Gli Autogol, alla scoperta della Gialappa’s 2.0

Con oltre 500mila follower su Facebook e più di 30 milioni di visite su Youtube hanno conquistato il web, prendendosi di diritto lo scettro di rivelazione 2.0 del 2015 e strappando paragoni illustri con la celebre Gialappa’s Band. Nonostante questo, però, non sembrano intenzionati a fermarsi. Stiamo parlando de Gli Autogol, il simpaticissimo trio comico pavese che nell’ultimo anno ha letteralmente fatto impazzire il web a colpi di imitazioni. Un successo irrefrenabile conquistato video dopo video e che alla fine li ha fatti sbarcare anche sul piccolo schermo, al fianco del compagno di merende Pierluigi Pardo, nella trasmissione sportiva, targata Mediaset, Tiki Taka.

Eppure parlando con Michele (Negroni, ndr), che insieme ad Alessandro Iraci e ad Alessandro Trolli (detto Rollo) ha dato vita a questo nuovo fenomeno del web, tutta questa notorietà non traspare. Così l’intervista prende il tono di una chiacchierata, anche grazie ai modi amichevoli e disponibili di Michele.

 

Michele, voi siete partiti dal teatro e, attraverso la radio e il web, siete arrivati in televisione. Come siete riusciti a trasformare questa vostra passione in lavoro?

“Ci sono tante strade ovviamente. Noi abbiamo puntato forte sul web, che oggi è forse l’unico strumento in mano alle nuove generazioni per far conoscere il proprio talento. Per chi si trova in una piccola città, lontano dalle grandi opportunità e senza i contatti giusti, è la strada migliore per mostrare a tutti le proprie capacità. Il web in questo sa essere molto democratico e meritocratico. A chi si appresta a mettersi in gioco sul web, consiglio di farlo con intelligenza: bisogna essere bravi a distinguersi dalla massa e non è facile”.

 

Vuoi dire che se vi foste formati 10-15 anni fa sarebbe stato tutto molto più difficile?

“Certo, probabilmente non saremmo nemmeno riusciti a fare quello che siamo riusciti a fare. Magari avremmo continuato con il nostro primo amore, il teatro, e poi con la radio a Pavia. Ci divertivamo un sacco, era il nostro piccolo sogno e ci sentivamo realizzati. Il successo non è tutto, l’importante è continuare a fare ciò che si ama divertendosi. Il web è stato fondamentale per farci conoscere, probabilmente 10-15 anni fa non avremmo riscosso subito tutto questo gradimento”. 

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Come vi siete conosciuti?

“Io e Alessandro (Iraci, ndr) ci siamo conosciuti sui banchi di scuola. Oggi io sono diventato ingegnere e lui ha studiato scienze della comunicazione. E’ grazie ad un suo stage che siamo riusciti ad entrare a Radio Pavia: ha proposto un programma sportivo e da lì è iniziato tutto. Rollo, invece, studia economia e sta per finire la specialistica”.

 

Le vostre imitazioni sono inerenti al mondo del calcio: come riuscite a coniugare il vostro essere tifosi con il vostro lavoro?

“Bisogna cercare di essere obiettivi. Ognuno di noi resterà sempre tifoso della propria squadra, ma nel momento della parodia comunque si cerca di essere imparziali. Abbiamo sempre visto il calcio in maniera molto ironica, cosa che ci ha permesso di ridere sempre delle nostre squadre. Io, per esempio, non nascondo di essere juventino e la Juventus lo scorso anno è stata una delle squadre più bersagliate dalle nostre imitazioni. Poi si sa: quando le cose vanno bene, come l’anno scorso, è più facile ridere. Due anni fa, invece, quando la Juve uscì col Galatasaray, il giorno dopo pubblicammo la famosa parodia di un Antonio Conte “agghiacciato”. E’ stata un po’ sofferta, ma alla fine era giusto così. Tifando tutti squadre diverse riusciamo ad avere sempre un punto di vista molto obiettivo”.

 

C’è un limite entro il quale bisogna stare per non rischiare di esagerare facendo satira?

“Certo, io sono convinto che la satira abbia dei paletti. Bisogna sentirsi liberi di dire ciò che si vuole, ma allo stesso tempo bisogna stare attenti a non offendere o mancare di rispetto all’ascoltatore. La satira si rifà molto al buonsenso. A volte è capitato che sbagliassimo anche noi: involontariamente abbiamo forzato un po’ la mano o siamo stati un po’ volgari in qualche imitazione, per trovare un po’ di entusiasmo. Ad ogni modo non bisogna mai eccedere, rispettando sempre la sensibilità degli altri”.

 

Riscuotete molto successo tra le vittime delle vostre imitazioni. Hai un aneddoto da raccontarci?

“Conte ci segue da parecchio tempo, da quando eravamo a Radio Pavia. Lo abbiamo sentito anche il Capodanno scorso: una telefonata molto gradevole. Abbiamo cercato più volte di organizzare qualcosa insieme a lui, ma non è facile quando bisogna passare per uffici stampa. Abbiamo pubblicato anche molti contenuti su Stramaccioni (ex allenatore dell’Inter) e Pierluigi Pardo, con i quali ci siamo sentiti in più di un’occasione. Abbiamo lavorato con Giorgio Chiellini, che abbiamo scoperto nostro fan: è molto simpatico e con lui abbiamo fatto qualche video. Andrea Ranocchia (capitano dell’Inter), a suo malincuore, è stato più volte al centro delle nostre imitazioni: lo abbiamo incontrato e abbiamo scoperto un ragazzo intelligentissimo, simpatico e molto autoironico. Ci segue sempre, nonostante in qualche occasione siamo stati un po’ pesanti nei suoi confronti. In generale gran parte dei personaggi che imitiamo ha dimostrato molta autoironia. Il calcio è un mondo maturo. Poi, magari a noi dicono così, poi ci odiano a morte…speriamo di no!!”.
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