Bassel Moussa, la mia arte figurativa tra origini e innovazione

La storia ci ha insegnato che l’Italia è sempre stata il paese dell’arte e della cultura. Al giorno d’oggi, però, alcuni sembrano averlo dimenticato e coloro che sono chiamati a ricordarcelo, promuovendo e diffondendo il patrimonio culturale che i grandi maestri ci hanno lasciato, spesso non sono in grado di farlo, finendo addirittura per sminuirlo. Basta guardarsi intorno per accorgersene. Basta vedere lo stato di conservazione di alcuni monumenti o leggere i dati sui fondi destinati alla cultura, per capire che qualcosa non funziona. Non è la creatività a mancare, sia chiaro, quanto piuttosto gli strumenti per esaltarla.

 

In un contesto culturale che in passato ha sempre scatenato l’invidia e la gelosia di tutto il mondo e che oggi vive decisamente sottotono, le personalità artistiche e creative non mancano.

 

Grazie alla segnalazione di Davide Parisi, abbiamo avuto modo di incontrare nella sua casa a Milano, Bassel Moussa, artista siriano trasferitosi in Italia pochi anni fa. Con lui abbiamo parlato dell’arte in tutte le sue declinazioni, oltre che della visione personale di un artista arrivato da lontano con la voglia di arricchire, nel suo piccolo, il nostro patrimonio culturale. Questa la nostra chiacchierata.

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Bassel, per cominciare, ci spieghi chi sei e in cosa consiste la tua attività?

“Mi chiamo Bassel Moussa, per gli amici Bass, e sono arrivato qui in Italia dalla Siria, nel 2009. Mi occupo di arte figurativa e non solo. Dopo avere studiato Belle Arti all’università di Damasco, ho deciso di trasferirmi qui per tentare di vivere della mia passione. Fino a 10 mesi fa lavoravo in una azienda dove principalmente mi occupavo di grafica, ma un susseguirsi di episodi mi ha portato a fare una mossa un po’ coraggiosa e anche rischiosa: licenziarmi per dedicarmi con libertà e a tempo pieno alla mia arte, sebbene sia molto difficile riuscire a vivere esclusivamente di questo. Io ci provo”.

 

Perché hai scelto l’Italia? Hai trovato quello che ti aspettavi?

“L’Italia è notoriamente il Paese che più nella storia ha contribuito alla cultura e ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’arte. Io stesso ho studiato, all’università di Damasco, le grandi figure e i grandi artisti di questo Paese e ne sono rimasto affascinato al punto tale di decidere di venire a viverci. All’inizio è stato complesso, anche a causa della lingua, ma un amico, che viveva già qui in Italia, mi ha aiutato a fare i primi passi, a sistemarmi e a integrarmi. Ovviamente i tempi cambiano e il mondo artistico che esiste ora, in Italia, ha subito dei mutamenti profondi, diventando pieno di difficoltà. Forse mi aspettavo di trovare una situazione un po’ differente, non te lo nascondo, perché esistono aspetti di questa realtà che, a volte, ostacolano la possibilità di espressione di un artista. Milano, per esempio, è ricca di eventi e di attività, ma spesso, se non hai i contatti giusti o un seguito già affermato, è quasi impossibile esporti. Non è tutto un male ovviamente, ma le dinamiche che ci sono dietro fanno sì che non siano necessariamente i “più bravi” a ottenere dei risultati. Il fatto che ci siano così tanti artisti, o presunti tali, ha creato anche una sorta di sovraffollamento forse. In più ho notato che talvolta si preferisce seguire quelle che sono le mode che arrivano da altri Paesi, gli stili di artisti che magari sono già affermati all’estero; un po’ di pigrizia nell’osare insomma”.

 

Dici che quindi si ha paura di rischiare? E come fare allora per essere originali e innovativi?

“Rischiare è sempre molto difficile, perché si ha paura di non essere compresi o di non riuscire ad attirare l’attenzione sul proprio lavoro e allora, a volte, la scelta è quella di seguire una moda già consolidata, che possa farti riscontrare l’apprezzamento quasi certo di un pubblico. Secondo me è importante pensare che l’arte sia invece libera da regole. Questo ti permette anche di essere davvero innovativo. Anch’io ho cambiato un po’ il mio stile da quando sono arrivato qui. Alcuni mi dicevano che le mie opere erano troppo “orientaleggianti” e “articolate” perché i tratti della mia cultura si notavano molto. Ho cercato di seguire i consigli senza però abbandonare la mia visione artistica e la mia storia e così ho iniziato a realizzare opere con dei tratti più minimalisti, ma nei quali rimanesse l’influenza delle mie origini e del mio mondo artistico. Innovazione per me vuol dire avere la capacità di trarre spunto dal passato ma arricchirlo con la propria storia, con il proprio stile e con quello che ti piace fare, senza scadere nella provocazione squallida e inutile”.

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A proposito della tua arte, cosa vuoi trasmettere?

“Come ti dicevo, credo che il bello dell’espressione artistica sia che possa essere libera da regole e quindi ti possa permettere di raccontare la realtà come tu la immagini e vuoi comunicarla. I colori, i tratti, e le forme che ha la realtà, nell’arte possono diventare qualcosa di diverso in base alla propria immaginazione. Io ad esempio ho fatto un progetto per dei bambini, e ho iniziato a raffigurare molti “uccellini” in alcune mie opere. Essi non sono rappresentati in maniera realistica, sono raffigurati utilizzando la fantasia e hanno dei tratti un po’ diversi da quelli della realtà, eppure anche i bambini, con la loro immaginazione e la loro capacità intuitiva, riescono a capire che si tratta di uccelli. Questo è molto bello, perché ti dimostra che puoi uscire dagli schemi e dalle regole e rappresentare quello che vuoi nel modo in cui vuoi, facendoti capire lo stesso. Mi piace l’idea di dare sfogo alla mia creatività e sperare che venga compresa dagli altri”.

 

Quanto è importante raccontare la propria storia con la propria arte? Tu, ad esempio, hai vissuto in Siria fino al 2009 e poi sei giunto qui in Italia, racconti anche questo?

“E’ molto importante ricordarsi e ricordare la propria storia anche attraverso l’arte. Io so, ad esempio, che da artista il mio dovere potrebbe essere anche quello di raccontare la Siria e la mia cultura, cosa che infatti faccio. Ho scelto però di raccontarla nel modo che preferisco e che si differenzia da come, a volte, viene raccontata da altri. Non vorrei entrare nel merito di questioni politiche, ma spesso capita di vedere l’opera di alcuni artisti o di fotografi che rappresentano una Siria devastata, un popolo che soffre a causa della guerra. Quello non è il mio modo di rappresentarla e non è nemmeno la Siria che ricordo quando sono partito. Io cerco di raccontare le mie radici e le mie tradizioni, trasmettendo però anche la serenità e la gioia, quella parte positiva della mia cultura e della mia esperienza che vorrei arrivasse a chi guarda un mio lavoro. Sono due modi differenti di raccontare una propria realtà ma io preferisco così”.