Chiamarsi Bomber, il calcio sul web senza apparenti meriti sportivi

Campionato di provincia: calcio di punizione dai trenta metri. Parte un tiraccio, la palla rimbalza davanti al portiere che, probabilmente in condizioni atletiche rivedibili, incredibilmente se la lascia sfuggire. Sulla breve respinta si fionda il numero 9, che da pochi passi supera il portiere insaccando la sfera. Mentre sugli spalti i pochi tifosi presenti festeggiano, l’attaccante esulta dirigendosi con una certa veemenza verso la propria panchina. Ad aspettarlo, esultanti, ci sono i suoi compagni di squadra, ma lui, invece di farsi abbracciare, decide di ignorare i suoi amici e di fiondarsi contro il lato destro della panchina. Colpo di testa in tuffo alla Vieri e vetro della panchina in frantumi. Neanche il tempo di tornare a centrocampo che l’arbitro conclude la scena tragicomica: cartellino rosso e partita finita per il giovane toro della squadra locale. Questo, uno dei video più visti e a mio avviso più divertenti del web, incarna perfettamente lo spirito di quello che si potrebbe definire “bomberismo”. A inventare e sdoganare questo termine non sono stato di certo io, bensì la famosissima pagina Facebook “Chiamarsi Bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi”, che a colpi di post ironici ha conquistato più di 600.000 seguaci. Su indicazione de “Gli Autogol” ho avuto modo di scambiare due chiacchiere al telefono con Riccardo, uno dei fondatori di “Chiamarsi Bomber”, che molto simpaticamente mi ha raccontato i dettagli e le curiosità di questa seguitissima pagina.

 

 

Come nasce “Chiamarsi bomber”?

“Hai presente la famosa canzone “Eravamo quattro amici al bar”? Ecco, più o meno così. Solo che noi eravamo in due: il sottoscritto (Riccardo, ndr) e Alessandro. Un giorno eravamo in questo “famoso” bar delle nostre zone, in provincia di Pavia, e ad un tratto ci passa davanti quello che noi da una vita chiamiamo “Bomber”: un ragazzone alto e grosso, attaccante della squadra locale che segna due gol a campionato, magari uno su rigore. Noi quindi lo salutiamo: “Ciao Bomber!”. Lui, che ha un carattere un po’ scontroso, non ci ha risposto proprio bene. Era dicembre 2010, e in quel periodo noi seguivamo queste pagine stupide di Facebook con dei nomi particolari. Allora abbiamo detto: “Dai, facciamo anche noi una nostra pagina!”. Effettivamente “Chiamarsi Bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi” è un nome abbastanza particolare, un po’ dedicato (ride, ndr) a questo ragazzo che ha questo carattere e queste doti tecniche rivedibili”.

 

Questo ragazzo sa di essere la vostra musa ispiratrice?

“Sì certo, infatti sta già reclamando soldi! No scherzi a parte, abitando nello stesso paesino ci conosciamo tutti ed è molto contento di questa cosa”.

 

Chi c’è dietro “Chiamarsi bomber”?

“Adesso siamo in cinque ragazzi, nel corso degli anni siamo pian piano aumentati. Come ti dicevo, i primi siamo stati io e Alessandro; dopo pochi mesi si è aggiunto Alberto, un fanatico di calcetto, uno che non si perderebbe nemmeno la classica partita tra scapoli e ammogliati (ride, ndr). Dopo un annetto sono arrivati Filippo, ex difensore roccioso della squadra locale, e infine Giammarco, un ragazzo che ci ha sempre seguito e che adesso ci sta dando una grande mano. Diciamo che “Chiamarsi Bomber” per noi è ancora un bel passatempo. Ognuno ha i suoi impegni: c’è chi fa il commercialista, chi sta finendo archeologia, c’è un assicuratore e uno che lavora in un supermercato, facciamo un po’ ridere perché siamo molto variegati”.

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Quanto tempo vi porta via la gestione della pagina?

“Devo dirti che non passa mai un giorno per tutti in cui non ci sia qualcosa da fare. Grazie agli smartphone c’è la possibilità di rimanere sempre abbastanza connessi. La nostra fortuna è quella di avere una redazione di 600.000 persone. Il nostro lavoro quindi da una parte è facilitato. Poi è chiaro che se si tratta di mettere la classica foto, il classico post ironico, ci perdiamo quei cinque minuti; se invece devi fare un articolino o qualcos’altro a quel punto devi avere almeno una mezzoretta di tempo”.

 

Da dove arrivano le foto che pubblicate?

“Intanto abbiamo le nostre piccole fonti. Tante fotografie invece si possono trovare anche soltanto navigando in rete, oppure spulciando tra i vari social: Instagram, Twitter, Facebook. E’ chiaro che alcune, soprattutto se guardi i post che riguardano partite di terza categoria, ci vengono mandate dai personaggi in questione”.

 

Cosa rappresenta il vostro logo?

“Beh anche qui non è un segreto, chi ci segue fin dall’inizio sa che inizialmente quel faccione era quello di Bobo Vieri. Poi però, anche grazie ai protagonisti che sono passati in questi anni dalla serie A, abbiamo chiesto a Daniele Lauro, il ragazzo che ci fa le caricature, di creare qualcosa che riuscisse ad unire tutti i nostri bomber preferiti. Perciò ha studiato questo logo in cui il faccione, i connotati, rimangono quelli di Vieri, in aggiunta si trova la barba di Moscardelli, l’occhiale alla Osvaldo e infine ci sono anche gli occhi glaciali di Bendtner”.

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Avete sdoganato il termine “Bomber”. Siete consapevoli di aver creato un fenomeno nazionale?

“Questa è una cosa che ci rende molto orgogliosi. Se mi chiedessi oggi, al di là delle nostre soddisfazioni per le comparsate a Mediaset e a Sky, o per gli scambi di messaggi con i calciatori che ci scrivono e ci chiedono la maglietta, la cosa che ci dà maggior soddisfazione è proprio il fatto di aver creato questo fenomeno che a noi piace chiamare appunto “bomberismo”, nel quale molti si identificano. Poi ci sono alcune espressioni, alcuni tormentoni, come ad esempio i classici “Figa Time” o “Spaccarsi ammerda”, che sentiamo un po’ nostri”.

 

Passiamo alla domanda filosofica. Chi è il “Bomber”?

“Il “Bomber” per noi può essere concepito principalmente in due modi diversi. Può essere sia quello che ti ho raccontato all’inizio, quindi quel calciatore che si sente Ibrahimovic ma segna un gol a stagione, però ha un carattere alla Cassano o alla Balotelli, insomma la classica testa calda. E’ quello che finisce l’allenamento e va al bar del paese col borsone e gli occhiali da sole. Questo è il primo prototipo di “Bomber”, che ci piace molto perché è quello paesano. Poi c’è anche quello classico, qui la definizione cambia leggermente, ovvero quello che oltre a essere un grande giocatore, e qui ci riferiamo veramente a Vieri, è colui che fa parlare di sé più per le sue imprese fuori dal campo”.