creare videogiochi (tra cui Marò Slug). Ultimamente sto lavorando molto per La Fabbrica del Degrado, cercando di potenziare il loro network. Collaboro con loro offrendo le mie conoscenze nel campo del management e dell’advertising. A febbraio partiremo con tutto il piano editoriale delle 7/8 pagine che gestiscono. Inoltre, a marzo del 2015, ho aperto con un mio socio, Renzo Cerbo, una società in Florida, che si occupa di sviluppo di applicazioni e piattaforme per le startup”.

 

Quali sono i tuoi interessi e le tue passioni?

“In primis la fotografia. Ho un progetto fotografico su Instagram, chiamato Lego Travel, di cui dopo ti parlerò. Fino a poco tempo fa suonavo anche la chitarra classica, ma poi per colpa del lavoro ed esigenze personali ho smesso. Un’altra mia grande passione è il blogging. A 15 anni ho cominciato scrivendo per un giornale locale. Avevo due rubriche: una sui giovani e una sull’informatica. Poi questa passione per lo scrivere si è sviluppata nell’esigenza di creare un aggregatore di blog che si chiamava Io Posto. Purtroppo, però, come spesso capita, l’entusiasmo è andato scemando e abbiamo preferito chiudere. Da quell’esperienza mi sono portato dietro due ragazzi, che adesso scrivono per La Fabbrica del Degrado. Ci stiamo occupando anche di progetti come Che Schifo il Web, un sito ancora in fase di costruzione dove scriveremo critiche sui trend, bufale, ecc.”.

 

Sei ideatore e sviluppatore di tanti progetti virali, tra cui Marò Slug, che ha avuto un grande successo sul web. Quali sono i requisiti che deve avere un prodotto per emergere in rete?

“Guarda, una volta mi hanno fatto una domanda simile, chiedendomi cosa dovesse avere un contenuto per andare molto sul web, facendomi proprio l’esempio di Marò Slug. Non c’è una ragione precisa o una regola scritta: sono fenomeni che funzionano senza una logica precisa. Ovviamente il contenuto dev’essere buono. Marò Slug aveva il vantaggio di toccare contemporaneamente la satira e la politica. Di conseguenza è finito nella cassa di risonanza di molti media. Però c’è sempre una percentuale di fortuna: il web è strano e non puoi prevederlo. Noi sapevamo che postando il gioco su un determinato gruppo Facebook avremmo avuto la giusta visibilità. Un contenuto particolare e originale, portato a conoscenza delle persone giuste, è un ottimo punto di partenza”.

 

A proposito dell’imprevedibilità di Internet. C’è un aneddoto legato a qualche tua trovata?

“Il più divertente è stato quando ho creato l’account falso della Ceres. Ti spiego com’è andata. Un martedì mattina della scorsa estate, mi sono svegliato e ho notato che l’account Twitter di Ceres doveva essere ancora approvato. Ovviamente, non essendo ancora stato riconosciuto come ufficiale, erano presenti altri due profili minori. Così ho pensato di crearne uno fake anche io. Dopo averlo creato, l’ho collegato a un algoritmo, una cosa progettata da me che vogliono in tanti. E’ un programma che crea delle interazioni sugli account, eseguendo, secondo un’intelligenza artificiale, delle azioni come like, retweet e follow. In poche parole, riesce a capire se una persona è più propensa a ricambiare una determinata interazione o no. E’ un algoritmo che ho cominciato a testare a ottobre 2014 su Instagram. Su Twitter, in un mese, sono riuscito a quadruplicare le impression sui tweet di un account di una pagina molto seguita, con un incremento del 400%, da 550mila a 2,2 milioni. Creare l’account e collegarci il mio algoritmo è stato un attimo. In 36 ore sono diventato per tutti quanti l’account ufficiale di Ceres. Se vai a vedere sulla mia pagina Facebook, ci sono le mie conversazioni con Red Bull Italia, BMW, Paddy Power e molti influencer. Ceres mi ha poi invitato a Milano per incontrarmi. Quando mi sono presentato all’incontro, non avendo un nome per l’appuntamento, alla reception ho spiegato chi fossi. Dall’ufficio è uscita una ragazza che mi ha portato dentro per un orecchio, dicendomi che quando ho fatto lo scherzo era il suo primo giorno di lavoro e che l’ho costretta a lavorare fino alle 23. Quando sono entrato in ufficio mi hanno guardato tutti malissimo, poi però hanno smorzato la tensione con un applauso. Abbiamo giocato a biliardino e, tra una birra e un’altra, abbiamo parlato un po’ ”.

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I paragoni si sprecano. Il fatto che hai solo 19 anni volge solo a tuo vantaggio. Ti hanno mai paragonato a qualcuno? A Mark Zuckerberg per esempio?

“Guarda, mi hai fatto venire in mente quando chiamarono Matteo Achilli, fondatore di Egomnia, lo “Zuckerberg italiano”. Non so se te lo ricordi. Ecco Egomnia poi è fallito, quindi…(ride,ndr).

 

Cos’è per te il Web? Lavoro o svago?

“Bella domanda. Per ora è la mia vita. Non mi stacco un attimo, che sia per svago o per lavoro. Tutti gli amici che ho li ho conosciuti collaborando con loro per un progetto web. Tutte le persone con cui lavoro le ho conosciute grazie al web. Al web devo tutto”.