Maurizio Giuca, la musica come cura per la mente

Ci sono cose, nella vita di ognuno di noi, che ci appaiono come un rifugio, come una zona di comfort all’interno della quale ci sentiamo liberi di essere noi stessi al cento per cento, senza maschere né inibizioni di sorta. Tra queste vi è senza dubbio la musica: ognuno è libero di ascoltare quella che più gli piace, che meglio lo rappresenta, che sente appartenergli davvero. Proprio la musica, talvolta, può essere un vero e proprio rimedio, che ci tira su quando siamo tristi ma che può fare anche molto, molto di più.

 

Maurizio Giuca è uno psicologo-musicista che ha fatto della melodia un vero e proprio strumento di cura, cercando con essa di dare sollievo a persone gravemente malate. A volte basta l’ascolto di una sequenza di note ordinate in un certo modo, per sentire meno opprimente il mondo che ci circonda.

Nella nostra interessantissima chiacchierata telefonica, Maurizio mi ha spiegato meglio di cosa si occupa e cosa cerca di fare ogni giorno per i suoi pazienti. Ho scoperto una persona piacevole e appassionata, che ha molto da dare e da raccontare. Questa è l’intervista che n’è uscita.

 

Maurizio, in cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

“Io sono uno psicologo che si sta formando per diventare psicoterapeuta. In questo momento, in particolare, mi sto rifacendo a un modello che unisce la Psicologia della Gestalt (psicologia della forma e della rappresentazione) e quella analitica di Jung. In contemporanea sono un musicista: qualche anno fa ho iniziato un progetto che si chiama “Les Trois Psychologues”, volto ad utilizzare la musica in maniera terapeutica per aiutare soprattutto i pazienti affetti da schizofrenia. Dal momento che il mio campo d’azione principale è quello della neurologia, sto quindi cercando di combinarla alla musica, che ascolto in grande quantità e che mi appassiona anche come ricerca”.

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Hai avuto a che fare con casi in cui grazie alla musica si sono ottenuti miglioramenti sanitari?

“Non ci sono casi che ho vissuto in prima persona, poiché nel mio venire in contatto con pazienti affetti da determinate patologie non avevo la possibilità concreta di creare situazioni in cui verificare le loro reazioni ad alcuni generi musicali. Mi ricordo, però, di una volta in cui ho fatto ascoltare a un paziente un brano in cuffia. E’ rimasto molto colpito ed emozionato. Personalmente non ho ancora avuto il piacere di trovarmi in un contesto sperimentale nel quale poter valutare gli effetti di melodie e frequenze, anche se mi piacerebbe molto. Del resto noi stessi abbiamo delle nostre frequenze specifiche su cui vibra il nostro corpo”.

 

In che modo le diverse tonalità musicali impattano sul nostro corpo?

“Premettiamo che la musica, con le relative frequenze, può essere applicata in diversi ambienti. Per rispondere alla domanda, mi piace citare Alfred Tomatis, che è stato un celebre otorino-laringoiatra francese. Lui ha operato una distinzione fondamentale tra tutta la musica che possiamo ascoltare, dividendola in toni alti e toni bassi. Un esempio della prima categoria è la musica classica, quindi una musica complessa e fatta con molti strumenti, che secondo Tomatis ricarica il nostro cervello, quando ascoltata. Viceversa, i generi portatori di basse frequenze (ad esempio l’heavy metal) scaricano il cervello, creando uno stato di spossatezza anche fisica”.

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