Paola Ottaviano, noi lottiamo contro il MUOStro di Niscemi

Quante notizie siamo abituati a sentire o leggere tramite radio, giornali, internet, televisione e quant’altro? Quante di queste ci vengono riproposte più e più volte in tutte le salse possibili? Poi però ce ne sono tante altre che, non si capisce secondo quali criteri, vengono lasciate nell’ombra. Tra queste troviamo sicuramente le vicende legate al MUOS. Se non avete mai sentito questa parola non preoccupatevi perché fino a qualche settimana fa anch’io ero nella vostra stessa situazione.

Il MUOS (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni della marina militare statunitense composto da quattro stazioni di terra, una delle quali si trova a Niscemi, in Sicilia. L’installazione di questo sistema ha però suscitato le fortissime proteste della popolazione siciliana, tanto da produrre un asprissimo contenzioso politico e giudiziario che, seppur poco pubblicizzato dai media, porta con sé tanti interrogativi e punti d’ombra su cui sarebbe il caso di far luce. Per questo motivo, grazie alla segnalazione di Gabriele Del Grande, ho avuto modo di contattare Paola Ottaviano, avvocatessa che sta seguendo in prima persona la causa dei movimenti No MUOS in Sicilia. Via Skype ho avuto modo di farmi spiegare da lei gli eventi e le posizioni che si sono schierate su questo scivoloso campo.

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Prima di tutto, cos’è il MUOS?

“Il MUOS è un sistema satellitare in uso alla marina statunitense, che servirà a facilitare le comunicazioni fra tutti i militari del governo statunitense, tramite un sistema di parabole collegate a dei satelliti in orbita. In tutto stiamo parlando di quattro stazioni di terra: di cui due sono negli USA, una in Australia e la quarta è appunto a Niscemi, in Sicilia (provincia di Caltanissetta, ndr). In più il MUOS è anche uno strumento che è legato all’utilizzo dei droni, gli aerei senza pilota, quindi servirà anche come strumento bellico per coordinare le operazioni militari degli Stati Uniti. L’altro aspetto molto importante è che non è assolutamente uno strumento ad uso della NATO, come molti spesso affermano per distogliere l’attenzione dalla questione, bensì è uno strumento ad uso esclusivo degli Stati Uniti. L’installazione del MUOS a Niscemi tra l’altro è stata decisa con una procedura semplificata, con la firma di un ministro italiano e di un generale degli Stati Uniti, quindi senza nessuna discussione in Parlamento, su una questione in realtà così importante sia per la salute, che per la politica nazionale“.

 

Come mai proprio a Niscemi?

“A Niscemi c’è questa base americana dal 1991, tra l’altro una base che è stata istituita all’interno di una riserva naturale, parliamo di una sughereta che è unica in Europa per biodiversità. All’interno di questa base ci sono 46 antenne, dette NRTF, che sono già attive dal ’91 e che servono alle comunicazioni. E’ una base attiva già da tanto tempo e quindi già con un inquinamento elettromagnetico elevato. Il MUOS originariamente doveva essere installato a Sigonella, dove c’è un’altra base, questa però a uso anche della NATO. Uno studio degli americani stessi ha però dimostrato che era pericoloso impiantare il MUOS vicino all’aeroporto di Sigonella perché il suo funzionamento poteva interferire con i radar dell’aeroporto. Hanno quindi deciso di spostarlo a Niscemi, che dista da Catania un centinaio di chilometri e da Comiso, dove oggi ha sede un aeroporto civile, una ventina. Quindi è un rischio che anche i tecnici hanno sempre messo in rilievo, il rischio dell’interferenza con i radar di Comiso, ma neanche questo ha mai sollevato nessun dubbio nei politici che hanno dato le autorizzazioni“.

 

Nel 1991 ci furono proteste?

“Nessuno sapeva niente. Niscemi è un posto particolare, è un comune vicino a Gela, che è una zona interessata da forte presenza mafiosa, lì c’è la Stidda che è molto forte. Il comune di Niscemi è stato sciolto due volte per infiltrazioni mafiose. Durante gli anni ’90 c’è stata proprio una guerra combattuta a colpi di fucile per strada, sono morti anche dei bambini. Ovviamente questa scelta non è stata fatta a caso, con un’influenza mafiosa così forte si possono far passare molte cose“.

 

Come nasce il movimento “No MUOS”?

“Le autorizzazioni vengono date nel 2011, però già nel 2008 si comincia a sapere del progetto. Il merito più grande alla fine va a un giornalista freelance, Antonio Mazzeo, da sempre impegnato su queste tematiche. Dopo aver scritto un pezzo su questo progetto a Niscemi è stato contattato da alcuni niscemesi che volevano capire meglio di cosa si stesse parlando. Una volta capiti i grossi problemi legati alla salute e all’ambiente sono cominciate le prime proteste. Nel frattempo cominciavano a nascere comitati di protesta in tutta la Sicilia e man mano si è cominciato a fare informazione su questa cosa, fino a quando si è creato un presidio davanti alla base. Da lì è nato un vero e proprio movimento di protesta, con persone che fisicamente cercavano di impedire l’ingresso degli operai. In quel periodo ha preso vita anche il comitato delle madri No MUOS, che ha dato un contributo importante al movimento.

 

Come ti sei avvicinata a questa causa?

“Una sera ero con degli amici a Modica, avevamo letto questi pezzi di Antonio Mazzeo, avevamo saputo delle prime proteste a Niscemi, e ci siamo detti: “Facciamo qualcosa!”. Avevamo capito che era un discorso che andava oltre la salute dei niscemesi. Abbiamo creato il comitato a Modica e da lì è stato tutto un crescendo. Poi, visto il lavoro che faccio, ho cominciato a occuparmi anche della parte legale insieme ad altri avvocati. Abbiamo passato notti a lavorare, abbiamo dovuto studiare casi su casi, chili e chili di documenti, però finora ci siamo tolti anche delle soddisfazioni”.

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Le questioni riguardo ai possibili rischi per la salute e l’ambiente sono centrali nella vostra protesta. Come si sono organizzate le ricerche scientifiche?

“Considera che gli studi che sono stati usati per dare le autorizzazioni nel 2011 praticamente non esistono. C’è uno studio dell’Università di Palermo, firmato da due professori, che semplicemente afferma come il MUOS sia innocuo per la salute e per l’ambiente. Tutto senza mezzo dato. Niscemi ha successivamente chiesto una relazione a due scienziati, i professori Zucchetti e Curaddu. Questi hanno fatto una relazione mettendo invece in luce tutti i rischi che l’installazione comporterebbe. La cosa più importante è che anche il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale, ndr) ha nominato un tecnico. Ha dato l’incarico a un professore della Sapienza, Marcello D’Amore, che ha fatto due relazioni sull’impatto e sulle emissioni del MUOS, dove afferma che gli studi su cui si basavano le autorizzazioni erano assolutamente carenti e lacunosi; allo stesso tempo mette in luce tutta una serie di pericoli rispetto all’ambiente, alla salute, all’interferenza con gli aeroporti e molto altro. Il TAR, infatti, il 13 Febbraio 2015, anche grazie a queste relazioni, ha riconosciuto che la base non poteva essere autorizzata in alcun modo“.