Max Sardella, calciatori e social network: la comunicazione 3.0

“Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo”. Era il 1989 e il professore John Keating, interpretato da un indimenticabile Robin Williams, nel film “L’attimo fuggente”, parlava così alla propria classe del collegio maschile di Welton, intimando ai ragazzi di “cogliere l’attimo” e di non sprecare nessuna occasione valida per rendere straordinaria la propria vita. Un’interpretazione che all’attore americano valse un posto nell’olimpo dei più grandi di Hollywood, ma che in tutto il mondo, per anni, ispirò milioni di ragazzi.

 

Tra questi (parole sue), c’è anche Max Sardella, 35 anni, foggiano di nascita ma milanese di adozione, con un passato, un presente e soprattutto un futuro nel mondo della comunicazione. Prima 10 anni vissuti in simbiosi con la musica, in cui come cantautore e compositore si è tolto parecchie soddisfazioni (tra cui l’apertura di un concerto di Lucio Dalla), poi una formazione e un inizio da copywriter. Oggi, dopo anni nel mondo della comunicazione classica, Max ha saputo reinventarsi, ritagliandosi un proprio spazio professionale nell’orizzonte sconfinato della digital communication. Grazie all’esperienza accumulata negli anni, infatti, oggi è procuratore digitale di alcuni tra i giocatori più importanti e conosciuti della nostra Serie A.

 

Dopo la segnalazione fatta dai ragazzi della pagina Facebook Calciatori Brutti, ho avuto modo di fare due chiacchiere con lui per cercare di capire qualcosa di più sul suo lavoro e su come sia possibile, oggi, reinventarsi professionalmente attraverso lo studio e l’utilizzo del social network. Questa la nostra intervista.

 

Max, se dovessi fare un tweet per presentarti, cosa scriveresti?

“Venticinque anni ho dormito. Cinque mi sono svegliato e altri cinque, finalmente, ho vissuto”.

 

Sul tuo sito internet campeggia in bella vista la scritta “Internet mi ha cambiato la vita!”, in che modo?

“Tutto nasce da lì. E’ tutta colpa di internet. Ma per spiegarti meglio, partirei dal film di Orson Welles “Quarto Potere”. L’hai mai visto? Nella pellicola si parla del potere dei media e dell’informazione, individuato appunto come il Quarto Potere. Io nel 2007 ho individuato, come altri, che poteva nascerne un quinto: ovvero il potere del web e dei social network. Quando Facebook sbarcò in Italia, nel 2008, io fui uno dei primi ad aprire un mio profilo e subito mi accorsi della potenza che poteva acquisire. Oggi, secondo me, i social media sono diventati addirittura il primo potere. Per tornare alla frase che vedi sul mio sito, io oggi non immagino la mia vita senza il web”.

 

Com’è stato il tuo percorso professionale prima di approdare ai social media?

