Valentina Mezzaroma, l’eleganza di una donna nel pallone

Passione, determinazione e competenza. Potrebbe riassumersi in questi tre semplici concetti la carriera di Valentina Mezzaroma, un passato nella gestione sportiva dell’Associazione Calcio Siena e un presente nel gruppo di famiglia Pietro Mezzaroma & Figli, importante impresa italiana nel settore edilizio. Un percorso insolito che le ha fatto conoscere da vicino ambienti maschili e talvolta maschilisti, senza però farla vacillare davanti a banali e scontati pregiudizi. Situazioni che ha sempre affrontato con un’impeccabile educazione, una buona preparazione e, come dice lei, con il sorriso.

 

Una caparbietà che le ha permesso di togliersi grandi soddisfazioni lavorative e che le ha concesso di lavorare a stretto contatto con la sua passione più grande: lo sport, in particolare il calcio. Ho contattato Valentina a seguito della nomination fatta dai ragazzi della pagina Facebook Chiamarsi Bomber e grazie alla sua disponibilità e ai suoi modi gentili, questa è la bella chiacchierata che n’è venuta fuori.

 

Valentina, la tua è una famiglia molto conosciuta e molto importante in Italia. Quanto ha inciso la presenza di personalità maschili così forti sulla tua formazione e sul tuo percorso?

“Se sono quello che sono lo devo a mio padre, il mio maestro di vita, l’uomo che amo di più al mondo. Con noi figli ha sempre avuto un atteggiamento molto rigido, soprattutto con noi 3 femmine. Non smetterò mai di ringraziarlo per quello che ci ha insegnato, perché, anche se siamo sempre stati una famiglia con delle possibilità sopra la media, non ci ha mai fatto sentire degli special one. Siamo cresciuti come ragazzi comuni, con il rispetto per il lavoro, il sacrificio e i soldi. Ci è sempre stato ripetuto che, con il nostro cognome, avremmo dovuto impegnarci molto di più rispetto agli altri. Tutti questi insegnamenti mi hanno fatto diventare la donna che sono. Devo molto anche alla mia parte anglosassone, a mia madre, che è inglese. Da lei, oltre all’aspetto fisico molto nordico, ho ereditato un’educazione molto british. Crescere con due formazioni del genere e con due culture diverse mi ha aiutato molto”.

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A tuo papà devi anche una delle tue passioni più grandi: il calcio…

“Una delle mie passioni più grandi è lo sport. Come sai noi siamo una famiglia “giallorossa”, mio papà in passato, nel 1993, è stato presidente della Roma con Franco Sensi. In casa mia lo sport è sempre stato molto importante. I miei genitori hanno provato a farmi fare danza classica, ma con scarsi risultati. Ho sempre prediletto sport maschili, come il calcio e la sciabola. Oggi, per esempio, pratico il Muay Thai…(ride, ndr). L’altra mia grande passione sono i motori. Mio padre è stato un bravo pilota e mi ha trasmesso questa bella passione. Io lo dico sempre: da piccola ricordo due cose, Ayrton Senna e lo stadio la domenica a vedere la Roma. Ho preso tutto da papà”.

 

Calcio e motori, le tue grandi passioni, sono ambienti prevalentemente maschili. Come ti sei approcciata a questi mondi, spesso rei di avere pregiudizi nei confronti del sesso femminile?

“Grazie all’educazione di papà non mi sono mai sentita debole in nessuno degli ambienti che ho frequentato per passione o per lavoro. Non è stato difficile. Sai, puoi dire cose anche molto rigide, ma se lo fai con educazione, alla gente poco importa di che sesso sei. E’ un insegnamento che sto facendo mio anche adesso che sono tornata a lavorare nell’azienda di famiglia. Noi siamo costruttori e il mondo edile, si sa, a Roma è visto ancora come un ambiente molto maschilista. Una delle cose che mi piacciono di più è girare per i cantieri. Sono sempre stata, tra tutti i figli, quella con il carattere più da maschiaccio. Ovviamente accompagnando tutto con una bella dose di femminilità, che una donna non deve mai perdere. E’ stupido e non ha senso rincorrere la mascolinità solo per avere più credibilità in un determinato ambiente. Con un bel sorriso e la gentilezza si possono superare tutte le barriere sociali. Non ho mai avuto complessi d’inferiorità. Quando ero a Siena, per esempio, non ho mai sentito discriminazioni. Ho sempre avuto a che fare con giocatori, allenatori e dirigenti. Sono sempre andata in campo e non ho mai sentito nessuna differenza di trattamento. E’ vero che ho avuto anche interlocutori di grande spessore, ma ripeto: non importa di che sesso sei, ma come ti approcci. Con educazione e competenza siamo tutti uguali, uomini e donne. Anche la mente femminile è predisposta al calcio, eh…(ride, ndr)”.

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Negli ultimi anni le figure femminili nel mondo del pallone stanno aumentando. Credi che in futuro potremmo assistere a un ulteriore aumento delle quote rosa?

