Calciatori Brutti, il calcio (non) è una cosa seria

[FOTOINTERVISTA]

Con quasi un milione di utenti iscritti sono una delle pagine Facebook italiane più seguite. I loro post, carichi d’ironia, hanno invaso il mondo del calcio, portando, il più delle volte, al conio di neologismi e alla rivisitazione di concetti classici come la bellezza e l’ignoranza. Stiamo parlando dei ragazzi di Calciatori Brutti, la community social che negli ultimi anni, a suon di like, ha ribaltato la visione seriosa del calcio, ergendosi a voce ufficiale dello sport più amato e seguito del mondo.

Grazie alla segnalazione de Gli Autogol, ho avuto modo di fare una chiacchierata con Daniele Roselli, uno dei due fondatori (l’altro è Enrico Modica, ndr) della pagina Facebook. L’intervista fotografica che gli abbiamo sottoposto è stata il pretesto migliore per farmi spiegare com’è nata l’idea di Calciatori Brutti, cosa (e soprattutto chi) c’è dietro ogni singolo post e soprattutto per farmi raccontare dei divertentissimi aneddoti su incontri/scontri con calciatori e politici.

 

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“La discoteca è il posto dov’è nato tutto. Una sera, con alcuni amici (tra cui Enrico, con cui ho creato la pagina Facebook), siamo andati in uno dei locali più glamour di Torino. Siamo entrati per miracolo: abbiamo raccattato le prime quattro ragazze che abbiamo trovato in coda e abbiamo fatto finta di essere tutti insieme. Una volta dentro, però, ognuno per la sua strada. Abbiamo preso un tavolo. Una volta seduti ci siamo accorti che accanto a noi c’erano dei calciatori. Abbiamo iniziato a guardarli: facevano la bella vita!! Champagne, modelle…Tutto quello che volevamo essere noi. A quel punto ci siamo detti che, visto che con i piedi non eravamo tutta questa gran cosa, dovevamo fare la loro parodia. La mattina dopo io ed Enrico (Modica, ndr) abbiamo creato la pagina Facebook. Inizialmente dovevano esserci solo foto di calciatori, ma poi ci siamo accorti che le minchiate che ci dicevamo nello spogliatoio dovevano essere pubblicate, così abbiamo iniziato a trattare il calcio a 360°. Inizialmente eravamo solo io ed Enrico, ma quando ci siamo accorti che 1500 messaggi al giorno da parte dei fan cominciavano ad essere tanti, abbiamo trovato alcune persone che ci dessero una mano: tra tutte Emiliano Negri, un genio del viral, e Samuele, uno scrittore che con le parole ci sa fare. Abbiamo anche un programmatore, fondamentale da quando abbiamo creato il sito”.

 

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“Rodrigo è un po’ la faccia del calcio. Cioè, dire “la faccia del calcio” e vedere Rodrigo viene un po’ male, però…(ride, ndr). Lui è il calcio che vogliamo raccontare: un ragazzo umile, attaccato ai valori e…brutto. E’ quello che ci divertiva di lui. Un ragazzo semplice, molto umano, ma che a prima vista suscitasse…simpatia. Quando abbiamo scoperto che lui ha avuto dei problemi abbastanza grossi abbiamo deciso di staccarci un po’ da lui, tenendolo sempre come nostra mascotte. Non ci abbiamo mai parlato, a differenza di tanti giocatori con cui abbiamo avuto il piacere di confrontarci. Lo rispettiamo e per noi è come se fosse sacro: lo vediamo come una bomboniera che non vogliamo aprire, il nostro simbolo. Lui rappresenta il Calciatore Brutto per eccellenza: uno che ce l’ha fatta nonostante il faccino non proprio pulitissimo. Però buono dentro”.

 

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“Per noi l’ignoranza non ha niente a che vedere con la definizione che si trova sul dizionario. Per noi significa elogiare certi comportamenti. Abbiamo iniziato a parlare d’ignoranza pensando a qualcosa che potesse essere abbastanza cosciente come atteggiamento. Non sappiamo se sia il termine giusto. L’ignoranza come la intendiamo noi non la puoi definire con le parole, è un comportamento che tutti quanti, prima o poi, abbiamo visto e abbiamo riconosciuto. Poi l’utilizzo ci è sfuggito di mano: hanno cominciato a usarla tutti ed è diventato un concetto più grande di noi. E’ come se avessimo creato un neologismo, anche se il web in questo senso può fregarti: i social network hanno memoria corta, se scrivi una cosa e dieci minuti dopo la scrive qualcun altro, questo si prende la paternità”.

 

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“La Falafel Cup è stato il risultato di un mese di duro lavoro: grafiche, video, sondaggi sul sito. E’ stato un casino incredibile. Alla fine ha vinto Salvini, che noi avevamo inserito un po’ per gioco. Ci faceva ridere che lui, con idee politiche e sociali di un certo tipo, fosse un amante del kebab. Non c’è stato alcun secondo fine critico. Alla fine, però, contro ogni pronostico l’ha spuntata lui. Sui social è scoppiato un putiferio. Lui l’ha presa molto bene, è stato al gioco. L’abbiamo sentito in radio (105, ndr) con Gli Autogol. E’ stata un’esperienza incredibile: ci hanno intervistato tantissime testate e siamo arrivati sulle loro pagine grazie alla Falafel Cup. Incredibile”.

 

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“Se non ci fossero i fan ad aggiornarci in tempo reale su quello che succede nel mondo, non avremmo tutta questa visibilità. I loro messaggi sono più rapidi di giornalisti e uffici stampa. E’ un rapporto immediato, frutto del magico mondo di Facebook. Per noi ogni singolo fan è importante. Anche chi ci critica: ci permette di capire dove stiamo andando. Se smetti di ascoltare un fan rischi di prendere la strada sbagliata. Le loro segnalazioni sono fondamentali”.