“Io vengo dal mondo della pubblicità, sono un copywriter. Mi ritengo un privilegiato in quanto vengo dal mondo della comunicazione vera. Spesso dicono che i copywriter sono poeti falliti. Ho studiato copywriting all’Accademia di Comunicazione di Milano e sono entrato nel mondo delle pubblicità. Ho fatto molte campagne per un sacco di agenzie, dove ho avuto modo di lavorare con dei mostri sacri che mi hanno insegnato questo mestiere. Uno su tutti Emanuele Pirella. Il punto di svolta, però, è stato nel 2010, quando sono arrivato a Sky. Qui ho conosciuto la persona che mi ha cambiato la vita: Giovanni Nahmias. Giovanni, oltre ad essere il mio capo, mi ha insegnato due qualità che sono indispensabili per fare questo lavoro: cultura e educazione nel veicolare un messaggio. E’ qui che, lavorativamente parlando, sono diventato un uomo. Grazie alla fiducia di Giovanni mi sono avvicinato al calcio. A Sky mi occupavo dei testi dei promo e in quel periodo stavamo lavorando a quello su “La Casa dello Sport”. Durante le riprese ho avuto l’occasione di conoscere Giuseppe Colucci, all’epoca capitano del Cesena, anche lui di Foggia come me. Tra una parola e l’altra è nata una vera e propria amicizia che ha fatto di Giuseppe il mio primo cliente. Abbiamo aperto la prima pagina Facebook. Non ti nascondo che all’inizio mi ha preso per un tecnico. Quando sono andato a trovarlo a Cesena è nata la nostra collaborazione. Abbiamo aperto la prima pagina Facebook e l’ho coinvolto subito in un’iniziativa speciale “Mr. Brown for Haiti”, con la iena Andrea Pellizzari. Quello è stato il primo tassello. Da lì, piano piano, mi sono ritagliato il mio spazio. Nel 2011, invece, la mia vita ha subito una nuova svolta. Mi trovavo al bar di Sky e parlando con Gianluca Di Marzio, con cui avevo già avuto occasione di lavorare, gli ho chiesto come andasse il suo sito. Lui mi ha risposto che non ce l’aveva e da lì è nata l’idea di mettere online una pagina di riferimento che portasse la sua firma. Lo abbiamo fatto uscire il giorno del suo compleanno e così il 28 marzo 2011 la mia vita è cambiata una seconda volta. All’epoca il sito non era come lo vedi ora, era una vetrina su cui ci eravamo promessi di mettere poche notizie ogni giorno. Un aneddoto simpatico è avvenuto una notte. All’epoca il Milan aveva un interesse per il centrocampista brasiliano Ganso. Mi sono ritrovato 20 chiamate perse di Gianluca che voleva che inserissi subito la notizia. Da allora per noi Ganso è diventato quasi una barzelletta. Quello è stato l’anno più difficile. Tenevo il sito da solo e producevamo anche 30 notizie al giorno. Grazie a Gianluca, che è un trascinatore nato, è come se avessi fatto un master in giornalismo. Nel 2012 il sito è cresciuto e abbiamo trovato altri ragazzi che ci dessero una mano”.

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Quando è arrivata la possibilità di diventare procuratore digitale?

“Nel 2012 ho conosciuto un grande manager del calcio che si chiama Alessandro Lucci. Ecco, se dovessi esprimere un desiderio, mi piacerebbe diventare come lui. E’ uno dei procuratori più importanti che abbiamo in Italia, gestisce Vucinic, Bertolacci, Florenzi e tanti altri. Il primo giocatore che mi affidò fu Mirko Vucinic, che nel 2012 era l’attaccante più importante della Serie A visto che giocava nella Juventus capolista. L’inizio non è stato facile: trovarsi a 31 anni a gestire un giocatore così. Però devo dire che in quel momento ho capito come funzionava questo lavoro. Mirko per me rappresenta il giocatore più importante. Mi ha insegnato a non prendere troppo sul serio questo lavoro. Mi ha insegnato la leggerezza e il divertimento di questo sport. La sua esultanza, quella del pollice, la ideammo insieme perché era appena nata la sua pagina Facebook”.

 

Sempre sul tuo sito web affermi di voler “creare valore online”, cosa intendi?

“E’ fondamentale. Nel mio percorso ho conosciuto tante persone che mi hanno insegnato che per avere successo online devi dare valore alla vita degli altri. I calciatori guadagnano già tantissimi soldi, ma se la loro immagine deve durare nel tempo, devono trovare il modo di dare valore alla vita degli altri. Se vuoi fare la differenza in questo lavoro, devi produrre valore. Banalmente, anche un’immagine inedita è qualcosa di potentissimo. Tutti postano foto prese dal web. Io dico sempre ai miei calciatori di scattare una foto per l’occasione che si intende condividere. In questo modo si produce un valore determinante che ti differenzia rispetto agli altri. La mia missione, se vogliamo chiamarla così, è trasformare i propri tifosi in fan. Questa è la prima regola per lavorare con me”.