“Se le figure femminili nel calcio sono in aumento un motivo ci sarà. La stessa inversione di marcia si sta registrando anche in molte multinazionali, in cui molte manager sono donne. Forse abbiamo una sensibilità maggiore nei confronti dei dipendenti, il che può essere, alla lunga, un approccio più vincente rispetto a quello di un uomo. Poi si sa, siamo poliedriche e riusciamo a fare più cose insieme. La donna è così per natura. Io spero che in questi ambienti prettamente maschili si facciano avanti sempre più donne. Parlando con tante ragazze giovani viene spesso fuori la loro passione per lo stadio e il mondo del calcio. Mi piace ed è una cosa che mi rende felice. E’ una passione che può diventare un lavoro. Per esempio ci sono tante giornaliste molto brave e competenti. Quando ho fatto il corso per direttore sportivo a Coverciano c’erano altre ragazze con me. Anche al corso per allenatori. Qualche barriera mentale finalmente sta cadendo”.

 

Tu hai vissuto molto da vicino la realtà del calcio durante la tua esperienza a Siena. Cosa credi che debba cambiare in questo mondo?

“Sai, oggi per motivi prettamente economici il nostro calcio è in crisi. Basti vedere a livello europeo: a parte la Juventus, che è un altro tipo di squadra, facciamo molta fatica. Ma quello che è sbagliato è la cultura che gira intorno a questo mondo. Io sono un amante del calcio inglese e quando si sentono episodi di violenza fuori e dentro gli stadi mi sembra di tornare a quando oltremanica c’era il fenomeno hooligans. Mi piacerebbe che il calcio diventasse una grande festa. La bellezza e la gioia di questo sport mancano, soprattutto ai bambini. Gli stadi devono tornare a ospitare le famiglie. A livello pratico, credo che serva un urgente sviluppo e investimento nei settori giovanili. Mi piacerebbe vedere sempre più italiani in campo. I piedi buoni ce li hanno anche i nostri. Mi ricordo quella fantastica generazione del 2006, che vinse il mondiale in Germania. Potrebbe nascerne un’altra e così facendo non lo sapremmo mai. Dobbiamo cercare di crescere talenti e tenerceli in Italia. Basta andare all’estero a cercarli. Investiamo nei settori giovanili”.

 

Durante la tua avventura a Siena sei sempre stata etichettata come icona di stile ed eleganza. Come si può mantenere una compostezza del genere anche allo stadio?

“Devo dirti la verità, a volte le parolacce escono. Con il tempo ho imparato a mettere la mano davanti alla bocca. A parte le sanzioni che potrebbero arrivare, non è elegante vedere una signora che dice certe cose. Se parliamo di eleganza e stile, questa sono io. Mi piace mantenere quest’aplomb. Ci scherzo anche molto. Per esempio io amo i tatuaggi, ne ho 11. Mi piace mixare un abito elegante con i tatuaggi, è un contrasto che mi piace molto. L’unica cosa che sconsiglio alle donne che si avvicinano al campo da gioco è di evitare i tacchi a spillo: sono molto scomodi sull’erba. A parte gli scherzi, si può essere eleganti e femminili anche allo stadio, mantenendo sempre una presenza elegante”.

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Oggi, a qualche anno dalla fine della tua esperienza a Siena, di cosa ti occupi?

“Oggi mi occupo dell’azienda di famiglia. Sono ritornata al mio vecchio lavoro presso la parte commerciale. Costruiamo case e, di fatto, le cediamo a una società interna che le vende. Io mi occupo di customer service in qualità di sales manager. Nel frattempo, grazie alla mia laurea a Coverciano, che mi ha permesso di diventare la prima donna italiana a ricoprire il ruolo di direttore sportivo, continuo a seguire il calcio. Lo commento anche in occasione di una trasmissione sportiva in onda la domenica sera su Gold Tv, La Partita Perfetta. Il calcio alla fine è una costante della mia vita. E’ un po’ come una droga per me: quando l’abbandoni sei in astinenza. Il campo, il freddo, la pioggia e gli allenamenti mi mancano tantissimo. A tal proposito faccio un appello: se qualcuno cerca un direttore sportivo io sono pronta a tornare subito sui campi (ride, ndr). Mi piacerebbe davvero tanto tornare in quel mondo”.

 

Grazie Valentina, passiamo ora ai tuoi twig. Chi ci vuoi segnalare?

“La prima persona che voglio segnalarvi è Francesca Barra, un’amica prima di tutto ma soprattutto una brava giornalista. La seconda nomination che vi faccio è Massimo Oddo, campione del mondo nel 2006 con la Nazionale Italiana ai mondiali di Germania, oggi allenatore del Pescara. Ho conosciuto Massimo durante il corso a Coverciano ed è una persona fantastica. Il terzo nome, invece, è quello di Adua Villa, mia cara amica, ma anche un’ottima sommelier. Anche l’enogastronomia, come il calcio, è un ambiente molto maschile e lei ha saputo imporsi con competenza in questo mondo, togliendosi tante soddisfazioni e avviando una bella carriera nel settore”.