Simone Cutri, la scrittura oggi tra web e carta stampata

Sapere raccontare storie interessanti è una di quelle qualità che leghiamo al lavoro dello “scrittore”. In un mondo in continuo cambiamento tra social network, blog e altre forme di comunicazione, oggi tutti possono improvvisarsi tali e scrivere ciò che pensano, e come lo pensano, sfruttando i nuovi mezzi a disposizione. Esiste però una notevole differenza tra “scrivere” e “saper scrivere” così come esiste una diversità tra “scrivere un post o una mini-frase sul web” e affidarsi invece alla “tradizionale scrittura”, quella legata all’editoria cartacea, quella dei romanzi e dei testi che tocchi con mano in una libreria. Grazie alla segnalazione di Edoardo Mecca ho avuto occasione di affrontare tale argomento con Simone Cutri, scrittore di romanzi ma anche per blog, autore di video destinati alla rete e collaboratore dello stesso Edoardo.

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Chi è Simone Cutri e cosa fa nella vita?

“Solitamente quando dici alle persone che lavori in ambito pseudo-artistico, ti domandano poi: “ Sì ma di lavoro vero cosa fai”? Io fortunatamente da due anni insegno lettere alle superiori. Nel resto del tempo, oltre a scrivere i miei libri, mi dedico anche ad attività autorali per il web, anche se il mio desiderio è di dedicarmi alla semplice scrittura come una volta, quella “tradizionale”. Vivere solo di questo è difficile e quindi seguo attività collaterali che mi aprano nuove prospettive e possibilità. Tra queste, ad esempio, c’è la collaborazione con Edoardo Mecca, con il quale collaboro nella scrittura di video e contenuti rivolti alla rete. Ora stiamo anche lavorando a uno spettacolo teatrale”.

 

Come tu stesso hai detto, lavori sia per il web sia in un contesto di scrittura “tradizionale”, legata ai tuoi libri e ai tuoi romanzi. Tu quindi che tipo di scrittore ti definisci e come ti sei avvicinato ai due mondi?

“La passione per la scrittura tradizionale nasce fin da piccolo, quando già leggevo molto, anche grazie a mia madre che spesso mi portava in biblioteca. In terza superiore ho iniziato a comprendere che la mia attitudine fosse volta alla scrittura e mi sono appassionato alle materie umanistiche; pensa che in quinta, ero uno tra i pochi che come attività extra-scolastica, di quelle volte a ottenere crediti, aveva scelto letteratura straniera. Da lì, l’università e lo studio di lettere moderne, nonostante la persone me lo sconsigliassero, dato il futuro difficile che una scelta del genere ti propone. Mi dicevano: “Fai almeno scienze della comunicazione”; come se la parola “scienza” nel nome della facoltà, desse più garanzie professionali. (ride, ndr). Sono felice del percorso che ho scelto, anche perché l’università mi ha guidato e indirizzato verso quello che faccio ora. Prendo la scrittura, nella sua forma tradizionale, molto seriamente. Impiego anni a scrivere i miei libri, lo trovo rispettoso verso me stesso e verso i potenziali lettori e non lascio mai nulla al caso, dal suono o la scelta delle parole fino alla sintassi. Tratto la scrittura come una specie di religione. Nell’approccio al mondo web è un po’ diverso, mi attrae anche la battuta più immediata, quasi demenziale o addirittura squallida ma anche in ciò trovo grande soddisfazione, nonostante le diversità che esistono”.

 

Il mondo del web, con la sua rapidità e immediatezza nella fruizione dei contenuti, ha avvantaggiato o ostacolato la scrittura tradizionale, in un contesto già complesso di per sé?

“Comprendo perfettamente la domanda, basti pensare che, a volte, se assegni a un ragazzo di 16 anni la scrittura di un testo di 3 pagine, si lamenta della lunghezza. Io credo ci voglia una certa intelligenza nell’adattarsi all’epoca che si vive, senza toccare le cose sacre. Nonostante la nostalgia del passato, di quella “Parigi dell’ottocento” di letterati e colti, è giusto comprendere e utilizzare anche i nuovi mezzi che ci vengono dati a disposizione. Io, per esempio, non rinuncerò mai alla scrittura tradizionale ma allo stesso tempo non mi sento svilito quando scrivo per il web; ci vuole anche lì un’ abilità nello scrivere la battuta d’effetto o un post che funzioni. Io a volte ne discuto con i ragazzi a scuola, ogni generazione si sente migliore di quelle che seguono, si tende a fare una statua ideale della propria epoca. Faccio un esempio, pensiamo a quando Gutenberg ha inventato la stampa a caratteri mobili, cosa avremmo dovuto fare? Rifiutare tale tecnologia e andare avanti come gli amanuensi?”

 

Nella tua esperienza personale come sei stato influenzato dal cambiamento in atto della tecnologia? Hai modificato anche il tuo modo di scrivere tradizionale o mantieni i due mondi separati?

“Tendo a mantenere i due mondi separati. Ad esempio io, che mi sono formato sui classici che vanno dal 1870 circa fino al 1930/1950, ho addirittura delle remore a utilizzare nei miei romanzi certi termini. Per esempio se devo dire “cellulare” scrivo “telefono portatile” oppure utilizzo la parole “ rete” anziché “internet”. E’ proprio una cosa mia e non solo per quella stucchevole mania di dire “ salviamo le parole italiane” ma per il legame che ho con la mia formazione e, forse, con il desiderio utopico che un mio libro possa diventare un classico, di quelli che piacciono a me. Per quanto riguarda l’altra realtà, quella del web, esistono regole diverse, mi sento di sperimentare di più e di essere meno legato a tale impostazione”.

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Secondo te la figura dello scrittore canonico sta venendo meno, ha più difficoltà? E il mondo dell’editoria, come sta vivendo il cambiamento tecnologico?

“Sicuramente è un po’ svantaggiato perché paradossalmente, nonostante le numerose possibilità e i numerosi mezzi a disposizione, sono poche le persone che sanno scrivere qualcosa di interessante e intelligente, si rischia di essere retorici e banali. Per quanto riguarda l’editoria sta avvenendo un fenomeno analogo ad altri campi, pensiamo a quello dell’industria discografica.

Anche qui è visibile un paradosso; abbiamo molti più supporti per ascoltare musica, sempre e ovunque, eppure la discografia è in crisi e non è stata ancora capace di adattarsi ai cambiamenti. E così, anche nell’editoria, bisognerebbe cambiare mentalità e comprendere i nuovi modi e i nuovi mezzi di fruizione della scrittura. D’altronde tutto cambia, pensiamo all’arte figurativa e ai mutamenti successivi all’invenzione della fotografia. E’ necessario sapere cavalcare l’onda, nell’editoria così come nella musica o nelle altre forme artistiche”.