Edoardo Mecca, essere un attore comico ai tempi di Facebook

Si sa, i tempi cambiano. Se qualcuno dovesse dirvi di pensare a un attore, probabilmente mai vi verrebbe in mente il volto di qualche youtuber o di qualche webstar. Eppure forse non ci rendiamo conto di quanto il mondo dei social, oltre a cambiare le nostre abitudini, stia anche modificando molti di quei mestieri che hanno a che fare con l’immagine e la recitazione.

Questo è proprio il caso di Edoardo Mecca, ragazzo torinese di 28 anni, che, dopo anni di studio e di teatro, ha deciso di rimettersi in gioco e di lanciarsi in questo nuovo mondo per trovare la sua strada. Lui, che recita, canta e imita, ha fatto dei social network la sua fortuna. Grazie a un lavoro sistematico incentrato sulla produzione di video virali, la sua pagina Facebook ha raggiunto i 370.000 seguaci nel giro di un anno. Grazie alla segnalazione de Gli Autogol, ho avuto il piacere di parlare con lui via Skype e di chiedergli un po’ di curiosità rispetto al suo percorso da attore 2.0 e alla sua visione del mondo social.

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Come è nata la tua passione per la recitazione?

“Nasce da quando ho tre anni. Tendenzialmente ho sempre voluto fare un po’ questo, anche perché probabilmente avevo già capito allora che sarebbe stato meglio che lavorare. Già da piccolo mi divertivo a fare le imitazioni di quelli che vedevo in televisione, di amici e famigliari. Poi a quindici anni ho deciso di seguire la mia passione: ho iniziato a studiare recitazione e da lì ho continuato per sette anni. Successivamente, dopo un po’ di teatro e spettacoli in giro, ho scoperto il web, che adesso sta diventando un importantissimo biglietto da visita da utilizzare anche per arrivare a realtà più consolidate come il cinema e la televisione. Questo, e non è un segreto, sarebbe un po’ il mio sogno, oltre a proseguire con l’altra mia grande passione che è il teatro“.

 

Più di sei milioni di persone hanno visto il tuo video “45 imitazioni in 3 minuti e mezzo”. Quando è cominciata questa passione per le imitazioni?

“La prima imitazione che ho fatto, o almeno così i miei genitori mi hanno detto, anche perché io non me lo ricordo assolutamente, l’ho fatta a tre anni ed era l’imitazione di Marco Columbro. Non so neanche come potessi a tre anni imitare Columbro. Ho sempre cercato di imitare quelli che vedevo in televisione, i miei amici ecc. Tra l’altro i miei amici mi odiano un po’ per questo, però sanno che se li imito è perché gli voglio bene. Anche i professori a scuola ci sono passati tutti. In realtà le imitazioni sono un po’ come il canto, son sempre state un qualcosa che mi divertiva e che mi piaceva riproporre. Tutto comunque è nato come hobby e divertimento.

Adesso chiaramente le imitazioni possono tornarmi utili nella costruzione dei personaggi, e in ogni caso proporre imitazioni di personaggi più o meno conosciuti è anche un modo in più per intrattenere, divertire e divertirsi soprattutto“.

 

Come nascono i personaggi dei tuoi video? Mi vengono in mente, ad esempio, il Tamarro di Torino e gli africani…

“Io ho sempre imitato un po’ gli africani, perché quando andavo all’università, prendevo un pullman che passava per le zone di Torino a più alta concentrazione di extracomunitari. Quindi li sentivo continuamente parlare al telefono o tra di loro. Una volta è capitato che fuori da una discoteca ci fosse questo buttafuori di origini africane. Quando gli abbiamo chiesto se potevamo entrare lui ci ha risposto: “Adonododonododuba”(con intonazione africana). Da questo episodio (ride, ndr) ho iniziato a lavorare su questa imitazione.

Invece il Tamarro di Torino è proprio un personaggio che ho creato prendendo spunto dai ragazzi che si trovano nella città in cui vivo. Io sono di Venaria Reale, che è in provincia di Torino, e partendo da qui ho unito quello che era la mia vita della provincia, a quello che invece si trova a Torino. Ad esempio in piazza Vittorio, che è il ritrovo principale della vita notturna a Torino, trovi veramente questi risvoltini altissimi, queste camicie aperte, la parlata: “Oh! Zzo dici!?”. Quindi per molti personaggi ho semplicemente ripreso quello che è il contesto in cui vivo“.

 

La tua vita sul web parte da Youtube. Come ti sei avvicinato a questo mondo?

“Sì, ho collaborato per due anni come attore con Ferrafilm, una casa di produzione che mi ha un introdotto sul web, anche perché fino ad allora io non ne sapevo assolutamente niente. Mi avevano contattato per un provino, che andò bene, e poi da lì mi è stato proposto di fare dei video virali. Ero questo antidivo per eccellenza, pesavo trenta chili in più, quindi sul comico funzionava. Tra l’altro i primi video erano andati benissimo; avevamo girato il video contro l’abbandono dei cani che andò fortissimo. Dopo siamo arrivati a fare le parodie di Banderas, di Brad Pitt e tanti altri. Poi a un certo punto ho capito che Facebook aveva una marcia in più come social, mentre Youtube arrancava un pochino, e allora mi sono buttato. Adesso è da un anno circa che ho iniziato a caricare i video direttamente sulla mia pagina Facebook“.

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Quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra Facebook e Youtube?

“Su Facebook la concezione di video è molto diversa da Youtube, anche se adesso si stanno lentamente avvicinando. Oggi se apri Facebook trovi di tutto, però agli inizi era davvero una cosa diversa, vinceva il video cortissimo fatto col cellulare. Mentre Youtube è stato, ed è ancora adesso, molto più affezionato alla qualità del video. Adesso su Facebook sta un po’ aumentando la qualità dei video, però rimane sempre quell’impostazione incentrata sulla velocità e sull’immediatezza. Più il video è corto, più è amatoriale, più vince. A vederlo da fuori può dare l’idea che chiunque sia in grado di farlo. Invece la gestione di una pagina non è così semplice. Soprattutto se si ha un progetto. Non è affatto facile mantenerlo e portarlo avanti. Facebook può darti una popolarità immediata clamorosa, poi però la cosa veramente difficile è mantenere quello che riesci a raggiungere“.

 

Hai studiato come attore quando ancora i social non avevano tutta questa rilevanza. Come ti trovi nel frenetico mondo di Facebook?

“Catapultarsi in un mondo in cui l’immediatezza del messaggio è tutto non è facile a livello comunicativo, è veramente un mondo diverso. Quindi è tutto un lavoro in cui col tempo uno cerca di adattarsi, non è semplice. Ho cercato comunque di portare delle cose mie, perché modificarsi va bene ma snaturarsi no. Per esempio il Tamarro di Torino è stata una web serie. Proporre una web serie, con puntate che non si concludono, tutto su un social come Facebook, è stato veramente un azzardo incredibile. Poi le visualizzazioni hanno retto abbastanza rispetto alla tipologia di video. Quindi è giusto adattarsi ma non snaturarsi. Così si offrono anche delle alternative in più, altrimenti saremmo tutti uguali“.