Giuseppe Bruno Eight, il rap della fede e della speranza

“Vai procedi pure, vai procedi ora, tanto cara vita io mi rialzo ancora. Lo so che vuoi colpirmi, lo so che puoi ferirmi, tu sai che sono fragile, un tuo bersaglio facile. Son troppe ormai le volte che tu mi hai raso al suolo e che io dalle mie macerie poi mi son rifatto solo. Ma ora basta divertirti, ora voglio il tuo rispetto, per colpa dei tuoi giochi ho una cicatrice in petto”. Queste che avete appena letto sono le rime che aprono la canzone “Io l’8”, un brano del rapper Giuseppe Bruno Eight. Probabilmente leggendo queste righe avrete avuto l’impressione di trovarvi di fronte a un normale rapper. Eight però nelle sue canzoni, a differenza di tanti suoi colleghi, parla di speranza, di amore e di Dio. Ma come? Un rapper che canta la speranza e la fede? Effettivamente potrebbe sembrare strano, eppure la passione e la musica di Giuseppe stanno arrivando a tantissime persone. Lui, ragazzo di Garbagnate Milanese, dopo anni difficili legati ad alcuni problemi di salute, ha scelto di usare la musica per portare alle persone quella cosa che invece a lui era mancata per molto tempo: la speranza.

Grazie alla segnalazione di Simona Atzori, ho avuto la fortuna di incontrare Giuseppe a Milano. Durante la nostra chiacchierata ho avuto modo di scoprire alcune curiosità riguardo la sua musica, ma soprattutto ho avuto modo di conoscere una persona speciale che utilizza la sua passione limpida per aiutare gli altri.

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Tu non ti definisci un rapper ma un “mercante di emozioni”. Come mai?

“Per un po’ di tempo ho realizzato clip video per cantanti rap e ho ascoltato e seguito molto la scena rap. Mi sono reso conto che esisteva tanto rap negativo. Il rap è questo, è una denuncia, io però mi sono detto: ”Se esiste questo, posso fare anche un altro tipo di rap”. Avevo pensato a un rap positivo che potesse donare un po’ di speranza. Perché tutto questo? A causa di problemi cardiaci che ho avuto, mi sono reso conto che quando li ho affrontati avrei avuto bisogno di speranza. Ho pensato che quel bisogno potesse essere comune anche ad altre persone. Così nasce la voglia di donare emozioni positive. Qui anche l’ultimo album c’entra: “Io l’8”. Cos’è questa lotta? Se una persona soffre, la sua lotta è una dimostrazione d’amore verso le persone care. Quindi secondo me è importante lottare, perché ogni volta che lotti in realtà dici “ti amo” alle persone che ti vogliono bene. Insomma ho pensato che potesse essere bello donare un po’ di speranza alle persone. Così nasce il “mercante di emozioni””.

 

Come mai hai scelto il rap?

“Come ti dicevo ho realizzato video con molti rapper, uno in particolare Mc Ivanhoe, che nel tempo è diventato mio amico e mi ha invitato a provare. Non avendo grandi doti da cantante ho pensato che forse il rap fosse più adatto alle mie capacità. Personalmente preferisco la musica pop, avessi delle doti canore farei pop sicuramente“.

 

Quanto ti ha aiutato la musica a superare i tuoi problemi?

“Scrivere aiuta a sfogarsi, è come se fosse un diario segreto che segreto non è. Non mi dà soddisfazione il fatto che la gente compri i cd, o il fatto che qualcuno possa dirmi che sono un grande. Mi dà invece soddisfazione ricevere delle mail in cui la gente mi scrive: “Grazie alla tua musica ho superato questo problema”. Quella per me è la vittoria più grande. Non è una lode, è sapere che ti ho regalato qualcosa di buono. Mi piacerebbe essere quella canzone che ascolti per caso e ti dà un sorriso. Basta il sorriso, per me è il massimo. Io infatti non voglio arrivare alle classifiche, mi piacerebbe che le mie canzoni arrivassero là dove c’è bisogno“.

 

Una delle cose che più colpisce delle tue canzoni è proprio il forte richiamo alla fede e a Dio.

“Io non sono un rapper cristiano. Io canto l’amore. Dio è amore, quindi è inevitabile parlarne secondo me. Di conseguenza i miei cd sono ricchi di questi messaggi. La cosa bella è che non essendo così espliciti, i ragazzi la prendono meglio. Se tu fai una canzone che recita i versi della Bibbia, per una persona non credente è difficile comprendere. Se tu invece porti esempi, porti storie e fatti concreti, portando Dio in queste cose, è più facile arrivare alle persone“.

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Come ti sei avvicinato alla fede?

“Io sono sempre stato molto credente, anche se poco praticante. Fin da piccolo ho avuto problemi cardiaci e tempo fa ho subito un’operazione al cuore. Non voglio piangermi addosso, sono sereno, però anch’io ho passato momenti difficili. Io sono uno che sviene solo per un prelievo del sangue, figurati per un’operazione al cuore. Ero in crisi. Però Dio fa regali belli. In quel periodo Dio mi ha regalato un amico, al quale ho poi dedicato la canzone “Grazie Amico mio”. Questo mio amico, che si chiama Fabio, mi ha avvicinato tanto alla fede, al francescanesimo, alla figura di Francesco. Una volta che l’operazione era andata bene, mi sono detto: “Adesso come ringrazio Dio?”. Non è facile ringraziare Dio. Apro i Salmi e c’era una frase che diceva: “Canta di Dio, loda Dio”. Allora ho pensato che avrei dovuto scrivere una canzone per ringraziarlo, e nasce così “Grazie all’Altissimo”.

 

Ascoltando le tue canzoni mi sono accorto che la parola “sogno” è una delle più ricorrenti.

“Ti spiego questa: io sono “l’infinito sognatore”, vivo di sogni. L’infinito cos’è? Un otto sdraiato. Da lì nasce Giuseppe Bruno Eight. Quando dico che sono un sognatore non vuol dire che sono un illuso. Io dico sempre: “Sognare con i piedi per terra e il cuore fra le stelle”. I piedi devono essere per terra però. Se ho problemi di salute non posso sognare di vincere una maratona, non posso avere quel sogno. Però non bisogna mai smettere di sognare, anche piccoli sogni, che siano però realizzabili. Non è facile essere un sognatore. Un sognatore non è uno che si illude, è uno che ci rimane male il doppio se una cosa in cui crede non si avvera. Noi siamo un po’ i nostri sogni. Se chiedi a qualcuno quali sono i suoi sogni, secondo me fondamentalmente puoi capire che persona hai davanti“.